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Anno 2019 Numero 7-9

Tecnica
luglio - settembre 2019

Trincea o silobag, le soluzioni per il foraggio

Le diverse soluzioni per l'insilamento rispondono alle differenti esigenze tecniche ed economiche delle aziende. Nella scelta del sistema di insilamento un aspetto da considerare è quello relativo alle possibili perdite di prodotto, un elemento questo connesso anche alla sostenibilità ambientale

L’insilamento moderno, soprattutto del mais trinciato, è realizzato generalmente in silos a trincea, una struttura estremamente comune nei centri aziendali delle provincie italiane a più alta densità zootecnica.

Ciononostante, all’occhio attento non può essere sfuggito il sempre più frequente ricorso ad una nuova soluzione per stoccare il trinciato: si tratta dei cosiddetti silobag, dei lunghi contenitori cilindrici di film plastico disposti orizzontalmente a terra, che contengono notevoli quantità di mais trinciato. Di fatto si tratta di un sacco, di notevole lunghezza (fino a 70-75 m), costituito da più strati di film coestruso di polietilene, che grazie alla sua versatilità può essere proficuamente impiegato in realtà differenti.

Sia le trincee che i silobag hanno pregi e difetti, per cui la scelta della soluzione più adatta dipende dalle specifiche situazioni aziendali. La trincea richiede una minor manutenzione, ma un investimento iniziale considerevole, ed è una scelta “definitiva” che è poco o per nulla elastica in relazione a possibili cambiamenti delle esigenze produttive della stalla. Con la trincea, la possibilità di far fronte ai picchi produttivi è limitata all’innalzamento del cumulo, un’opzione che pone diversi problemi, dal punto di vista della sicurezza nello stoccaggio e dalla necessità di pressare uniformemente il foraggio. L’aspetto chiave è quindi il dimensionamento della trincea: se è troppo grande, può comportare una riduzione della qualità del foraggio, a causa dell’impossibilità di desilare tutto il fronte di prelievo in un tempo ragionevole, mentre se è troppo piccola non consente di immagazzinare correttamente la quantità necessaria di trinciato, oppure può risultare di capacità insufficiente per insilare tutto il foraggio prodotto in annate particolarmente favorevoli.

L’insilamento tubolare in sacchi di polietilene consente viceversa di potersi adattare facilmente a produzioni variabili, non richiede l’investimento iniziale per la trincea, ma per contro comporta l’acquisto o il noleggio della macchina insacchettatrice, nonchè il consumo e lo smaltimento del film plastico (che non è riutilizzabile).

I silobag sono prodotti in diametri e lunghezze variabili, per cui è possibile praticare l’insilamento di modeste quantità così come di masse considerevoli. Rispetto all’insilamento in trincea, il compattamento è generalmente più uniforme; inoltre, i silobag hanno tipicamente un fronte di desilamento ridotto, quindi sono più adatti per stalle di piccole dimensioni. Per contro tempi e costi di insilamento sono superiori, è necessario disporre di macchine specifiche sia per lo stoccaggio che per il prelievo, e infine non bisogna dimenticare che il silobag deve essere smaltito correttamente.

 

Macchine per l’insilamento tubolare

Il panorama dei modelli per l’insilamento tubolare è variegato, con l’offerta sia di versioni semoventi che accoppiate al trattore. Nel primo caso la produttività del lavoro è senza dubbio più alta, potendo superare 100 t/h. Tra l’altro, i costruttori offrono tipologie adatte anche per l’insacchettamento della granella. La produttività del lavoro dipende anche dalla tipologia di foraggio, dal grado di compattamento richiesto e dai diametri standard dei silobag (ce ne sono da 1,83 e 3,66 metri, ovvero 6 e 12 ft anglosassoni) e una lunghezza che di norma è di 60 o 75 m, ma che può essere adattata in funzione dei volumi di foraggio da insilare, semplicemente recidendo il sacco.

A prescindere dalla versione, è possibile individuare un corpo centrale a cui viene fissata posteriormente la campana porta sacco, e anteriormente l’apparato di alimentazione, che può essere costituito da una tramoggia riempita dall’alto con una pala caricatrice, oppure da coclee e/o nastro trasportatore, a cui il prodotto arriva direttamente dai carri di trasporto del foraggio (ad es. con scarico laterale). In funzione della tipologia di foraggio, l’apparato di alimentazione può inoltre essere dotato di uno o più mulini a martelli o a rulli.

 

Trincea vs silobag: quale ha il minor impatto ambientale?

Così come per la valutazione economica, è possibile fare un confronto tra le due soluzioni di insilamento anche dal punto di vista dell’impatto ambientale, e quindi della sostenibilità, secondo l’approccio di analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA), che consente di convertire la quantità di fattori produttivi consumati e le emissioni nell’ambiente in un numero limitato di indicatori di impatto ambientale, come ad esempio l’impronta di carbonio, l’acidificazione del terreno, l’eutrofizzazione delle acque.

Le due modalità di insilamento confrontate si differenziano anche per l’entità media della perdita di prodotto (tipicamente 11% per l’insilamento in trincea e 3,5% per lo stoccaggio in silobag), per cui l’impatto ambientale deve tener conto anche dell’aspetto produttivo della coltura. La tecnica colturale considerata in questo caso è quella tipicamente praticata in areali irrigui della pianura padana per ibridi di mais classe 700.

Nonostante la quota preponderante dell’impatto della produzione del trinciato sia inerente la fase di coltivazione (tra il 90 e il 98% del totale), anche l’insilamento può incidere, a causa delle perdite di prodotto. Nel confronto proposto, la soluzione silobag riduce l’impatto dal 4,5% al 9,3%, una diminuzione essenzialmente dovuta proprio alle perdite di trinciato.

In pratica, anche se il silobag comporta a suo sfavore il consumo del film plastico, l’impatto legato alla sua produzione e all’impiego della macchina operatrice dedicata alla formazione del silobag è minore di quello della costruzione della trincea e alle maggiori perdite di prodotto.

La soluzione ideale di insilamento non c’è (ancora…), ma valutando opportunamente le condizioni operative è possibile identificare quella che meglio si adatta alle specifiche esigenze. L’uso del silobag comporta una maggiore flessibilità, un’ottima capacità di preservare la qualità del foraggio e una maggior integrazione nella gestione delle aziende zootecniche intensive e “moderne”, ma è più costoso rispetto ai tradizionali silos orizzontali. Con il silobag è possibile contenere meglio le perdite di prodotto, a patto che l’insilamento sia eseguito correttamente, ovvero con il più opportuno livello di compattamento e nessun danneggiamento del film plastico.

La diffusione dell’adozione del silobag potrà probabilmente abbattere i costi di investimento iniziali per il macchinario necessario, incrementando in tal modo la sua convenienza, a tutto vantaggio di una maggior flessibilità di gestione della risorsa insilato, specie in quelle aziende soggette a picchi produttivi che, accanto ai tradizionali silos a trincea, potranno far ricorso a questo opportunità innovativa per lo stoccaggio e la conservazione del prodotto.

di Jacopo Bacenetti

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