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Anno 2019 Numero 1-2

Attualità
gennaio - febbraio 2019

Furti di macchine agricole, un giro da 300 milioni

Nel 2017 in Italia ci sono stati 9.114 furti di trattori e altre attrezzature agricole. Il dato è fornito da Unacma, che ricorda come negli ultimi cinque anni si sia verificata una diminuzione dei "colpi". Ma il furto di macchine agricole è ancora redditizio, e Coldiretti stima in 300 milioni i danni causati alle aziende agricole dagli agro-criminali

C’è la banda specializzata nel furto di trattori di grossa cilindrata, che colpiva nelle aree agricole del Trentino ma non disdegnava sortite in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, per un bottino di circa un milione di euro. Ci sono poi gli ignoti che la notte del 23 ottobre scorso hanno rubato tre specializzati (per un valore di 150 mila euro) in una azienda agricola di Codroipo (Udine), costringendo il proprietario a lanciare un appello a mezzo stampa per chiedere aiuto nel recupero dei macchinari. Alcune centinaia di chilometri più a sud – nel Lazio – i carabinieri hanno sgominato una banda composta da quindici malviventi che colpivano nelle province di Roma, Latina e Frosinone. Accusati di furto, ricettazione, riciclaggio, associazione a delinquere, gli indagati erano soliti rubare trattori e mezzi agricoli per poi rivenderli sul mercato nero, ma non disdegnavano neanche le estorsioni. Come quella subita da un agricoltore di Latina, costretto a sborsare ben 20 mila euro per rientrare in possesso di due trattrici New Holland. Questi sono solo alcuni esempi di un fenomeno che ancora affligge le imprese agricole.

Un fenomeno diffuso

Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Puglia, Sicilia. Stando ai dati presentati da Unacma (l’associazione che riunisce i commercianti di macchine agricole) alla Commissione Agricoltura del Senato, il furto di trattori e mezzi meccanici è un fenomeno criminale diffuso in tutta Italia. Si tratta, è bene ricordalo, di dati aggregati, riferiti cioè al complesso delle attrezzature e dei macchinari agricoli, tuttavia essi costituiscono un buon indicatore per inquadrare il fenomeno. E se Puglia e Sicilia, rispettivamente con 1.597 e 1.114 casi nel solo 2017, sono i territori più battuti dagli “agro-criminali”, nessuna regione italiana ne è esente. Si salvano solo Valle d’Aosta (12 furti) e Trentino Alto Adige (86). Va decisamente peggio nel cuore agricolo d’Italia, che nel 2017 ha registrato ben 2.185 furti, suddivisi tra Emilia-Romagna (532), Lombardia (655), Piemonte (443) e Veneto (555). Il primato negativo spetta alle regioni dell’Italia meridionale e insulare, dove nel 2017 si è verificata più della metà (53,7%) di tutti i furti di macchine agricole (9.114). Eppure – e questo Unacma lo ha ribadito anche in occasione di Eima International 2018 – la tendenza degli ultimi cinque anni è leggermente migliorata, con un calo anno per anno e una riduzione complessiva del 30% tra il 2013 e il 2017 (da 13.036 ai 9.114 casi). Nonostante questo trend migliorativo, il business dei ladri di trattori continua ad essere ancora molto redditizio, se è vero che Coldiretti stima in 300 milioni i danni complessivamente subiti dalle aziende a causa dei furti. Anche in questo caso si tratta di un dato aggregato (derrate agricole, prodotti finiti, attrezzature di vario genere), però è legittimo supporre che una fetta sostanziosa di quei 300 milioni sia riferibile proprio ai mezzi meccanici.

 

Furti su commissione

Cosa accade a un trattore quando viene rubato? «Il più delle volte – spiega il segretario di Unacma, Gianni Di Nardo – le macchine vengono nascoste in luoghi non lontani da quello del furto, vengono quindi caricate su camion schermati e infine portate all’estero, dove vengono rivendute». Le rotte più battute sono quelle verso i Paesi con grandi estensioni agricole, il Caucaso, i Balcani. Non mancano, poi, come raccontano anche le cronache dei giornali, i furti a scopo estorsivo: le macchine vengono restituite al legittimo proprietario solo dopo il pagamento di una sostanzioso riscatto, che può arrivare anche a 20 mila euro. Non infrequenti sono i casi di macchine rubate e poi rivendute a “clienti” italiani, spesso consapevoli della provenienza illecita. Insomma, il più delle volte i ladri di trattori non sono novellini alle prime armi, ma provengono da ambienti della criminalità organizzata e non lasciano nulla al caso. Dall’individuazione dei territori-target agli appostamenti, fino all’occultamento delle macchine, tutto il colpo è frutto di un’attenta e meticolosa pianificazione. Del resto, far sparire una trattrice non è un “gioco da ragazzi”. «I furti – ha detto ad EIMA International il presidente del CAI (Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani), Roberto Guidotti – riguardano in prevalenza mezzi nuovi o seminuovi, ad alta potenza e quindi con un alto costo». Di solito, ha spiegato il presidente del CAI, i ladri puntano soprattutto sui veicoli con potenza compresa tra 80 e 150 cavalli, perché rispetto alle macchine di alta gamma sono più agevoli da rubare, da nascondere e poi da rivendere. Se poi sono “superaccessoriate”, magari equipaggiate con due sollevatori, allora è ancora più facile che finiscano nel mirino degli “agro-criminali”. 

Assicurazioni e antifurti

Per l’attività di un’azienda agricola il furto anche di una sola trattrice può rappresentare un colpo letale. Ecco allora che la prevenzione può fare la differenza. Ma come batterli sul tempo, i ladri? C’è anzitutto un piccolo accorgimento suggerito dal buonsenso: mai lasciare incustoditi i mezzi meccanici, soprattutto nelle ore notturne. Sempre il buonsenso consiglia di stipulare una polizza assicurativa contro il furto; il proprietario non recupera l’intero valore del mezzo (franchigie e svalutazione fisiologica del veicolo), però almeno riesce a limitare i danni. In soccorso degli imprenditori agricoli arriva la tecnologia, con gli antifurti di ultima generazione (meccanici ed elettronici) che rappresentano un buon deterrente contro i malfattori 4.0. Come nel caso, ad esempio, del limitatore direzionale di flusso idraulico. All’avviamento del motore, chiariva Stefano Albanesi sul Mondo Macchina pubblicato nel novembre del 2015, l’olio viene inviato in pressione, ma non può ritornare, rendendo inutilizzabili i comandi e “immobilizzando” di fatto la trattrice. Il block shaft, invece, è un dispositivo che blocca le ruote anteriori nella posizione di massima angolatura rendendo impossibile la guida della macchina e ostacolandone il traino. Indicato soprattutto per le trattrici ad alta potenza, il block shaft è inefficace nel caso in cui la macchina dovesse essere caricata su un autocarro. Tra gli antifurti elettronici, i più noti solo gli immobilizer (anche se i ladri si sono in parte attrezzati per bypassarli) e gli antifurti satellitari, che, oltre a indicare la posizione del veicolo, possono segnalare se esso viene spostato, sollevato oppure se esce da una determinata area. Questi circuiti possono essere implementati con sistemi antintrusione e possono operare anche facendo scattare il blocco del mezzo al verificarsi di un dato evento. Gli antifurti a radiofrequenza, invece, lavorano con il segnale inviato da un trasmettitore su frequenze riservate, i cui ricevitori sono in dotazione delle forze dell’ordine. Il vantaggio di questa tecnologia è rappresentato dal fatto che il dispositivo funziona anche nelle zone in ombra satellitare. Naturalmente, nel caso degli antifurti come in quello delle polizze, le soluzioni a prova di ladro non sono mai economicamente indolori per i bilanci delle imprese agricole. Rappresentano piuttosto un onere inevitabile perché, per il solo fatto di esistere, i ladri di trattori costituiscono un serio pericolo per la sopravvivenza dell’azienda.

di Giovanni M. Losavio

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