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Anno 2016 Numero 12

Tecnica
dicembre 2016

La riscoperta della Paulownia

Introdotta in Europa dall'estremo oriente nel 1800, è stata da sempre considerata come albero ornamentale dal portamento maestoso. Più di recente si è rivelata anche un'ottima essenza da legno, per produrre serramenti, mobili e persino strumenti musicali, non dimenticando il suo interessante ruolo nella filiera legno-energia

La perdurante crisi dei prezzi di mercato di molti cereali, che da sempre rappresentano la primaria fonte di reddito delle aziende agricole italiane, sta spingendo sempre di più verso la diversificazione delle produzioni. La conversione avviene sia verso le colture stagionali (per esempio le oleaginose, che hanno attualmente un andamento di mercato più favorevole), sia puntando su colture ad elevato valore aggiunto, come le essenze arboree da legno o da biomassa, che si caratterizzano tipicamente per cicli poliennali e che quantomeno comportano una diminuzione dei costi di lavorazione del terreno, che possono in tal caso essere diluiti su tempi anche molto lunghi. Tra le diverse specie legnose considerate in tal senso, sta riscuotendo un interesse crescente la Paulownia tomentosa, una coltura che ben si presta a numerosi impieghi, spesso complementari tra loro (v. box).

 

Il terreno e la sua preparazione

La Paulownia teme il ristagno idrico, e necessita quindi di terreni freschi, ben drenanti e profondi, con meno del 25% di argilla e una porosità inferiore al 50%, e con uno strato utile di almeno 2 m prima della falda idrica o di una bancata rocciosa. Il pH deve essere tendenzialmente neutro o leggermente alcalino, con valori ideali compresi tra 5,5 e 8 e a bassa salinità (<1%). Anche in relazione alle varie zone climatiche, la sua coltivazione può essere attuata fino a 1200 m di quota, tenendo però conto che la produttività ovviamente decresce all’aumentare dell’altitudine. Se si parte da talee o polloni radicali, la messa a dimora viene eseguita da novembre ad aprile, mentre se si dispone di piantine già radicate il trapianto si effettua da aprile ad agosto.

Come per i frutteti o per i pioppeti, se si devono mettere a coltura terreni vergini si interviene con uno scasso, mentre su quelli già coltivati in precedenza è sufficiente un’aratura profonda (da 50-60 cm), seguita da una discatura o un’erpicatura dello strato superficiale.

Una possibile alternativa prevede la lavorazione delle sole zone dove poi si metteranno a dimora le piantine, impiegando allo scopo trivelle o punte a fresa Ø min 60 cm, ad una profondità di 80-100 cm circa; si tratta di una soluzione preferibile in terreni soggetti ad erosione (tipicamente quelli declivi), perché in tal modo non si disturba eccessivamente la struttura superficiale del suolo, in modo da contrastare al meglio la lisciviazione superficiale.

 

L’impianto

Il sesto d’impianto deve essere attentamente valutato, in relazione agli ingombri delle attrezzature necessarie per la coltivazione (trattori, falciatrici, atomizzatori, ecc.), ma anche e soprattutto della destinazione della piantagione.

Per la produzione di legname da opera sono indicati sesti da 3x3 m o 4x3 m, per i quali si deve effettuare un diradamento al 50% al 4° anno, per poi raccogliere all’8° anno il prodotto piantumato all’inizio, in modo da lasciare un ulteriore 50% di piante già al 4° anno di vita, ovvero quelle ricresciute dalle ceppaie su cui è stato effettuato il diradamento. Con tale soluzione la produttività ne guadagna, ma si creano diverse difficoltà gestionali (nella coltivazione, ma soprattutto in fase di abbattimento) rispetto a schemi di impianto più ampi, come 4x4 m, 5x4 m o anche 5x5 m, nei quali la raccolta viene eseguita in un’unica soluzione tra l’8° e il 10° anno dalla messa a dimora.

Per la produzione di biomassa (sostanzialmente sotto forma di cippato) è giocoforza obbligatorio considerare schemi di impianto molto più fitti, dato che la raccolta prevede tipicamente turni di  2-3 anni; i sesti più vantaggiosi prevedono allora un’interfila di 2 m, con piante ogni 50 cm.

Prima del trapianto, e specie sui terreni vergini, è opportuno effettuare un diserbo con un erbicida totale, in modo da scongiurare qualsiasi fenomeno di competizione radicale a danno delle giovani piantine.

 

Concimazione di fondo

Come per tutte le colture legnose a ciclo poliennale, dopo la preparazione fisica del terreno si deve effettuare un’attenta concimazione di fondo, molto meglio se di tipo organico. Ciò risulta oltremodo utile nelle prime fasi di crescita della pianta, poiché a maturità l’abbondante produzione di foglie della Paulownia non impoverisce di sostanza organica il terreno, ma semmai provvede ad un suo arricchimento, grazie all’abbondante produzione di humus. In ogni caso, le asportazioni in termini di azoto, fosforo e potassio possono essere compensate con programmi specifici di fertilizzazione, attuabili a livello di macchinario con i classici spandiconcime a disco (o a doppio disco) per i concimi di sintesi, o con spandiletame e spandiliquame se si opta per la fertilizzazione organica.

 

Trapianto

Se il materiale di propagazione è rappresentato da piantine in vaso, il trapianto viene eseguito di solito manualmente, trasportandole in campo con un piccolo rimorchio negli appositi bin e depositandole direttamente nella buca precedentemente preparata (sul fondo della quale eventualmente è stato introdotto del concime organico) pressando poi la terra sui lati e infine distribuendo circa 2 l di acqua. Per contrastare la crescita di malerbe nelle immediate vicinanze, si può coprire il terreno nell’intorno della piantina con del materiale pacciamante.

Cura dell’interfilare

La Paulownia cresce in zone con precipitazioni tra 500 e 3000 mm/anno; per una crescita ottimale, tale da ottenere una produzione accettabile dal punto di vista commerciale, sono necessari almeno 700 mm di acqua durante la stagione vegetativa (ovvero dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno); diversamente, bisogna prevedere un programma integrativo di irrigazione. In aggiunta, specie nelle prime fasi di crescita, deve essere attuato un accurato controllo delle infestanti per circa 1 m di diametro intorno al fusto della pianta.

è importante assecondare con attenzione le esigenze idriche della coltivazione nei primi due anni di impianto, specie i primi 2-3 mesi dalla messa a dimora, nei quali è opportuno eseguire adacquamenti 2-3 volte la settimana per 2-3 ore/gg nei mesi più caldi (dimezzando le quantità in autunno e inverno), da distribuire tipicamente in modo localizzato tramite gocciolatori da 2 l/h, in modo da mantenere umido il terreno fino a circa 40 cm  di  profondità. E’ importante però non eccedere nella quantità di acqua, poiché la Paulownia è molto sensibile al ristagno idrico e muore facilmente per asfissia dell’apparato radicale.  In alternativa, l’irrigazione a scorrimento con piccole canaline realizzate ad hoc risulta essere la soluzione più conveniente in zone dove la disponibilità idrica non rappresenta un problema.

Il taglio tecnico

Per la produzione di legname da opera, nel primo inverno dopo la messa a dimora (quindi quando la pianta è in riposo vegetativo) è necessario eseguire il cosiddetto “taglio tecnico”, ovvero la recisione della pianta appena sopra il profilo del suolo per mezzo di una grossa cesoia o di una motosega leggera. è bene poi proteggere la superficie recisa con apposito mastice, per evitare attacchi da agenti esterni. Quando la temperatura raggiunge di nuovo i 12-14°C, dal tronchetto verranno generati diversi nuovi polloni, che raggiunta un’altezza di circa 50 cm verranno progressivamente diradati, per lasciarne infine uno solo, destinato ad una crescita estremamente rapida. I piccoli polloni generati sul nuovo tronco dovranno essere poi a loro volta eliminati, in modo che la pianta abbia rami solamente a partire da 5-6 m di altezza. è un’operazione da eseguire anche in questo caso con cesoie o piccole motoseghe, con l’ausilio di scale o cestelli elevatori, al fine di ottenere un tronco rettilineo, privo di nodi e difetti. Viceversa, per la biomassa si punta alla massimizzazione della produzione del legno indipendentemente dalla sua conformazione e pezzatura, e pertanto in questo caso non sono necessari né il taglio tecnico né la sramatura di base, per cui da questo punto di vista la coltivazione è assai meno onerosa.

 

La raccolta

Se destinata alla produzione di serramenti, mobili, strumenti musicali, ecc. la raccolta del legname di Paulownia viene eseguita con le tradizionali motoseghe, gestendo poi le fasi successive (sramatura, deprezzamento, concentramento e trasporto) come un normale cantiere di tipo forestale. Nel caso di gestione di notevoli superfici (qualche centinaio di ettari) la meccanizzazione della raccolta potrebbe proficuamente prevedere anche macchinari espressamente dedicati all’ambito forestale, quali gli harvester dotati di appositi processori oppure processori montati su macchine movimento terra. Se, viceversa, il materiale è stato allevato a ceduo e poi destinato alla filiera legno-energia, si può intervenire con macchinari simili a quelli adottati per altre essenze simili (ad es. il pioppo), ovvero con il taglio tradizionale con la motosega e la successiva cippatura in loco, oppure con taglio e riduzione in scaglie operati direttamente da una trinciacaricatrice dotata di una testata dedicata.

Una pianta multifunzionale

La Paulownia tomentosa, nota anche con il nome italianizzato di “Paulonia”, è stata introdotta in Europa dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali; la sua denominazione si deve alla dedica ad Anna Pavlovna, figlia dello Zar Paolo I. Diffusasi in Italia a metà del 1800 come specie ornamentale, la Paulownia è a maturità un albero dal portamento maestoso, caratterizzato da foglie grandi cuoriformi e fiori molto decorativi e profumati.

Per molto tempo la Paulownia ha quindi rivestito un mero ruolo ornamentale, ma più di recente è stata apprezzata anche come essenza adatta alla produzione di materiale da opera, grazie alla notevole leggerezza, all’elevata flessibilità e alla grande durata del legno, che dopo la prima lavorazione si presenta bianco, sostanzialmente privo di venature, nodi e difetti. Mostra inoltre un’elevata resistenza al fuoco, è repellente e inattaccabile dalla maggior parte degli insetti xilofagi, ed è in generale molto resistente a parassiti e muffe. Il legno di Paulownia ha un elevato contenuto di acqua alla raccolta (massa volumica di 800 kg/m³, 30% di umidità), ma si essicca molto velocemente all’aperto in modo naturale, tanto che in condizioni idonee dopo solo un mese circa scende al 12-15% di umidità e a 350-400 kg/m³ di densità. Questo materiale è indicato per realizzare rivestimenti interni o serramenti, ma anche per fabbricare mobili, pannelli truciolati, pasta da carta, ecc. Inoltre, grazie alla struttura uniforme è adatto per costruire strumenti musicali e più in generale oggetti che richiedano lavorazioni di precisione.

Dal punto di vista ambientale, molto interessante è il suo impiego per il consolidamento delle zone franose, grazie alle radici fittonanti a rapidissimo sviluppo, mentre la sua chioma imponente ben si presta alla creazione di siepi frangivento. La maestosa fioritura delle coltivazioni di Paulownia è utile anche in apicoltura, tanto che si possono ricavare fino a 1000 kg/ha di miele. La principale peculiarità di questa essenza è però la sua crescita estremamente rapida: in condizioni ottimali, può arrivare a 15 m di altezza in soli 3 anni dalla messa a dimora. Si presta quindi molto bene alla produzione di biomassa a fini energetici in SRF (Short Rotation Forestry), con l’unico limite rappresentato dall’elevata quantità di acqua contenuta nel legno giovane appena reciso. Tra l’altro, le foglie possono essere sfruttate per l’alimentazione animale, mentre oltre ad essere melliferi i fiori offrono per estrazione anche alcuni principi medicinali. 

a cura della Redazione

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