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Anno 2020 Numero 4-5

Bioenergia
aprile - maggio 2020

Meccanizzazione e produzione di biomasse: un corso di formazione multimediale

La ripresa delle attività produttive, dopo l’arresto dettato dalla pandemia, vede nella green economy una grande opportunità, ma il settore primario necessita di operatori in campo. In tale ottica il Ministero dell’Agricoltura ha finanziato un corso di formazione, fruibile gratuitamente online, sulla meccanizzazione delle filiere legate alla bioenergia

Dopo due interminabili mesi di emergenza per il Covid-19, con grandi sacrifici in Italia siamo finalmente entrati nella cosiddetta fase 2. Ora, attrezzandoci per evitare una recrudescenza del virus, guardiamo al futuro sperando in un rapido ritorno alla normalità. Ma di quale normalità parliamo? Non dimentichiamoci che prima della pandemia da coronavirus, l’intero pianeta – quindi non solo l’uomo – necessitava di una terapia intensiva per contenere gli effetti del riscaldamento globale. Non va quindi trascurato il monito del Pontefice quando ci ricorda che «non si può stare bene in un pianeta malato». Per questo, affinché la ripresa avvenga in modo sostenibile dovremmo fare tesoro di ciò che l’emergenza ci ha insegnato in queste settimane cambiando molte delle nostre abitudini. Solo per fare alcuni esempi, in tempi strettissimi: abbiamo avuto la prova che modificando i comportamenti individuali, si può contenere il problema del traffico, dell’inquinamento, dello spreco di cibo e della produzione di rifiuti; abbiamo assistito ad un lancio epocale dello smart working e dell’e-learning, dove l’Italia sconta ancora un sensibile ritardo rispetto alla media europea; abbiamo rivalutato il ruolo di filiere produttive vitali, a partire dall’agricoltura, dalla filiera alimentare, dalla produzione e distribuzione dell’energia e delle industrie connesse, e di tutti i servizi di pubblica utilità; si è dato il giusto risalto al ruolo centrale della ricerca, degli scienziati e delle competenze tecniche in generale.

Purtroppo, nonostante l’innegabile impegno profuso, abbiamo constatato – per l’ennesima volta – la difficoltà della politica di interpretare il sistema produttivo in chiave di filiere articolate e complesse come nel caso della bioeconomia. Un esempio emblematico è stato quello del Decreto legge n.19 del 25 marzo, con cui il Governo ha escluso dall’elenco delle attività industriali ritenute essenziali i codici ATECO riferiti alla produzione di macchine agricole. Per contenere gli effetti di tale provvedimento, il presidente di FederUnacoma ha in più occasioni dichiarato che «l’agricoltura è un asset strategico per la produzione di alimenti e di biomasse ad uso energetico a cui il mondo della meccanizzazione agricola appartiene interamente proprio in un’ottica di filiera».

Insomma, tutta questa vicenda ci ha dimostrato che la salute umana e la salute del Pianeta non sono mai state così intrecciate e che non bisogna farsi cogliere impreparati.

Per affrontare il complesso problema dei cambiamenti climatici, una delle sfide principali si gioca sul fronte della bioeconomia circolare e dell’energia verde con cui soppiantare il fossile. Oggi, in Italia, la bioenergia svetta tra le FER producendo da sola il 50% di tutta l’energia verde nazionale con circa 11 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. In prospettiva, secondo gli indirizzi del Green Deal europeo, la valorizzazione (industriale ed energetica) delle biomasse andrà ulteriormente incrementata. Questa, infatti, concorre alla protezione dell’ambiente naturale attraverso il recupero e la valorizzazione di scarti e residui, in particolare quelli prodotti dalle attività agricole, zootecniche e forestali, e può facilitare il ripristino di terreni marginali o degradati con l’introduzione di colture destinate alla produzione di energia, oltre ad agire da volano per una corretta gestione del patrimonio boschivo e rurale.

In tutto questo la moderna meccanizzazione agricola e forestale gioca un ruolo di primaria importanza, consentendo di movimentare la risorsa biomassa con costi contenuti e garantendo al contempo elevati standard qualitativi.

Per queste ragioni Enama (Ente Nazionale Maccanizzazione Agricola), nell’ambito del progetto ENAGRI finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali (Mipaaf), ha commissionato a Itabia – Italian Biomass Association – un corso di formazione con cui stimolare la diffusione di tecniche e tecnologie innovative per ottimizzare le operazioni in campo per la movimentazione delle biomasse. Il corso intitolato “Macchine e attrezzature utilizzate per la produzione di biomassa a fini energetici” tratta – in termini di massima sostenibilità – i criteri all’avanguardia per la produzione, raccolta, condizionamento, trasporto e stoccaggio delle diverse tipologie di biomasse (forestali, residuali agricole e coltivate ad hoc) nell’ottica di individuare le migliori pratiche, nei relativi ambiti d’intervento, per una loro gestione economicamente conveniente e a basso impatto ambientale. Per la realizzazione del corso è stato costituito un gruppo di lavoro targato Itabia, coordinato da Matteo Monni (vice presidente) che si è avvalso della preziosa collaborazione di Raffaele Spinelli (consigliere) e Gianni Picchi (socio) entrambi ricercatori del CNR-IBE (Istituto per la Bioeconomia) la cui indiscussa esperienza è frutto di decenni di sperimentazioni in campo.

Il gruppo di lavoro ha dettagliatamente descritto la meccanizzazione e i cantieri operativi ottimali nei seguenti contesti: agricolo: uliveti, vigneti, frutteti e colture dedicate. Tecniche per valorizzare biomasse residuali (potature ed espianti di fine ciclo).

Forestale: boschi cedui, fustaie. Tecniche per esboschi e diradamenti in relazione alle formazioni boschive e al contesto geomorfologico (acclività dei versanti). Intermedio (agro-forestale): alvei fluviali. Tecniche che rendono economicamente sostenibili interventi di manutenzione del territorio. 

Un elemento cardine del corso è dato dalle analisi sui costi di produzione del biocombustibile determinati principalmente dai sistemi di lavoro utilizzati, l’organizzazione dei cantieri e l’esperienza degli operatori. In tale ottica viene data una grande importanza anche alle specifiche condizioni locali e ambientali in cui si opera. In ambito forestale contano il tipo di bosco, la pendenza e accidentalità del terreno. In ambiente agricolo sono importanti il sesto di impianto, l’ampiezza della capezzagna o l’intensità della potatura.

Macchine e cantieri vanno modulati in riferimento alle specifiche qualitative del biocombustibile che si vuole produrre, che – a loro volta – sono condizionate dal tipo di apparato impiegato per la loro conversione energetica. In generale, caldaie di piccole dimensioni saranno più esigenti in termini di qualità rispetto ai grandi impianti. In ogni caso, la qualità è data da alcuni fattori prevalenti come: umidità, pezzatura e contenuto in ceneri.

Il corso, suddiviso in tre sezioni distinte su supporto audio-visivo, ha una durata complessiva di quasi un’ora e mezza (vedi box). Tutto il materiale prodotto verrà divulgato a partire dal mese di maggio attraverso la sezione dedicata al progetto ENAGRI sul sito di Enama (www.enama.it) e ovviamente su quello di Itabia (www.itabia.it). Inoltre, il corso avrà modo di essere ampiamente divulgato attraverso la sezione Energy dell’edizione online della fiera EIMA International di quest’anno; l’obiettivo è fare di necessità virtù!


Scheda tecnica del progetto

Il corso, rivolto principalmente a operatori agricoli e forestali attivi nella filiera legno-energia, contiene un gran numero di informazioni raccolte su tre audiovisivi con foto e infografiche illustrate dalla voce narrante di uno speaker per una durata complessiva di circa 85 minuti. La presentazione si articola in 130 schermate, corredata da 290 foto, 15 grafici, 10 tabelle, disegni e mappe. Tutti i contenuti formativi enunciati nel corso sono stati trascritti in un documento, curato nella veste grafica, il cui testo (circa 80.000 battute) rimanda alle immagini video indicando puntualmente il minutaggio. Infine, per chi fosse interessato a effettuare un’autoverifica del grado di apprendimento raggiunto, è stato realizzato un questionario caratterizzato da domande a risposta multipla e relative soluzioni.

di Matteo Monni

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