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Anno 2019 Numero 11

Tecnica
novembre 2019

Sistemi meccanizzati per i noceti da frutto

Il consumo di frutta secca è in forte espansione in molti Paesi. La crescita della domanda rappresenta un’opportunità per le aziende agricole vocate alla coltivazione del nocciolo, del noce e del mandorlo, ma a condizione che si possa disporre di specifiche tecnologie. L’industria della meccanica agricola è oggi in grado di offrire soluzione particolarmente efficaci per i diversi tipi di impianto e le differenti esigenze produttive

La produzione di frutta in guscio negli ultimi anni ha visto un notevole incremento sia dei quantitativi che delle superfici coltivate. Molti paesi stanno investendo in colture come nocciolo, noce, mandorlo, mettendo a dimora nuovi impianti. Nel 2018 la produzione mondiale di noci in guscio ha raggiunto il valore di 2.000.000 di tonnellate, pari a 880.000 t di gherigli, con un incremento medio annuo nell’ultimo decennio di circa il 4%. Per le noci il principale paese produttore è la Cina, con una quota del 40%, seguita dagli Stati Uniti (31%), e a distanza da Cile, Iran e Ucraina (circa 6% ciascuno). L’Italia si colloca al 12° posto della classifica mondiale, con 12.000 t. La cultivar più diffusa al mondo è la californiana Chan­dler, che si adatta anche a climi freddi, anche se teme i ritorni di freddo primaverili. Le importazioni di noci per l’UE sono aumentate ad un tasso di circa l’11% annuo, per un volume che supera le 200.000 t. Il 60% dell’import riguarda Germania, Italia e Spagna, ma anche altri paesi, come Paesi Bassi ed Austria mostrano un consumo procapite interessante, che sfiora i 500 grammi di gherigli all’anno, ancora al di sotto di Stati Uniti, Israele e Francia, i cui abitanti consumano oltre 1 kg di gherigli a testa. Questa crescita va contestualizzata nella crescente attenzione dei consumatori alla frutta in guscio, che vanno oltre l’impiego tradizionale come prodotto trasformato nella industria dolciaria. L’attenzione alle proprietà nutrizionali e salutistiche ed ai benefici che ne derivano al nostro organismo hanno fatto sì che nella dieta quotidiana dei cittadini europei oggi si inserisca anche il consumo di noci e mandorle sgusciate. Nel resto del mondo invece si evidenzia una crescente domanda di dolciumi, con la mutuazione in molti paesi, come quelli asiatici, di modelli alimentari vicini a quelli dei paesi europei. Questo fa stimare all’INC (International Nut and Dried Fruit Council) un raddoppio del numero di consumatori di frutta in guscio, da circa 1 miliardo nel 2018 a 2 miliardi nel 2030.

 

Realizzazione dell’impianto e gestione del suolo

I sesti di impianto tradizionali del noceto prevedono generalmente densità ad ettaro minori di 300 piante; le distanze d’impianto più adottate sono 7 metri tra le file per 5 metri sulla fila. I nuovi impianti si avvantaggiano della possibilità di realizzare il noceto “chiavi in mano” da parte di aziende specializzate sia per la esecuzione di tutte le operazioni preliminari sia nella messa a dimora delle piante e nella posa di impianti di sub-irrigazione. Le trapiantatrici meccaniche utilizzano le tecnologie “Differential Global Navigation Satellite System Real Time Kinematic (DGNSS-RTK)”, che consentono di squadrare il terreno con notevole precisione.

Il sistema satellitare a bordo della trapiantatrice realizza la squadratura dell’appezzamento in funzione della direzione e del sesto d’impianto richiesti. La trapiantatrice è dunque equipaggiata con un ricevitore GPS a doppia frequenza con correzione in tempo reale (RTK), mentre un secondo GPS, posizionato a bordo campo, opera da stazione base. La comunicazione in tempo reale tra i due GPS è garantita da radio modem che comunicano fino a distanze di 5 km.

Le trapiantatrici meccaniche sono dotate di sistemi di allineamento laser e sistemi di controllo connessi direttamente al sistema di posizionamento DGNSS, oltre che di un sistema elettro-idraulico di controllo. Le opere di posa delle piante sono supportate da operatori che, da opportune postazioni di lavoro ricavate nella trapiantatrice, caricano manualmente il supporto pneumatico che posiziona e trapianta la singola piantina nella corretta posizione; la trapiantatrice indica all’operatore i tempi di inserimento delle singole piante attraverso segnalazione luminosa o acustica. L’impiego di queste macchine è consigliato per la realizzazione di noceti di estensioni medio grandi. La gestione del suolo tramite inerbimento controllato della flora spontanea è da tempo la più diffusa. Una volta sfatata la remora di una possibile competizione del tappeto erboso con la pianta, si è visto che questa tecnica da una parte riduce di molto il problema delle polveri aerodisperse durante la raccolta, dall’altro favorisce la difesa del suolo dai fenomeni erosivi e dal dissesto idrogeologico. La trinciatura del cotico erboso richiede due-tre interventi stagionali in base alla piovosità del periodo. Negli impianti adulti a sesto regolare è preferibile intervenire con trinciature ad incrociare. Si utilizzano delle macchine trinciasarmen­ti, regolate per la trinciatura, e munite di dischi interfilari a rientro meccanico per il controllo della flora spontanea anche sulla fila senza danneggiare le piante, evitando di ricorrere all’impiego di prodotti chimici. I modelli di trinciasarmenti si diversificano per la larghezza di lavoro (da 120 a 300 cm), per la robustezza ed il numero degli organi di lavoro, per la presenza del disco interfilare, per il tastatore idraulico. Le potenze dei trattori variano dai 35-40 kW sino a 100 kW per i modelli più larghi. Una operazione colturale che tradizionalmente richiede una notevole quantità di manodopera è la potatura. La potatura meccanica è stata recentemente applicata, per lo più in aziende di grandi dimensioni. Gli interventi di taglio sono eseguiti con impiego di una barra falciante idraulica portata e attivata dalla trattrice. Le barre utilizzate per effettuare tagli laterali (hedging) e cimature (topping) sono di due tipologie prevalenti: barre a dischi rotanti, impiegate principalmente in impianti adulti, e barre cimatrici da vigneto, impiegate in giovani impianti. Notevoli anche le quantità di biomasse ottenute, che possono essere impiegate per la produzione di energia rinnovabile.

 

Meccanizzazione della raccolta

Negli ultimi 40 anni lo sviluppo della coltivazione è andato di pari passo con l’introduzione di macchine per la raccolta che hanno progressivamente e completamente rimpiazzato la tradizionale raccolta manuale. Diversamente da altra frutta in guscio, la cascola delle noci non avviene spontaneamente, per cui è necessario l’utilizzo di macchine scuotitrici. Queste sono sostanzialmente di due tipi: portate dal trattore o semoventi. In entrambi le tipologie le macchine sono dotate di braccio telescopico con testata vibrante ad alte frequenze che stringe il tronco e provoca la caduta delle noci. I modelli più avanzati, dotati di sistema automatico di posizionamento, possono superare le 240 piante all’ora, corrispondenti a circa un ettaro. La successiva raccolta si avvantaggia dalla fase di andanatura, che consiste nel riunire le noci in andane per agevolare e incrementare l’efficienza dei cantieri di raccolta. Questa operazione può essere manuale o meccanizzata tramite soffiatori o macchine andanatrici (semoventi o portate). Per agevolare le operazioni di andanatura è opportuno che il terreno sia compatto, ben livellato o gestito con l’inerbimento controllato, opportunamente sfalciato prima dell’operazione stessa. I tempi di lavoro oscillano tra 1 e 3 h/ha.

Recentemente su alcune semoventi sono stati integrati dei sistemi che soffiano lateralmente le noci durante la raccolta, evitando quasi del tutto l’andanatura e limitandola solo alle file di bordo. Le macchine raccoglitrici più evolute sono ora in grado di lavorare direttamente sul prodotto a terra, senza andanatura preventiva.

Riguardo alla raccolta, il sistema tradizionale, basato sulle macchine trainate aspiratrici o raccattatrici, può essere considerato ancora oggi il più conveniente per aziende di ridotte dimensioni, al di sotto di 10 ha circa. Vi sono però alcuni aspetti organizzativi che stanno orientando le aziende verso l’acquisto di macchine più evolute, portate dal trattore o semoventi, come la carenza di manodopera, la riduzione dei tempi di lavoro, il contenimento dei rischi per gli operatori di malattie professionali (polveri, rumore, posture incongrue). Inoltre il sistema di trasporto del raccolto in sacchi, di massa 60-65 kg, viene sempre più soppiantato dall’uso di rimorchi trainati. Il cantiere tradizionale (trattore e aspiratrice trainata) male si presta all’uso del carrello, per evidenti problemi di manovrabilità sulle capezzagne. Il cantiere necessita di 4 operatori, uno alla guida del trattore e gli altri che si alternano ai due tubi aspiranti, lavoro faticoso e per di più in presenza di elevate concentrazioni di polvere. I tempi di raccolta si attestano intorno a 5-8 h/ha.

Le macchine semoventi (aspiratrici e raccattatrici) hanno raggiunto elevati livelli di prestazioni ed affidabilità. Lavorano al meglio in presenza di terreni piatti e regolari, in particolare le raccattatrici che raccolgono con maggiore difficoltà i frutti presenti in eventuali avvallamenti o buche del terreno. Non temono invece la presenza di erba, anzi le loro performance migliorano su terreni con inerbimento controllato e consentono anche di eseguire più passate, con indubbi benefici sulla qualità del prodotto. Con queste macchine si sfiorano produttività di circa 1 ha/h, corrispondenti a circa 4-4,5 t/h.

di Danilo Monarca

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