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Anno 2018 Numero 7-9

Tecnica
luglio - agosto - settembre 2018

I trattori specializzati, un segmento all'avanguardia

Quello dei trattori per le coltivazioni specializzate è un settore da sempre "made in Italy". Si tratta di un segmento in cui i costruttori italiani sono tuttora leader, anche se da alcuni anni sono salite alla ribalta alcune case straniere con prodotti tecnologicamente competitivi. I particolari impieghi a cui sono destinate queste macchine impongono caratteristiche, sotto il profilo del design, degli aspetti motoristici e della postazione di guida, differenti rispetto ai trattori tradizionali

Quello dei trattori specializzati è un settore senza dubbio molto ricco di differenti soluzioni progettuali; si tratta di un aspetto importante, che consente ad ogni azienda viticola, frutticola, orticola o florovivaistica di poter disporre di macchine “ritagliate” alla perfezione per la propria realtà operativa.

Per gli specializzati le sfide più ardue da vincere riguardano sia il transito che la manovra, sovente da effettuarsi in spazi ridotti al minimo, mentre le richieste in termini di potenza meccanica e idraulica (e quindi gli ingombri del veicolo) sono in costante incremento. Un ulteriore problema (tutto italiano) è costituito dalla giacitura dei vigneti e dei frutteti, impiantati spesso su terreni di pendenza notevole, talvolta così accentuata da rendere impossibile il lavoro con i classici modelli a ruote.

La gestione di un’azienda viticola o frutticola è piuttosto complessa, e diventa ancora più difficile in caso di grandi estensioni miste in pendenza e pianeggianti, con sesti di impianto diversi; la scelta dei trattori più appropriati si traduce pertanto in risparmi notevoli, in termini di tempi di lavoro e consumi di gasolio. D’altra parte, considerando che la vita media del trattore agricolo in Italia è di circa 25 anni, all’atto dell’acquisizione di un nuovo esemplare è importante tener conto delle possibili evoluzioni future dell’azienda e delle relative attrezzature da abbinare al trattore.

 

L’architettura

Gli specializzati classici (simili ai modelli da campo aperto) sono senza dubbio più indicati per il lavoro in piano e su terreni moderatamente declivi, mentre su pendenze importanti è più prudente optare per i cosiddetti “isodiametrici”, che (come suggerisce il termine) hanno tutte le ruote di diametro uguale, con il motore che solitamente  è collocato a sbalzo rispetto all’asse anteriore. Con tale soluzione, la distribuzione dei pesi del solo trattore risulta essere mediamente del 60% sull’anteriore e del 40% sul posteriore, caratteristica che rende queste macchine molto stabili nella marcia in salita a rittochino.

Gli isodiametrici sono normalmente più compatti rispetto agli specializzati tradizionali, ma hanno una minore propensione al tiro e al sollevamento di attrezzature molto pesanti. Anche la disposizione dei comandi risulta essere mediamente meno ergonomica, svantaggio però compensato dalla frequente disponibilità della  guida reversibile, molto utile per l’esecuzione di determinate lavorazioni. Se però le pendenze si fanno davvero impervie, l’unica soluzione per lavorare in sicurezza sono gli specializzati a cingoli, che nonostante offrano un minore livello di comfort e creino diversi problemi nel transito su strada pubblica, possono vantare una stabilità nettamente superiore a quella dei cosiddetti “gommati”.

 

Motore e trasmissione

I costruttori offrono talvolta soluzioni a 3 e a 4 cilindri caratterizzate dalla medesima potenza: in tal caso, è bene tenere presente che il frazionamento più basso caratterizza macchine a passo corto, a tutto vantaggio della manovrabilità, ma al contempo diminuisce la capacità di trazione per via del minor peso aderente, nonché la stabilità nella marcia in salita.

Le variabili da considerare per la trasmissione sono parecchie: si va da semplici soluzioni esclusivamente meccaniche, per passare alla disponibilità di due o tre rapporti sotto carico, fino a trasmissioni a variazione continua, sia di tipo idrostatico classico, sia dotate del più moderno ed efficiente schema con split-power meccanico-idraulico.

Con la soluzione meccanica, ancor più se “povera“ (ovvero caratterizzata da pochi rapporti) è più difficile individuare la marcia giusta, ma al contempo si dispone del rendimento migliore, intorno al 90%. A partire da questa configurazione base, ogni evoluzione, come l’aggiunta di rapporti azionabili sotto carico o l’inversore idraulico, aumentano senza dubbio il comfort e la sicurezza nell’uso, ma obbligano ad inserire frizioni a bagno d’olio, che comportano inevitabili assorbimenti supplementari di potenza, che tra l’altro sono sempre da tenere in conto, anche quando questi componenti non sono coinvolti nella trasmissione del moto. Per esempio, con il motore a regime massimo ogni frizione a bagno d’olio comporta mediamente una richiesta di potenza di 3-4 Cv circa.

Le trasmissioni idrauliche portano ad un innegabile incremento del comfort di guida, ottenuto però a discapito del rendimento; bisogna infatti considerare che mediamente viene dispersa sotto forma di calore il 25-30% della potenza che tale trasmissione gestisce. Viceversa, per le versioni  “split-power”, ovvero quelle che prevedono la ramificazione meccanico-idraulica (è una soluzione adottata di frequente in tempi recenti), la quota parte di dissipazione è in funzione delle condizioni di utilizzo, in pratica della percentuale di potenza che sta “passando” idraulicamente e meccanicamente. In effetti, si ottengono rendimenti variabili tra le due condizioni precedentemente citate, cioè tra il 70-75 e il 90%.

 

Il posto di guida

Un ulteriore importante aspetto da considerare attentamente sui trattori specializzati riguarda il posto di guida, soprattutto in termini di abitabilità, comfort ed ergonomia, nonché l’automatizzazione della gestione della macchina e delle attrezzature che la moderna elettronica permette. Nel settore ci sono enormi differenze tra i posti guida scoperti e corredati da una semplice pedana rispetto alle cabine di ultima generazione, climatizzate e insonorizzate.

è invece importante rimarcare che optional come le gestioni automatiche della presa di potenza in funzione della posizione del sollevatore, dell’inserimento della trazione anteriore e del bloccaggio dei differenziali, nonché la possibilità di regolare elettronicamente il flusso idraulico (in termini di portate, temporizzazione e priorità) sono funzioni che, pur comportando un esborso non trascurabile, permettono un notevole aumento della produttività del lavoro, senza compromettere sostanzialmente il rendimento globale della macchina.

 

Autonomia di impiego

Per i trattori specializzati quello dell’autonomia è un parametro importante, dato che i modelli al top del segmento hanno ormai motori che superano i 110 Cv; se impegnati a pieno carico (per esempio con un ripper o un atomizzatore pneumatico molto esigente) consumano quasi 20 l/h di gasolio, il che richiede serbatoi capienti per assicurare un’accettabile autonomia. Ricavare spazio dove questo è particolarmente carente è uno sforzo notevole. Analogo problema riguarda il filtro dell’aria comburente ed eventuali protezioni per una rapida pulizia dei radiatori, tutti parametri che influiscono in maniera piuttosto significativa sulla produttività.

 

Impianto idraulico

Si tratta di un aspetto fondamentale, dato che sempre più spesso le attrezzature per le coltivazioni specializzate sono azionate idraulicamente. Da valutare quindi è la portata effettiva di olio prelevabile, la capacità di raffreddarlo con il pacco radiatori, nonché il numero e la collocazione dei distributori idraulici, non solo posteriori, ma anche ventrali e anteriori.

La disponibilità di un ulteriore impianto idraulico indipendente per l’idroguida, gli azionamenti elettroidraulici e l’eventuale lubrificazione forzata della trasmissione risulta importante, perché ciò garantisce un funzionamento più fluido dello sterzo anche con il motore al minimo o durante il simultaneo azionamento delle utenze collegate al circuito primario. Sempre dal punto di vista dell’idraulica, occorre anche valutare il pronto riconoscimento e il corretto posizionamento delle leve di comando dei distributori, meglio ancora se sostituite da un unico “joystick”, magari programmabile nelle sue funzioni, in modo da non dover installare in cabina dei controller accessori dedicati alle operatrici.

 

L’assistenza

Poiché, come visto, un trattore ha una vita utile ben superiore a quella di un’a­utovettura, le migliori condizioni operative sono assicurate solo se si può fare affidamento nelle vicinanze dell’azienda agricola su un centro di assistenza pronto, efficiente e, se possibile, anche economico. Si tratta di un a­spetto  la cui importanza è spesso superiore a quella di tutto ciò che è stato illustrato prima. Infatti, un fermo macchina prolungato può addirittura compromettere la stagione, specie se si tratta di un trattore complesso ed evoluto tecnologicamente, dato che tale macchina non può sempre essere sostituita con altri modelli semplici, anche solo per le specifiche esigenze di accoppiamento di attrezzature anch’esse molto moderne, già presenti in azienda.

 

Il futuro

Un’esigenza sempre più sentita nella moderna frutti-viticoltura, ma sulla quale i costruttori ancora stanno lavorando, è quella di disporre di trattori dotati di dispositivi opto-elettronici per l’allineamento automatico lungo il filare, da non confondere con i più complessi e costosi sistemi di guida automatici che si avvalgono di tecnologie satellitari. I sensori opto-elettronici sono molto più semplici ed economici, e già corredano alcuni moderni carri raccolta frutta o attrezzature per la gestione della chioma.

Infine, c’è anche l’ISOBUS, un “accessorio” attualmente dal costo non irrilevante, pienamente compatibile al momento con poche attrezzature. Occorre però tenere presente che le macchine ISOBUS compatibili si diffonderanno molto nei prossimi due decenni, quindi con il trattore acquistato oggi ancora operativo… È pur vero che l’ISOBUS di prima o seconda generazione è implementabile tramite soluzioni after-market, ma quello di terza generazione (l’unico che consente all’attrezzatura di “dialogare” con  il trattore, impostandone per esempio la velocità di avanzamento desiderata e/o il regime di rotazione della presa di potenza, nonché la quantità di flusso idraulico desiderato) è una soluzione nativa, non installabile in un momento successivo.

di Davide Facchinetti

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