| VENEZUELA |
dal Governo come un settore d’importanza strategica e
sono state messe in atto politiche indirizzate a sostene-
re ed implementare le tradizionali produzioni agro-zootec-
niche del Paese.
Il Venezuela possiede circa 35 milioni di ettari disponibili
per uso agricolo, dei quali 7,3 milioni idonei per le colti-
vazioni, 18,4 milioni per allevamenti di bestiame, ed i re-
stanti 9,3 milioni per la produzione mista vegetale-animale.
In pratica, l’uso reale del territorio agricolo é inferiore al
30%. Fra i 20 principali prodotti coltivati nell ambito del-
l’attività agricola venezuelana figurano canna da zucche-
ro, banane, granturco, riso, arance, tabacco, cacao e caffè.
A questi si sommano il latte, la carne, la “yuca”, l’ananas,
le patate, le cipolle, i meloni, le carote, le noci di cocco, le
angurie ed i prodotti avicoli. Il Governo venezuelano ha
creato la “
Misión Agro-Venezuela”
, finalizzata ad aumen-
tare a breve termine la produzione dei beni alimentari di
base e di maggior consumo nel Paese, attraverso lo svi-
luppo delle attività agricole da parte dei piccoli e medi im-
prenditori. L’implementazione del piano di sviluppo pre-
vede come obiettivo raggiungere un incremento del 34%
delle produzioni agricole considerate strategicamente im-
portanti, anche in considerazione del fatto che il Paese
importa oltre il 40% del suo fabbisogno alimentare. È pre-
vista la messa a coltura di circa 1,1 milioni di ettari di mais
giallo e bianco, che corrisponde ad un incremento del 44%
nell’area attualmente coltivata. L’obiettivo è di aumenta-
re rispettivamente del 50% e del 59% i livelli quantitativi
dei cereali sopraindicati. In Venezuela non esiste una ve-
ra e propria produzione di macchinari del settore per cui il
fabbisogno nazionale viene coperto sia con le importazioni
di macchinari completi sia con l’importazione di parti di
macchine per l’assemblaggio in loco. Le aziende di as-
semblaggio locali sono joint-ventures pubbliche che lo Sta-
to venezuelano ha sottoscritto con paesi come Argentina,
Bielorussia ed Iran. Tuttavia i macchinari prodotti da que-
ste fabbriche hanno una qualità non elevata, e presenta-
no problemi di assistenza post-vendita e di ricambistica.
Il Paese ha un fabbisogno annuale di macchinari agricoli
che si può stimare in circa 5.000 unità (trattrici o quali
macchine?), ma ne ha importate solo 1.500 nel 2011 e
circa 2.500 nel 2012, un quantitativo dunque molto al di
sotto delle sue reali necessità. I prezzi sono fortemente
influenzati dai recenti interventi in campo monetario at-
tuati nel Paese: già ad inizi del 2011 i prezzi dei macchi-
nari agricoli importati ha subito una crescita del 50% do-
vuta al nuovo cambio del BolivarF, passato da 2,60 per
dollaro a 4,30 per dollaro. Bisognerà capire l’attuale mo-
difica dei cambi, introdotta nel febbraio scorso (con il dol-
laro che è passato da 4,30 a 6,30 BsF per dollaro), che
influenza avrà sui prezzi. Basti pensare che nel periodo
2010 – 2012 si stima che un trattore di 130 CV possa
aver subito un incremento nel prezzo di vendita pari
all’83%. Lo stesso problema riguarda anche i ricambi, che
subiscono un incremento di prezzo molto consistente (ol-
tre a presentare problemi in termini di reperibilità). A tut-
to ciò bisogna aggiungere che le licenze d’importazione
most commonly consumed in the country by developing
small and medium farming. Implementation of the devel-
opment plan sets a target of a 34% increase in output of
strategically important foods, also considering the fact that
over 40% of the food it eats is imported. The plan is to plant
about 1.1 million hectares of yellow and white maize, a
44% increase in the area now under maize cultivation, the
aim being to achieve an increase of 50% and 59% in out-
put of the two types of corn.
Venezuela has no full-fledged farm equipment industry. The
machines used are either imported complete or assem-
bled locally from imported parts. The local assembly plants
are public joint ventures subscribed to by the Venezuelan
government with Argentina, Belarus and Iran. Unfortunately,
the quality of the equipment is not high, and there are prob-
lems for after-sales assistance and spare parts. The coun-
try needs about 5,000 new machines of various types a
year, but imported only 1,500 in 2011 and about 2,500 in
2012, much less than it in fact needs.
The prices are strongly influenced by recent monetary re-
forms. Early in 2011, the exchange rate for the BolivarF,
the local currency, was devalued from 2.60 to 4.30 to the
US dollar. In February, the exchange rate was changed
again, from 4.30 to 6.30 to the dollar. This automatically
increases the cost of imports. From 2010 to 2012, the price
of a 130 HP imported tractor rose by around 83%, and the
same problem has arisen with spare parts, which have suf-
fered a substantial price rise, while also remaining difficult
to find. In a further complication, obtaining import licences
may take up to six months, while importers may have to
wait months before they receive the repayment code to get
the dollars they need from CAVIDI, the relevant government
agency, to complete an import deal. This has created an
immense delay in payments which has led to the inter-
ruption of supplies by foreign businessmen. Yet, thanks to
the government’s current development policies, imports of
agricultural machinery and equipment rose by 169% in
2009-11 and, after falling in 2009, Italian sales recovered
well in 2010 and 2011, even if still with marginal quanti-
101
MW
n. 10_11/2013
Venezuela:
farm mechanisation
gets
public support
In Venezuela, the government is trying to shift the
economy from oil dependency by encouraging the
farm sector and its mechanisation