La chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe essere l’inizio di uno shock sistemico, che potrebbe innescare una crisi globale dei prezzi alimentari entro sei-dodici mesi. Questo l’allarme lanciato dal FAO Chief Economist (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) Maximo Torero, che ha avvertito: “Servono interventi da parte dei governi, delle organizzazioni finanziarie internazionali, del settore privato, delle agenzie delle Nazioni Unite e di altri centri di ricerca per aiutare i Paesi a far fronte alla situazione attuale”. Secondo l’Agenzia ONU, il tempo per un’azione preventiva sta scadendo e l’impatto sull’economia mondiale è già visibile. L’indice dei prezzi alimentari della FAO, che monitora le variazioni mensili dei prezzi internazionali di alcune derrate alimentari, ad aprile è aumentato per il terzo mese consecutivo, in un contesto segnato dagli elevati costi energetici e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Per mitigare questi impatti, sostiene ancora l’Agenzia, sarà necessario trovare nuove rotte commerciali terrestri e marittime, tra cui quelle che attraverso la penisola arabica orientale, l’Arabia Saudita occidentale e il Mar Rosso. Ma è anche necessario – sottolinea sempre la FAO - che i principali Paesi produttori di derrate alimentari non impongano restrizioni alle esportazioni.
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