Il fatturato, quasi 104 milioni di euro, è in larghissima par-
te dovuto alla produzione tradizionale – macchine agricole
e per la manutenzione del verde – che rappresenta l’81%
del totale. Al comparto energia il rimanente 19% (19,722
milioni). Complessivamente, il 60,7% del fatturato deriva
dalle esportazioni, con risultati in crescita nelle principali
aree: Europa, Medio Oriente, Asia, e qualche calo nel Cen-
tro e Sud America e in Africa. In entrambi i casi, lo svilup-
po economico ha risentito delle difficoltà politiche.
Le incertezze politiche, sia pure di natura completamen-
te diversa, incidono anche sugli indicatori per il prossimo
anno del mercato europeo. Rimangono positivi, invece,
per il Nord America, dove Bcs conta di vedere ancora cre-
scere il suo fatturato nel prossimo anno, anche grazie al
cambio favorevole. Complessivamente, le previsioni per il
periodo 1° settembre 2016/31 agosto 2017, sono di un
aumento del fatturato nell’ordine del 2% per il comparto
agro/verde e del 5% per l’energia.
Un incremento delle vendite, così come la tenuta so-
stanziale di quest’anno, dovuti all’elemento che caratte-
rizza da sempre quest’azienda e che oggi ancora più di
ieri si rivela la carta vincente: la ricerca tecnologica e,
quindi, la gran quantità di brevetti che rendono i prodotti
of turnover is from exports, an area in which the company has
seen profits growing in the main areas: Europe, Middle East,
Asia, with some drops in Central and Latin America and in Africa.
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n. 12/2016
Per approfondire i programmi a breve termine, e comprendere meglio le
strategie che l’azienda sta per realizzare, Mondo Macchina intervista Car-
lo Cislaghi direttore marketing e distribuzione di BCS Group
Lei ha detto che all’EIMA c’è stata una gran folla ma poche richieste di
brochure, rispetto alle altre volte. L’ha trovato strano? In fondo, ormai van-
no tutti su Internet a informarsi…
L’abbiamo pensato anche noi ed è sicuramente vero, ma non è la sola ragione. Pen-
so, piuttosto, che tutti abbiano interesse ad acquistare, ma rimandino in attesa di ve-
dere come si sviluppano i contesti economici.
Non si riferisce solo all’Italia, vero?
No, certo. Noi lavoriamo per l’80% sul mercato europeo. E quello che succede in Italia
succede con piccole variazioni in Francia, in Germania e in altri Paesi. La crescita del Pil
nell Eurozona dell’1,7%, prevista per il 2017, secondo me è abbastanza ottimistica. Noi
teniamo sul mercato nazionale perché siamo un marchio storico. Facciamo un po’ fati-
ca su alcuni Paesi importanti, come appunto Francia e Germania, perché non abbiamo
alcuni prodotti che ci chiedono e sui quali, comunque, stiamo già lavorando.
In che direzione vanno le loro richieste?
Non sono tutte uguali. Nei Paesi del centro-Europa ci chiedono con insistenza tratto-
ri idrostatici, che noi non produciamo ancora ma sui quali abbiamo già dei progetti.
C’è poi una piccola evoluzione per le macchine da fienagione, ma su queste non ab-
biamo niente in cantiere. Anche per i gruppi elettrogeni arrivano richieste di macchi-
ne più potenti e con caratteristiche ecologiche più sofisticate da alcuni specifici mer-
cati, come quelli svizzero, tedesco e austriaco.
A proposito di standard ecologici, le norme sempre più restrittive sem-
brano un ostacolo, visto che aumentano i costi e limitano le performance,
ma per un’azienda come la vostra forse si rivelano una leva commerciale,
visto che non tutti sono in grado di realizzare macchine così sofisticate.
Sì, se parliamo di mercati europei, o comunque di mercati evoluti, sì. Il danno per un’a-
zienda come la nostra è che dobbiamo tenere una doppia gamma di prodotti. Perché
nei Paesi meno evoluti i motori common rail e con l’elettronica non si possono pro-
porre. Questo è un costo perché dobbiamo mantenere due produzioni parallele.
Oltre che per l’esportazione, continuate ad avere una presenza produtti-
va all’estero?
Puntiamo molto sull’India, dove abbiamo una filiale che non è solo commerciale ma
anche produttiva. Il cuore delle macchine viene mandato dall’Italia ma poi l’assem-
blaggio avviene in loco.
Abbiamo una sessanti-
na di persone e copre
solo una parte del Pae-
se. Potremmo sviluppa-
re la nostra presenza
anche in zone del Paese
dove non siamo cono-
sciuti. Tra l’altro, quella
filiale sta lavorando
molto bene anche con il
Pakistan, nonostante le
difficoltà tra i due Paesi.
Voi vivete di brevet-
ti, perché è grazie al-
l’innovazione che
riuscite a mantenere e accrescere le quote di mercato. Ma la difesa dei
brevetti non è garantita dappertutto e le imitazioni sono frequentissime
in questo settore. Non siete un po’ in sofferenza?
Siamo in sofferenza dove si fa fatica a difenderli e a farli capire. Ma alla fine quando
un cliente compra una macchina Bcs lo fa perché si fida di noi.
Quindi, la difesa non è tanto quella legale ma quella della reputazione,
della fedeltà del cliente?
Non c’è dubbio che reputazione, Service e fedeltà del cliente sono fondamentali per
potersi difendere dalle contraffazioni. Non di meno abbiamo dei contenziosi legali,
anche se ci sono aree geografiche nelle quali non possiamo fare troppo affidamento
su questi procedimenti.
State investendo per rinnovare uno stabilimento. In cosa consiste questa
ristrutturazione? Cosa cambia nei metodi di produzione?
Si tratta di adeguarsi alle nuove tecnologie e modificare i metodi di produzione. In-
trodurre concetti innovativi come “lean manifacturing” (produzione snella ndr) con-
sente di arrivare al momento giusto, con il tempo giusto, con il pezzo giusto.
Quindi, si riduce il “time to market”, il tempo che ci vuole per passare dal
progetto alla macchina pronta da vendere?
Certo, ed è un elemento decisivo per i margini di un’azienda. Il K105 ci ha portato a
ragionare in questi termini.
EVENTI
Cislaghi
: “puntiamo su flessibilità e programmazione”




