n. 2/2026 23 FOCUS 1991 il governo italiano ha fornito dopo il crollo della Jugoslavia; un impegno che, secondo alcuni osservatori, non ha trovato analogo riscontro nelle relazioni economiche e commerciali, con la sola eccezione dell’Albania. Ed in effetti alcuni nostri competitors – come la Germania – hanno avuto una maggiore capacità di inserimento sia sul piano economico che politico. Ma anche al di fuori della UE si è assistito al dinamismo di altri player globali. La Cina, in particolare in Serbia, è stata in grado di inserirsi in maniera importante nel settore delle infrastrutture. Guardando alle più recenti vicende del commercio internazionale, come è stato osservato dal Vienna Institute for International Economic Studies, i Balcani occidentali hanno dimostrato una buona capacità di tenuta rispetto alle difficoltà dell’attuale congiuntura (conflittualità sui dazi, reset della logistica, tensioni geopolitiche). La limitata partecipazione di questi Paesi alle supply chain globali, le politiche orientate all’attrazione degli investimenti diretti esteri (IDE), che possono ora avvantaggiarsi del processo di integrazione nella UE e del fenomeno del nearshoring, hanno co- stituito la base per una maggiore resilienza delle loro economie. A tale resilienza contribuiscono anche le dinamiche relative al mercato del lavoro, che registra una crescita della domanda e un conseguente incremento dei redditi, connessi al declino demografico in molte realtà della regione balcanica. La conferma di questo trend positivo viene anche dall’ultimo Balkan Regular Economic Report della Banca Mondiale, risalente allo scorso mese di ottobre. Secondo il report della World Bank, intitolato “Towards better jobs in the Western Balkans”, nel 2025 i sei Paesi dell’area balcanica dovrebbero registrare Western Balkans, towards European integration In a complex economic climate such as the current one, the six countries in the area have demonstrated good resilience, growing by 3% in 2025. Serbia and Albania are the driving forces of the region. The European Union as a driver for the development of Balkan economies mitment that, according to some observers, has not been matched in economic and trade relations, with the sole exception of Albania. And indeed, some of our competitors – such as Germany – have had a greater capacity for integration, both economically and politically. But even outside the EU, other global players have been dynamic. China, particularly in Serbia, has been able to make significant inroads into the infrastructure sector. Looking at the most recent developments in international trade, as observed by the Vienna Institute for International Economic Studies, the Western Balkans have shown strong resilience to the difficulties of the current economic situation (tariff di- sputes, logistics resets, geopolitical tensions). The limited participation of these countries in global supply chains and in policies aimed at attracting foreign direct investment (FDI), which can now benefit from the process of integration into the EU and the phenomenon of nearshoring, has laid the groundwork for greater resilience in their e- conomies. This resilience is also supported by labor market dynamics, which are seeing growth in demand and a consequent increase in incomes, linked to demographic decline in many parts of the Balkan region. Confirmation of this positive trend also comes from the World
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