| PIRODISERBO |
FLAME WEEDING
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Flame weeding:
researching
new frontiers
Joint funding from the EU and the Tuscan regional
government has been used to promote a joint
project by university researchers and business to
develop prototypes to improve the take-up of
thermal weed control
perature (comprese tra 1000 e 2000°C) per pochi decimi
di secondo.
Contrariamente a quanto si crede il controllo delle infestanti
mediante pirodiserbo non è un’applicazione recente. Il pri-
mo brevetto di un’attrezzatura a fiamma libera risale infat-
ti al 1852, ad opera di John Craig in Arkansas. Verso la fi-
ne degli anni trenta del 1900, negli stati sud-occidentali de-
gli USA si diffusero macchine provviste di bruciatori ali-
mentati da combustibili liquidi o gassosi ottenuti dalla di-
stillazione frazionata del petrolio (kerosene, benzina, GPL).
Queste macchine venivano impiegate per effettuare la ge-
stione della flora spontanea su argini, massicciate ferro-
viarie ed altre aree non agricole. Nel 1935 il colonnello Pri-
ce C. McLemore in Alabama iniziò ad utilizzare il pirodiser-
bo nei suoi appezzamenti di cotone e, nel tempo, adottò
questa tecnica anche su altre colture depositando nel 1939
un brevetto che denominò “Metodo di coltivazione delle pian-
te” e che fu approvato nel 1943. In questo periodo furono
presentati molti brevetti di macchine per il pirodiserbo, in
considerazione del fatto che tale tecnica era divenuta una
pratica comune per il controllo della flora spontanea su co-
tone e su altre colture. La maggior parte delle operatrici era-
no alimentate a GPL, che aveva totalmente soppiantato l’u-
so di combustibili liquidi. Questo cambiamento influenzò
naturalmente anche la progettazione dei bruciatori e dei si-
stemi di impiego del combustibile. La tecnica del pirodi-
serbo subì un forte declino alla fine degli anni sessanta, a
causa dell’innalzamento del costo dei prodotti petroliferi,
della concomitante crescente disponibilità di erbicidi di sin-
tesi ad azione selettiva e della massiccia diffusione della
“gestione industriale” dell’agricoltura, legata a un elevato
impiego di input chimici ed energetici in grado di permette-
re consistenti incrementi produttivi, ma anche responsabi-
le di drammatici fenomeni di contaminazione ambientale e
dell’insorgenza di importanti patologie sia acute che croni-
che negli esseri umani e negli animali.
Nuove tecniche di pirodiserbo
Negli ultimi anni le crescenti preoccupazioni legate all’im-
patto ambientale degli agrofarmaci ed alla loro rilevante pe-
ricolosità per la salute, il costo elevato degli erbicidi, l’in-
sorgenza di fenomeni di resistenza da parte di molte infe-
stanti ed il crescente sviluppo dell’agricoltura biologica, han-
no portato il mondo della ricerca e quello operativo a una
riscoperta dei metodi fisici di controllo della flora sponta-
nea.
La necessità di trovare soluzioni alternative all’impiego de-
gli erbicidi ha indotto i ricercatori dell’Università di Pisa ad
effettuare, nel corso degli ultimi venti anni, numerosi studi
sul controllo non chimico delle infestanti. A tale riguardo,
nel corso di specifici progetti di ricerca sono state studia-
te, progettate, realizzate, testate ed ottimizzate una serie
di attrezzature (manuali - spalleggiate e carrellate - semo-
venti e portate dalla trattrice) pienamente idonee ad effet-
tuare trattamenti di pirodiserbo nei diversi contesti sia agri-
some states in the southwest United States, to burn off wild
vegetation on road verges, railroad banks and other non-agri-
cultural areas. In 1935, Col. Price C. McLemore from Alaba-
ma started flaming his cotton fields and extended the treat-
ment to other crops. In 1939, he filed a patent for what he
described as a Plant Cultivation Method, and this won ap-
proval in 1943.
A number of other patents for weed burning were filed about
the same time, reflecting the fact that it had become in-
creasingly commonplace in controlling weds above all in cot-
ton fields, but also for other crops. Most of the devices used
GPL, which completely replaced liquid fuels, which naturally
enough, had an effect on the design of burners and applica-
tion techniques.
Flame weeding techniques suffered a dramatic decline at the
end of the 1\960s when the price of petroleum-based prod-
ucts shot up, at the same time as increased availability of se-
lective chemical weed-killers and the massive spread of in-
dustrial agriculture linked to high chemical and energy inputs
to achieve consistent increases in production, but also cre-
ating dramatic contamination of the environment and the ap-
pearance of serious acute and chronic pathologies in humans
and animals.
New techniques
In recent years, there has been growing concern about the
impact of chemical weed-killers, for their environmental ef-
fects, the threats they pose for health, their high cost, and
growing resistance in many weeds. There has also been a sig-
nificant growth in biological agriculture. As a result, re-
searchers and farmers have begun re-discovering non-chem-
ical approaches to weed control. In the last two decades, re-
searchers at Pisa University have contributed studies, pro-
jects, prototypes, tests and optimisation programmes for se-
ries of devices – manual, knapsack, trolley mounted or trac-
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