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Intervista

Digitale agricolo, il ruolo del Made in Italy

Nel campo delle tecnologie digitali applicate all’agricoltura l’industria italiana può vantare delle vere eccellenze, ma il sistema politico deve aiutare i costruttori a promuovere la diffusione di queste innovazioni che hanno spesso carattere pionieristico

a cura della Redazione
ottobre - novembre 2022 | Back

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a famiglia FederUnacoma si amplia. Lo scorso 28 giugno, in occasione dell’assemblea annuale della Federazione, il Consiglio Generale FederUnacoma ha dato il via libera all’adesione di due nuovi organismi associativi, Assoidrotech, che rappresenta i costruttori di sistemi per l’irrigazione e per la gestione dell’acqua, e Agridigital in rappresentanza delle industrie che realizzano tecnologie informatiche e sistemi digitali per l’agricoltura. Industrie, quelle del ramo digital, che da anni vedono crescere il loro peso – anche nel settore primario – grazie alla digitalizzazione dei processi e alla crescente diffusione del precision farming. Con il presidente di Agridigital, Carlo Linetti, Mondo Macchina traccia un profilo di questo comparto ad alta innovazione e delle aziende che sviluppano soluzioni high tech per l’agricoltura.

 

Sulle macchine agricole i primi dispositivi elettronici hanno fatto la loro comparsa nei primi anni ’90. Ma è l’inizio del nuovo millennio, in particolare la seconda metà degli anni 2000, a segnare quella che si può definire come la vera rivoluzione digitale della meccanica agricola. Sofisticate tecnologie di linguaggio macchina che permettono di interfacciare trattori e attrezzature, sistemi di guida autonoma, reti di sensori, mappature satellitari, in questi anni il modo di fare agricoltura è cambiato profondamente…

L’agricoltura è cambiata in maniera profonda per vari motivi ma tutti concatenati: l’attenzione al green ed alla sostenibilità, la necessita di rispettare normative sempre più stringenti, di ottimizzare il lavoro, di aumentare la produzione e di ridurre al contempo i costi. Diciamo che la tecnologia si è evoluta per restare al passo di queste nuove esigenze, iniziando dall’introduzione del protocollo ISOBUS risalente ormai ad oltre 30 anni fa, ma che ha subito una sostanziale accelerazione negli ultimi anni con l’introduzione dell’agricoltura 4.0 che ha permesso di mettere a terra progetti che avrebbero incontrato forti difficoltà a causa degli elevati investimenti necessari.

 

Il digitale “agricolo” si è diffuso in Italia con ritardo rispetto ad altri Paesi, ma il gap iniziale si sta progressivamente colmando. Anche l’industria nazionale è sempre più competitiva nella realizzazione di sistemi elettronici avanzati…

L’industria Italiana può vantare delle vere e proprie eccellenze in questo campo, dove l’inventiva e la proverbiale flessibilità delle nostre aziende può essere un valore aggiunto molto consistente. È chiaro che le regole del gioco devono essere le medesime per tutti, e da questo punto di vista è auspicabile che il sistema politico, italiano ed europeo, dia un contributo consistente allo sviluppo del digitale, in generale, applicato all’agricoltura. Bisognerà tuttavia curare in modo sostanziale il “come”, vale a dire il modo in cui il funzionamento e i benefici di questi macchinari vengono trasferiti agli utenti finali, così che ne comprendano fino in fondo l’utilità e i vantaggi.

 

La meccanica agricola italiana è particolarmente forte nel realizzare tecnologie specifiche per le diverse esigenze dell’agricoltura. Si può dire che anche l’industria dell’elettronica applicata mantiene questa peculiarità e riesce ad elaborare soluzioni a misura delle necessità specifiche delle diverse coltivazioni e dei differenti territori?

La risposta è positiva. L’elettronica applicata è in grado oggi di permettere la realizzazione di soluzioni specifiche adatte a varie esigenze sia in termini di coltivazioni che a livello territoriale. La meccanica agricola italiana è particolarmente “creativa” da questo punto di vista, nel senso che ha la capacità di guardare oltre e di proporre soluzioni innovative.

 

La nuova frontiera delle tecnologie digitali applicate all’agricoltura è quella relativa alla realizzazione di sistemi robotizzati automatici; macchine intelligenti in grado di lavorare, di apprendere e correggersi in modo del tutto autonomo rispetto all’intervento umano. A quale tipologia di utenti si rivolgono tali tecnologie e quali benefici sono in grado di apportare alla pratica agricola?

La tipologia di utenti alla quale si rivolge la tecnologia dei sistemi robotizzati è tipicamente quella dei “final user”, vala a dire gli agricoltori, con l’obiettivo di semplificare e accelerare certi tipi di lavorazione, o di effettuare lavori dove è sempre più difficile reperire personale. Ad esempio nell’allevamento del bestiame sono già presenti diversi sistemi in grado di sostituire in gran parte il lavoro dei mandriani. è ovvio che tutto ciò passa anche dall’interesse specifico dei produttori di macchinari ad applicare i sistemi robotizzati. L’obiettivo finale, ed il conseguente vantaggio, è comunque in termini economici ovvero aumentare la produttività e la qualità delle lavorazioni abbassando i costi.

 

Come si posiziona l’industria agromeccanica nazionale nel particolare segmento della robotica?

In valore assoluto il mercato dei sistemi robotizzati è ancora molto di nicchia e uno dei motivi è sicuramente il costo che è ancora decisamente elevato. Tuttavia siamo allineati rispetto agli altri Paesi da questo punto di vista. Vi è da dire che queste tecnologie si integrano perfettamente nel più ampio concetto di Agricoltura 4.0, e il loro ulteriore sviluppo dipenderà sicuramente anche da “quanto” tali investimenti saranno agevolati dagli interventi governativi, nazionali ed europei.

 

EIMA Digital è il salone tematico dedicato al settore che Agridigital rappresenta. Come si posiziona questo Salone nel panorama internazionale e quali prospettive di sviluppo si possono intravedere per i prossimi anni?

EIMA Digital sarà un’occasione straordinaria per far capire a molti agricoltori che ancora non lo percepiscono che “il futuro è lì…”, e per confermare quanto l’interesse dei costruttori stia aumentando sempre di più (un po' come succede nell’automotive con i veicoli elettrici). EIMA è una vetrina che ha grande respiro internazionale, quindi sarà una tappa significativa in questo processo. Le prospettive sono quelle di una crescita potenzialmente esponenziale in quanto vi sono alcuni fattori macro-economici, politici e sociali (l’aumento ed il bisogno di cibo delle popolazioni, il numero sempre maggiore di lavorazioni dove è difficile trovare la manodopera, la sempre maggiore attenzione per l’ambiente e per la limitazione di sostanze nocive sul terreno, ecc.) che renderanno sempre più necessaria la digitalizzazione agricola. Esistono tuttavia una serie di ostacoli che vanno risolti in modo parallelo. Uno su tutti è la “cultura tecnica”. Nelle aziende manifatturiere le macchine utensili sono ormai tutte a controllo numerico e per poterle far funzionare al meglio è necessaria una preparazione specifica a volte anche scolastica di buon livello. In agricoltura è lo stesso: per far funzionare al meglio e sfruttare i vantaggi di un sistema digitale bisogna avere competenze di buon livello, e l’evoluzione tecnologica andrà accompagnata da un’evoluzione tecnico-conoscitiva degli operatori oltre che culturale, visto che generalmente le innovazioni radicali vengono sempre viste inizialmente con un po' di sospetto.

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