Mondo Macchina - Nr. 3-4 - Anno 2026

n. 3-4/2026 63 TECHNOLOGY batoio del concime da 980 litri), permettendo di effettuare in un’unica passata semina e concimazione. L’elemento di semina, con coltro a disco dentato da ø 475 mm e pressione al suolo fino a 260 kg, assicura una profondità regolabile entro ampi margini e una deposizione uniforme del seme. Il dosaggio delle sementi e altre funzionalità di precision farming vengono gestite grazie all’azionamento elettrico del dosatore, con protocollo ISOBUS. La Kuhn Espro (R) è una seminatrice per minima lavorazione che, secondo il costruttore, si caratterizza per il ridotto assorbimento di potenza, grazie a un telaio alleggerito ed a una tramoggia in materiale plastico. La macchina è dotata di ruotini di compattamento pneumatici con costole (ø 900 mm), sfalsati a coppie su due file distanziate di 20 cm, per ridurre la resistenza al rotolamento e assicurare un compattamento uniforme. Due ranghi di dischi ø 460 mm tagliano e interrano i residui colturali, preparando il letto di 15 or 18 cm apart. The folding frame with a 2-point semimounted hitch integrates the seed hopper (with a capacity of 1,860 to 2,240 liters) and a 980-liter fertilizer tank, allowing for both seeding and fertilization in a single pass. The seeding unit, featuring a 475 mm diameter toothed disc coulter and ground pressure up to 260 kg, ensures depth adjustment within wide margins and uniform seed placement. Seed metering and other precision farming functions are managed via the electric metering drive, using the ISOBUS protocol. The Kuhn Espro (R) is a minimum-tillage seed drill that, according to the manufacturer, features low power consumption thanks to a lightweight frame and a plastic hopper. The machine is equipped with pneumatic compacting wheels with ribs (900 mm diameter), staggered in pairs on two rows spaced 20 cm apart, to reduce rolling resistance and ensure uniform compaction. Two rows of 460 mm diameter Il passaggio dalla lavorazione convenzionale del terreno alle tecniche di minima o non lavorazione comporta un importante mutamento della strategia agronomica che, sebbene a medio-lungo termine sia in grado di assicurare un tangibile miglioramento della fertilità e della resilienza del suolo, vede spesso un calo produttivo iniziale. Si tratta di un andamento osservato di solito nei primi 2-4 anni dall’inizio della transizione, che può variare tra il 5 e il 20% a seconda della coltura praticata, della tessitura del terreno, delle condizioni climatiche e delle lavorazioni eseguite. Dal punto di vista fisico, il suolo deve "adattarsi" alla mancanza della periodica inversione degli orizzonti, peculiarità dell’aratura: la struttura dello strato superficiale può risultare quindi inizialmente più compatta, limitando temporaneamente lo sviluppo radicale e la disponibilità idrica. Dal punto di vista biologico, la flora microbica e la macro-fauna necessitano di un certo tempo per riadattarsi alle nuove condizioni, portando ad una fase iniziale di rallentamento nei processi di mineralizzazione e decomposizione della sostanza organica. Anche la gestione dei residui colturali superficiali presenti post-raccolta, se non ottimizzata, può causare immobilizzazione temporanea dell’azoto (soprattutto se i residui sono caratterizzati da un alto rapporto C/N, come la paglia dei cereali), rallentando la nutrizione delle colture. Anche il controllo delle infestanti risulta essere più complesso: l’assenza delle lavorazioni preparatorie del letto di semina riduce il contenimento della flora infestante, che richiede strategie integrate di diserbo e un’adeguata rotazione colturale per il suo contenimento. Le colture più sensibili, come il mais, possono risentire maggiormente del cambio di gestione, mentre i cereali rustici o la soia mostrano una maggiore capacità di adattamento. Ciononostante, dopo i primi cicli colturali, il sistema suolo-pianta tende a stabilizzarsi: la struttura del terreno migliora, grazie all’attività biologica e all’azione delle radici, la fertilità si arricchisce per l’accumulo di sostanza organica e di umidità e la resilienza agronomica aumenta, con una maggiore capacità di trattenere acqua e nutrienti negli orizzonti di coltivazione, e con una riduzione della variabilità produttiva. La scelta di seminatrici adeguate e una gestione attenta dei residui accelerano il recupero della produttività e i benefici ecosistemici. Il calo produttivo iniziale è pertanto un fenomeno assolutamente fisiologico e senza dubbio transitorio; una gestione agronomica attenta e opportunamente integrata consente di superare questa fase, portando nel tempo a suoli più fertili, strutturati, resilienti e a un’agricoltura meno depauperatrice dell’ambiente naturale. La transizione verso la minima lavorazione The shift from conventional tillage to minimum or no-till techniques involves a significant change in agronomic strategy, which, although capable of ensuring a tangible improvement in soil fertility and resilience in the medium to long term, often results in an initial yield drop. This trend is typically observed in the first 2–4 years following the start of the transition and can range from 5% to 20% depending on the crop grown, soil texture, climatic conditions, and the tillage practices employed. From a physical standpoint, the soil must “adapt” to the absence of the periodic inversion of soil layers, characteristic of plowing: the structure of the topsoil may therefore initially be more compact, temporarily limiting root development and water availability. From a biological perspective, the microbial flora and macrofauna require some time to readjust to the new conditions, leading to an initial slowdown in the mineralization and decomposition of organic matter. Even the management of post-harvest surface crop residues, if not optimized, can cause temporary nitrogen immobilization (especially if the residues have a high C/N ratio, such as cereal straw), thereby slowing nutrient availability to the crop. Weed control is also more complex: the absence of preparatory seedbed tillage reduces weed suppression, requiring integrated weed management strategies and appropriate crop rotation to control them. More sensitive crops, such as corn, may be more affected by the change in management, while hardy cereals or soybeans show greater adaptability. Nevertheless, after the first few crop cycles, the soil-plant system tends to stabilize: soil structure improves, thanks to biological activity and root action; fertility increases due to the accumulation of organic matter and moisture; and agronomic resilience rises, with a greater capacity to retain water and nutrients in the cultivated layers and a reduction in yield variability. The selection of appropriate seeders and careful management of crop residues accelerate the recovery of productivity and ecosystem benefits. The initial drop in yield is therefore an entirely natural and undoubtedly temporary phenomenon; careful, appropriately integrated agronomic management allows this phase to be overcome, leading, over time, to more fertile, structured, and resilient soils and to agriculture that is less detrimental to the natural environment. The Transition to Minimum Tillage

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