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Anno 2019 Numero 11

Tecnica
novembre 2019

Le vendemmiatrici: alta tecnologia per produzioni di qualità

L’evoluzione della tecnica aiuta ad aumentare l’efficienza di raccolta delle vendemmiatrici, sia in termini di delicatezza nella gestione delle uve che della pulizia da materiali estranei. L’applicazione di sistemi elettronici consente il monitoraggio qualitativo e quantitativo della produzione, mentre dispositivi di guida automatica consentono alla macchina di operare in modo autonomo

I primi esemplari di vendemmiatrice risalgono agli anni ’70 del secolo scorso – sia in versione trainata che più di recente in versione semovente – e da allora hanno subito una costante evoluzione. Oltre alla conformità alle multiformi norme di sicurezza, la sfida principale sulla quale i costruttori sono tuttora impegnati riguarda l’efficienza di raccolta e di pulizia del prodotto. Un ruolo centrale in questo senso lo gioca l’apparato scuotitore: quello di gran lunga più diffuso è ad oscillazione orizzontale, perché adatto a parecchie modalità di allevamento, prime fra tutte quelle a spalliera. Lo scuotimento avviene tramite aste “frenate” o “ricurve”. Sebbene il principio di funzionamento sia simile, ovvero produrre una veloce vibrazione della vegetazione per provocare il distacco degli acini, le due tipologie agiscono con modalità differenti. Le aste frenate (la soluzione adottata dalle macchine New Holland) sono precaricate, ovvero ognuna di esse è incernierata rigidamente ad un’estremità, mentre quella opposta è collegata ad un eccentrico che ne determina la variazione ritmica della curvatura, provocando secondo il costruttore un distacco delicato degli acini. Le aste ricurve sono invece  solitamente sagomate a forma di P,  ed incernierate ad entrambe le estremità; in pratica rappresentano l’evoluzione delle aste rettilinee montate sui primi modelli di vendemmiatrici, incernierate solo ad un’estremità, che però erano caratterizzate da un notevole “effetto frusta”, che danneggiava la vegetazione e provocava importanti lesioni agli acini.

 

La qualità del prodotto

La sfida tecnologica, affrontata di recente da diversi costruttori, riguarda la qualità del prodotto, da preservare soprattutto in termini  di ridotto ammostamento e pulizia da materiale estraneo, ovvero foglie, raspi, pampini, ecc.  Nel dettaglio, oltre all’azione dell’apparato di ventilazione (che permane nella sua validità di base), sono stati aggiunti dispositivi integrativi per incrementare l’efficienza del processo. New Holland offre l’Opti-Grape (OPTImised sorting table for GRAPE treatment and separation), un diraspatore basato su una serie di barre scanalate, affiancate e rotanti, e una griglia sottostante, per la separazione iniziale degli acini dai raspi e successivamente, mediante un flusso d’aria tangenziale in uscita dalla griglia, da altro materiale di dimensione e massa minore. Una soluzione analoga è proposta da Pellenc, e consiste nella collocazione sopra i serbatoi del prodotto di una tavola composta da barre rotanti di conformazione differenziata, che consentono la selezione e la successiva caduta degli acini con il contestuale allontanamento di foglie e altri residui.

 

Il monitoraggio qualitativo della produzione

Il vigneto non sempre presenta una produzione uniforme dal punto di vista qualitativo, per cui il monitoraggio delle uve sotto questo punto di vista può essere importante. La separazione di diverse partite del raccolto nel medesimo appezzamento, sostanzialmente basate sul vigore vegetativo della coltura, può pertanto essere un’opportunità per selezionare uve destinate a vini di qualità superiore. Per soddisfare questa esigenza, in alcuni modelli di vendemmiatrici è stata introdotta la possibilità di convogliare le uve in uno specifico serbatoio, mediante un comando dedicato, senza rallentare il lavoro.

 

Il controllo quantitativo e la geolocalizzazione

Il monitoraggio quantitativo delle produzioni, con la relativa geolocalizzazione, è realtà da tempo anche in viticoltura, per una gestione di precisione della coltura. New Holland offre, su richiesta, un kit di pesatura statica del prodotto, ovvero effettuata per differenza di massa complessiva, riferita ad un determinato periodo di raccolta. Ciò è utile ai fini dell’organizzazione logistica dei cantieri di trasporto, per l’ottimizzazione dei tempi di conferimento in cantina, ma soprattutto per il monitoraggio delle rese. Sul monitor IntelliView è possibile impostare e registrare le pesature  e calcolare la resa media per appezzamento, per rimorchio di trasporto, per giornata di lavoro, ecc.

Per la geolocalizzazione, c’è l’RTS (Row Tracking System) per mappare i filari, visualizzando le passate effettuate, quelle mancate e quelle lavorate due volte. Si tratta di una funzione utile soprattutto per l’operatività in notturna e i trattamenti fitosanitari.

Analogamente, Gregoire ha adottato un sistema di riconoscimento dei filari (con creazione delle relative mappe di prescrizione). A richiesta, il costruttore francese prevede anche l’applicazione di un sistema per il rilievo automatico dell’altezza della fascia produttiva, in modo da non dover ogni volta riallineare manualmente la testata di raccolta, passando da un appezzamento all’altro.

Le sfide aperte: guida automatica e raccolta scalare

Ora la guida automatica è realtà anche per le vendemmiatrici, non solo per i trattori: sempre Gregoire offre a richiesta su alcuni suoi modelli l’Easy Pilot, un sistema per la percorrenza automatizzata della macchina sul filare che non si avvale del posizionamento GPS, ma di una videocamera a rilevazione tridimensionale collocata sopra la cabina, che “legge” in tempo reale la vegetazione davanti alla macchina stessa e la guida di conseguenza, con una errore massimo dichiarato di 3 cm. La Spezia Srl di Pianello Val Tidone (PC) ha depositato un brevetto per la realizzazione di un kit (installabile anche in retrofitting) che prevede l’azionamento intermittente dell’apparato scuotitore nella percorrenza sul filare in base alle condizioni delle uve, per esempio il grado di maturazione o lo stato sanitario. In tal modo, sulla base ovviamente di una adeguata mappa di prescrizione prememorizzata, è possibile effettuare una raccolta differenziata, per raccogliere le uve in tempi diversi, ma comunque nel momento ottimale di maturazione.


Trainata o semovente?

Gli aspetti tecnici da considerare per decidere tra le due opzioni riguardano principalmente il contesto operativo, ovvero l’orografia del vigneto, le caratteristiche del suolo, il sesto di impianto, ecc.

I modelli semoventi operano più facilmente su pendii fortemente declivi, sia perché sono tipicamente autolivellanti, sia perché risultano di più semplice guidabilità, essendo basate su una struttura monolitica. La funzione di livellamento del corpo macchina è demandata a 4 cilindri idraulici (uno per ruota), che facilitano, unitamente all’incernieramento centrale, un efficace allineamento verticale della testata di raccolta con il filare, soprattutto in caso di marcia a girapoggio, anche con pendenze oltre il 30% e con coltivazioni irregolari sia in termini di allineamento che di larghezza della vegetazione. La trazione è assicurata da 4 motori idraulici (anche in questo caso uno per ruota), alimentati con una portata variabile di olio, in modo da limitare gli slittamenti localizzati.

La versione trainata è invece meno indicata per il lavoro sui terreni fortemente declivi, poiché in tal caso il suo allineamento con il filare può risultare difficile. Tuttavia, i modelli trainati limitano il compattamento superficiale del suolo, sia per la loro massa minore, sia per le tipiche modalità di lavoro; infatti, le tracce lasciate dalle ruote  sono sfalsate rispetto a quelle degli pneumatici del trattore, producendo quindi una pressione al suolo meglio distribuita.

Il criterio di scelta più importante è però relativo all’impiego dell’operatrice, in termini di ore/anno, che incide in modo determinante sulla convenienza dell’acquisto per ciò che concerne l’ammortamento. Da questo punto di vista, i modelli trainati dovrebbero essere impiegati per non meno di 50 ore/anno, ma con un obiettivo da 100 ore/anno (e oltre); per quelle semoventi si considerano invece cifre doppie.

Peraltro, la macchina di proprietà (molto spesso trainata) consente ad un’azienda di svincolare la raccolta dalla disponibilità dei contoterzisti (che quasi sempre operano con versioni semoventi), permettendo l’effettuazione di una raccolta scalare delle uve, potendo scegliere il momento del miglior grado di maturazione del prodotto.

Per ridurre l’impatto economico, i modelli semoventi hanno sempre più di frequente la possibilità di lavorare anche come portattrezzi, sostituendo il modulo di raccolta con altri adibiti a lavorazioni complementari (trattamento fitosanitario, potatura, concimazione, ecc.) in modo da incrementare le ore di lavoro, riducendo così i tempi di ammortamento. A tale proposito, New Holland prevede una gamma di attrezzature caratterizzate dalla personalizzazione dei comandi in cabina tramite il monitor Intelliview IV. Come del resto suggerisce il nome, la versione “plug and play” si basa su una connessione diretta tra portattrezzi e un massimo di 12 operatrici, senza bisogno di moduli aggiuntivi, mentre la “multipurpose on demand”, richiede in fase di acquisto l’acquisizione di un software per il dialogo macchina-attrezzatura.


La circolazione su strada

La vendemmiatrici semoventi sono caratterizzate da ingombri e masse non indifferenti. Per assicurare opportune condizioni di sicurezza nella circolazione su strada pubblica, talvolta per velocità sino a 40 km/h, è stato necessario  mettere a punto alcune soluzioni specifiche.

Su alcuni suoi modelli New Holland monta sospensioni idrauliche sulle ruote anteriori, mentre la tedesca ERO ha sviluppato un pacchetto automotive, che analogamente comprende la sospensione dell’asse anteriore (con riduzione del beccheggio che tipicamente insorge alle alte velocità), ma anche il montaggio di freni su ciascuna ruota e una funzione per l’ottimizzazione del regime motore a soli 1700 giri/min in fase di trasferimento, al fine di ridurre i consumi nella percorrenza fino a 40 km/h.

Nonostante la mole imponente, le vendemmiatrici semoventi possono vantare un raggio di sterzata particolarmente ridotto. Si tratta di una peculiarità estremamente utile già in campo, considerando le capezzagne di larghezza limitata in cui queste macchine sono spesso costrette a fare manovra, ma si rivela preziosa anche su strada, per disimpegnarsi su strade secondarie, dove sovente la carreggiata è ridotta e le curve molto strette.

La sterzata si basa solitamente su un meccanismo composto da cerniere, cremagliere e ingranaggi collegati ai cilindri anteriori di autolivellamento, che consentono elevati angoli di sterzata (praticamente 90°), tali da far ruotare praticamente il veicolo su se stesso. è possibile quindi invertire la direzione di marcia in un raggio anche di soli 4,5 m, una lunghezza di fatto appena superiore al passo.

 

di Domenico Pessina e Lavinia Eleonora Galli

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