Mondo Macchina Nr. 7-9 - Anno 2026

PRIMO PIANO 6 PRIMO PIANO bri, analista geopolitico; Federico Fubini, vice direttore del Corriere della Sera e di Massimo Panarari, docente presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Università Luiss ‘Guido Carli’. L’incontro, moderato dal vice direttore di Sky TG24 Alessandro Marenzi, si è aperto con un saluto della presidente di FederUnacoma Mariateresa Maschio. L’interruzione delle catene di valore, l’incremento dei costi delle materie prime, i rincari dell’energia, le difficoltà della logistica – ha ricordato la presidente Maschio – continuano a mettere sotto pressione il comparto della meccanica agricola, soprattutto nei Paesi come gli Stati Uniti, la Germania, il Canada e la Francia, che esprimono una forte domanda di tecnologie ad alta innovazione e che, pertanto, svolgono un ruolo trainante per tutto il settore. Nel breve e medio termine lo scenario non sembra destinato a cambiare, sicché il quadro economico globale dovrebbe continuare ad essere condizionato dalle tensioni geopolitiche. In questa prospettiva, l’analista Dario Fabbri ha rimarcato come i principali conflitti in atto, quello in Medio oriente e in Europa orientale siano collegati tra loro, inserendosi nella cornice del più ampio confronto tra Cina e Stati Uniti. Quella tra le due potenze è una competizione multidimensionale che implica molteplici terreni di confronto: politico, ideologico, economico, militare. Ma tale competizione assume anche una dimensione marittima, come indicano le operazioni belliche statunitensi contro l’Iran (anche) per la questione dello Stretto di Hormuz o le mire cinesi sull’isola di Taiwan, che rappresentano un ostacolo geografico alla proiezione della potenza cinese oltre lo Stretto di Formosa, verso l’Oceano Pacifico. La guerra contro la Repubblica Islamica, che ad oggi gli USA non hanno vinto, potrebbe trasformarsi per Washington in una sconfitta strategica – ha spiegato Fabbri – poiché la potenza statunitense si fonda sul controllo dei mari ed in special modo sul controllo dei ‘choke points’, stretti e passaggi di mare obbligatori per le rotte commerciali mondiali. Non riuscire ad esercitare tale controllo su Hormuz, uno dei ‘choke points’ più importanti del pianeta insieme con quelli di Bab el Mandeb, Malacca, Panama e Gibilterra, indebolisce il prestigio americano e rischia di scalfirne l’egemonia quale superpotenza. Se l’impegno bellico sta creando non poche difficoltà agli Stati Uniti, per la Cina il tema più rilevante è quello relativo all’andamento dell’economia che, come ha sottolineato Federico Fubini, sta dando segni di rallentamento. In un quadro caratterizza- (Bologna). The session included geopolitical analyst Dario Fabbri, Federico Fubini, deputy editor of Corriere della Sera, and Massimo Panarari, professor at the University of Modena and Reggio Emilia and Luiss Guido Carli University. The meeting was moderated by Sky TG24 Deputy Director Alessandro Marenzi and opened with a welcoming address from FederUnacoma President Mariateresa Maschio. Disruptions to value chains, rising raw material costs, energy prices, and logistics challenges - as President Maschio noted - continue to put pressure on the agricultural machinery sector, especially in countries like the United States, Germany, Canada, and France, which have great demand for highly innovative technologies and therefore play a driving role for the entire sector. In the short and medium term, the scenario does not appear likely to change, and the global economic picture is expected to continue to be influenced by geopolitical tensions. It was from this perspective that analyst Dario Fabbri emphasized how the main ongoing conflicts, those in the Middle East and Eastern Europe, are interconnected and fit within the broader context of the confrontation between China and the United States. The competition between the two powers is multi-dimensional and involves multiple areas of confrontation: political, ideological, economic, and military. But this competition also takes on a maritime dimension, as indicated by the US military operations against Iran (also) over the issue of the Strait of Hormuz or China's ambitions for the island of Taiwan, which represent a geographical obstacle to the projection of Chinese power beyond the Strait of Taiwan, towards the Pacific Ocean. The war against the Islamic Republic, which the US has not won to date, could turn into a strategic defeat for Washington – Fabbri explained – since US power is based on control of the seas and especially on control of 'choke points', straits and sea passages that are essential for global trade routes. Failure to exercise such control over Hormuz, one of the most important choke points on the planet along with Bab el Mandeb, Malacca, Panama and Gibraltar, weakens American prestige and risks undermining its hegemony as a superpower. While the war effort is creating many difficulties for the United States, the most significant issue for China is the perfor-

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