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Macchine agricole, mercato al top con l'incognita forniture

Tra gennaio e agosto vendite in crescita su tutti i principali mercati di riferimento. In Italia le immatricolazioni di trattrici, trainate dalla digitalizzazione del primario, segnano +45% rispetto al 2020. Sulle dinamiche future pesa l’andamento delle materie prime

a cura della Redazione
ottobre 2021 | Back

Nei primi otto mesi dell’anno il mercato mondiale delle macchine agricole raggiunge livelli record, registrando consistenti incrementi delle vendite in tutti i principali Paesi. Considerando il solo segmento delle trattrici, a trainare il comparto è l’India dove, tra gennaio e agosto di quest’anno, le immatricolazioni hanno toccato quota 587 mila unità segnando +35% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Vendite al top anche in Turchia dove nei primi otto mesi del 2021 sono state immatricolate poco meno di 39 mila macchine con un incremento del 48,6% sul 2020. La forte crescita della Turchia va a compensare la pesante flessione che penalizzato il settore agromeccanico nel biennio 2018-2019 quando, dopo il picco toccato nel 2017 (circa 73 mila macchine registrate), le vendite si sono più che dimezzate. Bilancio in attivo, sia pure in modo meno pronunciato, anche per il mercato statunitense.
Da gennaio ad agosto negli USA sono stati immatricolati oltre 218 mila mezzi, con un incremento del 13% sul 2020. Dinamiche positive caratterizzano i mercati europei. In Germania, ad agosto, le vendite cumulate da inizio anno si sono attestate sulle 23 mila unità, l’8,5% in più rispetto allo scorso anno. Crescono pure Gran Bretagna e in Spagna dove nei primi otto mesi dell’anno le vendite hanno toccato – rispettivamente – quota 8.700 e 7.270 unità; rispetto allo stesso periodo del 2020 il mercato britannico è cresciuto del 26%, quello spagnolo del 17%. Secondo il CEMA, l’associazione europea dei costruttori di macchina agricole, il trend espansivo dovrebbe proseguire nei prossimi mesi, tuttavia l’aumento del prezzo della materie prime e la difficoltà degli approvvigionamenti, in parte dovuta alle restrizioni imposte dalla pandemia, potrebbero frenare la crescita.

Incrementi record nel mercato Italia. Anche l’Italia sembra puntare sempre di più sulla meccanizzazione dell’agricoltura. Tra gennaio e agosto gli acquisti di trattori hanno infatti registrato un vero boom superando le 16.500 macchine segnando un incremento del 45% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel caso del mercato italiano l’impennata delle vendite deve essere inquadrata nel processo di digitalizzazione del settore primario. Quella che appare come una vera corsa alle tecnologie di ultima generazione dipende infatti dalla necessità di agganciare il nuovo trend della sostenibilità. Il Green Deal europeo, il Next Generation EU e la nuova Politica Agricola Comunitaria spingono verso una rapida trasformazione dell’agricoltura, che deve conciliare la produttività con la difesa dell’ambiente, cosa possibile solo con le tecnologie più avanzate, necessarie anche per produrre bioenergie, per risparmiare l’acqua e per frenare il processo di impoverimento del terreno che lo rende incapace di nutrire e far crescere le colture.

La grande sfida della sostenibilità. Ma per proteggere gli ecosistemi non bastano più gli uomini, occorrono macchine ad alta automazione guidate dall’intelligenza artificiale. L’industria della meccanica agricola è oggi in grado di produrre mezzi interamente governati da computer, telecamere e sensori, capaci di analizzare tutti i parametri ambientali e di garantire l’uso calibrato dell’acqua, il rispetto della sostanza organica dei terreni, l’utilizzo scientifico di tutti i fattori produttivi. Mentre i sistemi satellitari leggono il terreno e fanno mappature precise al centimetro, flotte di droni registrano dati ambientali e fanno il monitoraggio delle piante. Sofisticati sistemi informatici gestiscono in autonomia i movimenti delle macchine sul campo, e l’enorme flusso di informazioni raccolte viene convogliato mediante le reti nei database specializzati.

Allarme materie prime. La trasformazione dell’agricoltura in chiave digitale e il rilancio del settore primario che ad essa consegue, rischiano però di arrestarsi a causa di una variabile emersa improvvisamente, quella relativa al prezzo delle materie prime ferrose e petrolifere, che sta crescendo in modo incontrollato e che grava molto sui costi di produzione delle macchine agricole (fabbricate in massima parte con acciaio, ghisa, ferro e plastiche). La Cina ha infatti drasticamente ridotto le esportazioni di acciaio e materiali ferrosi e il prezzo d’acquisto delle forniture per l’industria della meccanica agricola, in Italia come all’estero, è salito vertiginosamente (in alcuni casi anche del 100%). Oltre alle materie ferrose molto critica è la situazione che riguarda le forniture per la fabbricazione di componenti elettronici, che, nel momento in cui il 4.0 sta incrementando in modo così consistente, costituisce un fattore frenante molto pericoloso. Il problema non è soltanto italiano, ma riguarda il comparto agromeccanico a livello mondiale. Tuttavia è proprio in Italia, Paese importatore di materie prime, che le conseguenze di questa “stretta” potrebbero essere particolarmente evidenti. Si stima che l’industria italiana di settore (11,5 miliardi di fatturato annuo, 70% della produzione esportata, oltre 1.500 imprese con circa 100 mila addetti) possa reggere con le scorte non oltre la metà del prossimo anno. Il tema ha una rilevanza politica per almeno due aspetti, quello relativo alla debolezza dell’industria siderurgica nazionale, sempre più dipendente dall’estero, e quello relativo ai rapporti commerciali con la Cina, che appaiono sempre più critici.

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