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Anno 2019 Numero 5-6

Tecnica
maggio - giugno 2019

Meccanizzazione per le piante officinali

Rispetto alle più comuni colture, la produzione di piante officinali risulta essere piuttosto redditizia. Nonostante ciò, la meccanizzazione specifica risulta essere ancora molto scarsa, e i mezzi meccanici impiegati sono spesso versioni modificate di macchine nate per altre funzioni

La coltivazione delle piante officinali ha come obiettivo sostanziale l’estrazione dei principi attivi contenuti nelle diverse parti delle piante, principalmente nelle foglie. Molto popolari sino alla metà del secolo scorso, la loro produzione ha subito successivamente un drastico calo soprattutto in occidente, dove la medicina moderna ha in buona parte sostituito la fitoterapia. Queste colture sono però state “riscoperte” più di recente, in un’ottica di sostenibilità e ritorno ai prodotti naturali.

Tra le specie officinali più conosciute ci sono la lavanda, il rosmarino, la menta piperita, la camomilla, il finocchio, la melissa, la malva, il timo, l’ortica, il fiordaliso, la maggiorana, ecc.

Eccetto che per le finalità alimentari (dove è fondamentale ridurre al minimo la manipolazione), per garantire una sufficiente produttività, queste colture sono state in parte meccanizzate specie per ciò che concerne la raccolta. Infatti, se destinate ad usi cosmetici, farmacologici o industriali, le piante officinali non necessitano di cure particolarmente minuziose, dato che l’essenziale non è l’aspetto estetico del prodotto, quanto piuttosto la concentrazione di principi attivi nel materiale vegetale. La meccanizzazione ha visto quindi sia la messa a punto di soluzioni specifiche per le singole specie sia, molto più spesso, la modifica di macchinari già sul mercato, adattati per poter operare efficacemente anche in questi contesti.

In questa nota l’attenzione è stata concentrata su tre diverse specie officinali, particolarmente utilizzate in ambito industriale, ovvero la lavanda, il rosmarino e la menta. In particolare, le prime due, molto diffuse nell’areale europeo e mediterraneo, sono piante poliennali caratterizzate da un portamento arbustivo, mentre la menta, peraltro anch’essa poliennale, è una coltura erbacea stolonifera.

 

Preparazione del terreno

Per la lavanda e il rosmarino l’impianto viene rinnovato ogni 8-12 anni; si tratta di specie rustiche, con buona resistenza alla siccità e scarse esigenze nutritive. Prediligono suoli ben areati e mal sopportano i ristagni idrici. Prima della messa a dimora, occorrerà quindi effettuare lavorazioni del terreno finalizzate ad un’ottimale aerazione ed ad un’efficace decompattazione. Solitamente è prevista un’aratura pre-impianto piuttosto profonda (40-50 cm), seguita da una zappatura o un’erpicatura per uniformare la zollosità dello strato superficiale (10-12 cm), in modo che le piante possano radicare su un substrato ottimale. Poiché le radici possono arrivare a profondità di 0,7-1,0 m, nei terreni poco drenanti è utile effettuare anche una ripuntatura, per ricostituire un’opportuna rete canalizzata di drenaggio. Queste lavorazioni vengono svolte ovviamente in fase di pre-impianto, integralmente nel periodo autunnale, oppure arando in autunno ed erpicando in primavera, così da eliminare le eventuali infestanti prima della messa a dimora della coltura.

Come la lavanda ed il rosmarino, anche la menta soffre i ristagni idrici e pertanto le lavorazioni devono parimenti assicurare un buon drenaggio del suolo. Poiché dotata di un apparato radicale non particolarmente profondo, per la menta, sarà sufficiente lavorare il terreno a 20-25 cm, completando la preparazione con un intervento successivo in autunno o in primavera, per affinare lo strato superficiale.

 

Messa a dimora

La propagazione della lavanda difficilmente avviene per semina diretta, in quanto il seme è soggetto a lunghi periodi di dormienza, che pregiudica l’uniformità di germinazione, parametro importante in una coltivazione intensiva per assicurare la massima produttività. Pertanto, si usano talee certificate, prelevata da piante madri selezionate e provenienti da rami laterali non fioriti, che vengono fatte radicare nella sabbia, per evitare ristagni idrici. Infine, vengono messe a dimora come piantine a radice nuda mediante trapiantatrice, ad inizio primavera.

Diversamente dalla lavanda, il seme di rosmarino germina facilmente, per cui l’unico svantaggio della semina diretta è il conseguente allungamento dei tempi di produzione. Pertanto, analogamente alla lavanda, è preferita la propagazione per talea, con trapianto a radice nuda o in cubetti di torba, e messa a dimora in campo aperto ad inizio primavera.

Per entrambe le essenze, il trapianto è realizzato con macchine agevolatrici, del tutto simili a quelle impiegate per gli ortaggi di campo aperto, che aprono un solco dove viene collocata la talea radicata, poi colmato con la terra smossa, che è infine delicatamente compressa da rulli posteriori. Oltre alle necessità della pianta, il sesto di impianto è condizionato anche dal numero di tagli che si intendono effettuare durante la stagione vegetativa e, di conseguenza, dall’accrescimento previsto della pianta tra uno sfalcio e l’altro. In media si considera un sesto di 1,5-2 m tra le file e di 1-1,2 m sulla fila. La chioma di una singola pianta di lavanda o di rosmarino può arrivare ad avere prima del taglio diametri fino a 0,7-1,0 m, per cui è opportuno distanziare adeguatamente le piante per ridurne la competizione, garantendo una crescita ottimale.

Essendo una pianta erbacea a rapida crescita, la menta entra velocemente in produzione; pertanto, in alternativa alla propagazione per talea o per stoloni (che rimangono comunque le modalità preferite), è possibile effettuare la semina diretta, effettuata con una comune seminatrice universale.

 

Cure colturali ed irrigazione

Se necessario, è possibile correggere il pH del terreno con un ammendante in fase di pre-impianto per tutte le tre colture considerate. Per massimizzare la produzione, per la lavanda ed il rosmarino è opportuno prevedere una concimazione (organica o minerale) nei mesi di aprile-maggio, cioè circa un paio di mesi prima della fioritura. Sebbene tutte e tre le specie siano abbastanza rustiche e resistenti alla siccità, è opportuno predisporre per la stagione calda un sistema di micro-irrigazione con gocciolatori o nebulizzatori, per massimizzare l’efficacia degli interventi riducendo il possibile ristagno idrico. Per il tipico uso in ambito farmaceutico e cosmetico, le piante officinali di fatto non vengono sottoposte a trattamenti fitosanitari. Il diserbo è effettuato solo meccanicamente, con periodiche sarchiature interfila, per le specie il cui sesto di impianto lo permette.

 

Raccolta

A causa della delicatezza delle parti di interesse, la raccolta è senza dubbio l’operazione più delicata per queste colture, che devono essere manipolate il meno possibile. Le macchine impiegate allo scopo risultano essere quasi sempre non dedicate, semmai soggette a qualche specifico adattamento.

Per la raccolta di lavanda e rosmarino si fa ricorso a falciatrici portate o falciatrinciacaricatrici, queste ultime anche semoventi. La principale differenza tra le due versioni è ovviamente la capacità di lavoro, che è in funzione del numero di file della testata, da due a cinque. La raccolta viene realizzata con bracci/aspi che “cingono” la fila, sollevando e convogliando gli steli della pianta, che vengono poi recisi dagli organi falcianti (lame o dischi). Il materiale prelevato viene poi eventualmente trinciato (in funzione della destinazione finale) e poi convogliato nella tramoggia a bordo macchina.

La menta è invece raccolta con macchine del tutto simili a quelle per gli ortaggi a foglia, ovvero dotate di barra falciante che recide lo stelo della pianta ad un’altezza di 15-20 cm da terra, in modo da non compromettere la capacità di ricaccio. Il materiale viene indirizzato su un nastro trasportatore, che lo convoglia nella tramoggia posteriore. Per la movimentazione del materiale, è da preferire un nastro in gomma, poiché la menta risulta essere molto delicata e soggetta a danni da manipolazione.

 

Conservazione

Alla raccolta, i materiali vegetali (soprattutto la menta) hanno un contenuto d’acqua troppo elevato per un’adeguata conservazione e la necessaria lavorazione per cui, per rendere i prodotti idonei alla trasformazione occorre essiccarli, concentrando in tal modo anche i preziosi oli essenziali contenuti. Per non snaturare le proprietà tipiche di queste piante, la disidratazione deve svolgersi rigorosamente a bassa temperatura, solitamente entro 40°C. La conservazione deve poi avvenire in ambienti idonei al mantenimento delle caratteristiche chimico-aromatiche dei prodotti.


Un’officinale molto popolare, la menta

Oltreché nell’ambito alimentare, la menta viene ampiamente adottata anche nei settori farmaceutico, cosmetico e industriale in genere. A livello commestibile, gli estratti della menta arricchiscono e danno aroma soprattutto a caramelle e dolci di vario genere, ma è possibile ritrovarli in prodotti per la cosmesi, come creme, saponi e dentifrici, oli essenziali per aromaterapia e diffusori d’essenza, nonché come aromatizzante in alcuni medicinali.

La menta ha proprietà digestive, antisettiche, antispasmodiche e tonificanti, che ne giustificano il largo impiego in combinazione con il suo aroma fresco e pungente. Il principio attivo che la caratterizza è il mentolo, sostanza che è presente in tutte le parti della pianta, con una maggior concentrazione nelle foglie (35-50%). Molto popolare per la preparazione di tisane e bevande rinfrescanti, alcoliche e analcoliche, è disponibile in numerosissime specie, come la menta piperita, la mentuccia, la menta romana, la menta cervina, la menta glaciale. Ci sono poi diverse varietà che combinano anche altri aromi, come la menta fruttata, la menta banana, la menta chocolate, la menta mela, la menta bergamotto, ecc.


La produzione in serra

 

A causa dei costi elevati e delle notevoli superfici richieste, raramente le colture officinali a portamento arbustivo vengono coltivate in serra a scopi industriali. Fa eccezione la menta, che è una coltura erbacea a rapida crescita, e quindi particolarmente produttiva. La sua coltivazione in serra è peraltro molto simile a quella di pieno campo, a parte talvolta la semina a file (effettuata lasciando opportune corsie di traffico per il passaggio degli organi di propulsione e sostegno delle macchine) e la deposizione di un eventuale pacciamante plastico nell’interfila.

La serra garantisce molto spesso maggiori rese, e anche una più elevata produzione unitaria (grazie ad una coltivazione “spalmata” su un periodo più lungo); è quindi necessario prevedere un numero più alto di sfalci nel corso dell’anno, intervenendo sempre appena prima della fioritura.

Pur essendo una produzione di nicchia, la coltivazione delle piante officinali risulta in crescita, poiché piuttosto redditizia. Diversamente dalla Francia, dove queste produzioni sono popolari da decenni, nel nostro Paese la meccanizzazione è ancora piuttosto arretrata, soprattutto per ciò che concerne la progettazione e realizzazione di macchine dedicate alla messa a dimora e alla raccolta.

 

di Lavinia Eleonora Galli

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