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Anno 2018 Numero 10-11

Tecnica
ottobre - novembre 2018

Innovazione e sostenibilità nelle attività forestali

La definizione del livello di meccanizzazione ottimale del cantiere forestale deve tenere conto di numerosi parametri, compresi quelli ambientali. Per le imprese boschive nazionali occorre mettere a punto macchine adatte all'orografia del territorio e all'ampiezza della superficie gestita

 

Sebbene il contributo economico al PIL italiano del settore forestale sia piuttosto modesto, la sua importanza è strategica per la corretta gestione del patrimonio boschivo nazionale. In tale scenario, le imprese boschive nostrane devono confrontarsi con quelle d’oltralpe e dell’Europa del Nord, che spesso operano in contesti più favorevoli, soprattutto per quanto riguarda la pendenza media (minore) e l’estensione (superiore) delle superfici boscate. Infatti, la possibilità di lavorare su superfici più ampie, con caratteristiche omogenee e orograficamente meno “difficili” ha permesso alle aziende straniere di meccanizzare tutte le fasi del lavoro in foresta. Ciò perché l’adozione di una meccanizzazione efficiente e sostenibile è da sempre un aspetto chiave per quanto riguarda la competitività delle aziende agroforestali, soprattutto nel contesto attuale, di spiccata globalizzazione del mercato dei prodotti legnosi.

Di fatto, le imprese italiane sono svantaggiate in partenza, poiché i costruttori di macchine forestali leader del mercato hanno sede nel Nord Europa, e logicamente producono macchine in grado di garantire le migliori performance nei contesti di riferimento, che come detto mal si adattano alla realtà italiana, penalizzato ulteriormente da una rete viaria non adeguata. Pertanto, in Italia raramente l’acquisto di macchine studiate per il Nord Europa si rivela la soluzione ottimale; diventa quindi fondamentale effettuare accurate valutazioni preliminari, alla ricerca della combinazione migliore.

D’altro canto, lo sviluppo da parte dei costruttori nazionali specializzati di nuove soluzioni specificamente dedicate agli areali forestali italiani richiede non solo idee progettuali chiare e innovative, ma anche una disponibilità economica (a volte considerevole) con cui realizzare i primi prototipi. I finanziamenti per la ricerca applicata possono agevolare questo processo, specie se erogati a livello europeo, grazie alla collaborazione di gruppi internazionali, in grado di fornire livelli differenziati di “expertise”.

 

I progetti Horizon 2020 nel settore forestale:

il ruolo della meccanizzazione

Nell’ambito dei bandi europei Horizon 2020, dal 2015 ad oggi sono stati finanziati circa 70 progetti inerenti il settore forestale; tra questi sono però solo pochi quelli specificamente focalizzati sulla meccanizzazione. Infatti, la gran parte dei progetti riguarda lo studio dell’interazione tra ecosistemi forestali e cambiamento climatico, così come lo sviluppo di soluzioni “smart” per aumentare la redditività delle attività forestali, sia attraverso una riduzione dei costi che una maggiore valorizzazione dei sottoprodotti. Tra le tematiche dedicate alla meccanizzazione, si segnala il progetto “Forwarder2020 - Smart Forwarder for sustainable and efficient forest operation and management”,  coordinato da un’azienda tedesca e con un budget complessivo di quasi tre milioni di euro, che si propone di sviluppare un forwarder caratterizzato da diversi aspetti innovativi, tra cui: trasmissione mista meccanica-idrostatica, in grado di ridurre del 30% i consumi di gasolio rispetto agli equivalenti modelli sul mercato, tramite una riduzione del regime motore ad elevate velocità di avanzamento, in modo da rendere competitivo il lavoro basato su distanze di trasporto più lunghe, e al contempo, consentire una maggior autonomia (con relativo aumento della produttività, grazie alla riduzione della frequenza di rifornimento); sospensioni idropneumatiche, per poter incrementare la velocità di esecuzione del lavoro in foresta mantenendo un controllo sicuro e confortevole del veicolo da parte dell’operatore, e ridurre al contempo, il compattamento del terreno tramite l’ottimizzazione del carico dinamico; unione delle ruote motrici con una catenaria in acciaio, per raddoppiare la superficie di contatto tra pneumatici e suolo, in modo da ridurre il compattamento e aumentare la capacità di carico; braccio di carico azionato da un impianto idraulico ibrido, in grado di ridurre del 30% i consumi di combustibile nelle operazioni di carico grazie alla diminuzione del regime motore, con una contestuale migliorata manovrabilità della gru.

Saranno realizzati due prototipi, da provare in Germania, Romania, Lituania e Regno Unito, ovvero in contesti differenziati in termini di pendenza, specie forestali e modalità di gestione di lavori boschivi. I risultati ottenuti saranno poi confrontati con quelli dei forwarder attualmente utilizzati in quei contesti, per evidenziare la migliore combinazione per la sostenibilità economica e ambientale.

Con nove partner provenienti da sei Paesi diversi, e un budget complessivo di poco più di due milioni di euro, il progetto “Ontrack - Innovative solutions for increasing efficiency and reducing environmental impacts of future wood supply”, prevede la messa a punto di un forwarder caratterizzato da un’inedita collocazione della cabina di comando e dalla dotazione di cingoli di gomma, che rispetto a quelli in acciaio o ad altre soluzioni di propulsione già in commercio permettono un aumento della velocità di avanzamento della macchina, con una riduzione del compattamento del suolo. Inoltre, è previsto l’impiego di un insieme di sensori che in automatico possa monitorare e registrare i danni al soprassuolo provocati dalle operazioni di esbosco.

L’obiettivo del progetto è quello di ridurre il compattamento del suolo e la formazione di solchi del 40-70% rispetto a un forwarder tradizionale, e parallelamente sviluppare delle “mappe di disturbo del suolo” che possano servire da supporto per la definizione delle capacità di carico nel suolo e per l’identificazione di soluzioni meno impattanti.

 

Il cantiere di esbosco ottimale

I parametri per individuare la combinazione meccanizzata ottimale per un esbosco sono numerosi; in particolare, occorre capire qual è l’”intensità” migliore dell’uso di macchine. Non è detto, infatti, che, dal punto di vista economico (ma non solo), meccanizzare un cantiere al massimo livello sia in automatico la soluzione più appropriata.

A tale proposito, sono stati confrontati tre differenti cantieri di esbosco caratterizzati da un livello crescente di meccanizzazione, sia per quanto riguarda le prestazioni operative che l’impatto ambientale, che è valutato con l’analisi del ciclo di vita (o LCA, dall’inglese Life Cycle Assessment), che è uno degli approcci maggiormente adottati per la valutazione degli impatti ambientali associati a un prodotto e/o un servizio, in quanto prende in considerazione l’intero ciclo produttivo, considerando contestualmente più effetti sull’ambiente. Codificato da specifiche norme (ISO, 14040 e 14044), è il metodo più utilizzato per le valutazioni ambientali e, seppur originariamente sviluppato per lo studio dei processi industriali, viene sempre più spesso applicato anche ai sistemi agricoli e forestali.

I tre cantieri hanno operato tutti su fustaie, prevalentemente a castagno, localizzate nel Sud Italia (Calabria) e caratterizzate da una pendenza variabile tra il 15 e l’80%. L’abbattimento e l’allestimento sono eseguiti analogamente tramite motosega, mentre l’esbosco ha previsto soluzioni differenziate: meccanizzazione bassa; trattore da 100 Cv con verricello forestale; meccanizzazione media; skidder da 150 Cv; meccanizzazione alta; teleferica motorizzata a due funi, con lunghezza max di esbosco di 600 m.

La più alta produttività dell’esbosco è appannaggio del cantiere a media meccanizzazione, mentre il cantiere ad alta meccanizzazione ha fatto registrare un valore di ben 3,5 volte inferiore. Per l’esbosco con la teleferica occorre però considerare che sono tipicamente impegnati meno operatori, perché l’allestimento e l’esbosco sono eseguiti congiuntamente.

L’impatto ambientale è stato riferito a 1 m3 di legname esboscato, ponendo per ogni aspetto considerato l’impatto maggiore pari al 100% .

I cantieri che evidenziano le migliori performance ambientali sono quello del trattore con il verricello forestale (per tre impatti) o dello skidder (per i rimanenti quattro). L’esbosco con teleferica è la soluzione che presenta gli impatti più elevati per tutti gli effetti ambientali valutati. Peraltro, occorre considerare che quest’ultima opzione riduce notevolmente i danni al soprassuolo e alla giovane vegetazione presente. In effetti, per mancanza di dati sia rilevati direttamente che di letteratura, l’analisi non ha potuto tenere conto di questo aspetto, che facilitando l’ottenimento di produttività più alte nei tagli successivi potrebbe conseguentemente migliorare anche le prestazioni ambientali.

di Jacopo Bacenetti e Andrea Rosario Proto

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