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Anno 2018 Numero 10-11

Tecnica
ottobre - novembre 2018

Per drenare, ma anche per irrigare, gli scavafossi rotativi

I macchinari per lo scavo dei fossi vengono normalmente impiegati per migliorare il drenaggio in terreni soggetti a ristagni idrici, ma sono utili anche per creare solchi dove deporre tubazioni per l'irrigazione sotterranea. I costruttori del settore hanno messo a punto modelli e accessori in grado di soddisfare le esigenze

Il cambiamento climatico è una realtà ormai conclamata, che nei nostri areali comporta una radicalizzazione dei fenomeni meteorologici, con prolungati periodi di siccità seguiti da intensi fenomeni piovosi. Queste manifestazioni non sono ovviamente favorevoli ad un’ottimale gestione agricola, per cui ci si deve adoperare per limitarne gli effetti negativi. Specie se i terreni sono particolarmente sensibili ai ristagni idrici, il rimedio da sempre applicato è il drenaggio, che può essere sotterraneo, oppure più spesso superficiale. In quest’ultimo caso, oltre ad una rete di canali per il convogliamento delle acque in eccesso, vengono creati a livello locale dei fossi più o meno temporanei, di varia foggia e dimensione. Le macchine che vengono impiegate allo scopo sono, appunto, gli scavafossi.

Si tratta di attrezzature portate dal trattore, sulle quali lavorano uno o più robusti rotori (spesso di notevole diametro), dotati sulla circonferenza esterna di una serie di utensili di varia foggia in grado di scalzare il terreno. Il rotore viene fatto girare ad elevata velocità, in modo da ottimizzare l’impatto degli utensili (talvolta costituiti anche da zappette ricurve) tramite una trasmissione meccanica di alberi e ingranaggi, che prende il moto dalla presa di potenza standardizzata a 540 o 1000 giri/min del trattore.

Lo scavafossi affonda progressivamente nel terreno per peso proprio, e la profondità di lavoro è definita dalla posizione che a regime l’attrezzatura assume tramite l’opportuna regolazione del sollevatore, che in questo caso lavora in posizione controllata.

La terra rimossa può essere sparsa mediante il suo lancio su uno o entrambi i lati dello scavo, oppure intercettata e depositata sui bordi del fosso tramite paratie regolabili, a creare degli arginelli supplementari.

La creazione del fosso può risultare oltremodo difficile in presenza di abbondante scheletro o addirittura pietre o sassi di notevole dimensione, per cui in questi casi conviene dotare la ruota di scavo di utensili con riporto antiusura o, nei casi estremi, in carburo di tungsteno.

Inoltre, per preservare l’intera catena cinematica del moto da possibili dannosi sovraccarichi o addirittura da rotture è necessario corredare l’albero cardanico di trasmissione del moto con un dispositivo di protezione. Quelli più frequentemente adottati sono il bullone a tranciamento (economico, ma dalla manutenzione noiosa, perché ad ogni rottura deve essere sostituito, naturalmente con un esemplare identico) oppure la frizione a secco multidisco, piuttosto costosa ma ottimale perché è possibile regolarne la soglia di intervento.

 

Le tipologie e gli accessori

In funzione delle esigenze operative, gli scavafossi possono assumere posizioni di lavoro diverse rispetto ai trattori a cui sono accoppiati. Premesso che si tratta di attrezzature di tipo portato,  gli scavafossi possono lavorare centralmente, cioè in linea con il trattore, oppure traslare lateralmente (in modo meccanico con un vitone, oppure anche idraulicamente), a volte solo su un lato, a volte su entrambi, creando in tal modo il fosso in modo disassato, di diverse decine di centimetri rispetto alla direzione di avanzamento. Sul mercato è offerta anche una terza opzione, per la quale questa attrezzatura è montata su un braccio articolato laterale operato idraulicamente, che può spostare la testata rotante a distanze notevoli rispetto al trattore. Si tratta di un’opzione particolarmente utile quando per necessità operative il trattore non può transitare dove poi verrà creato il fosso, e anche per la manutenzione/creazione di banchine stradali. Se la traslazione laterale è relativamente limitata, la trasmissione del moto alla ruota di scavo è comunque meccanica e realizzata tramite alberi cardanici, mentre se l’organo lavorante è montato su un braccio idraulico, il rotore è necessariamente mosso tramite un potente motore idraulico, che richiede quindi una notevole portata di olio in pressione da parte del circuito idraulico del trattore.

Oltreché per le modalità di posizionamento dell’organo lavorante, i modelli si differenziano in funzione del numero di rotori installati. Quelli più semplici, definiti “monoruota”, lavorano appunto con un’unica ruota di scavo, lasciando ad un robusto telaio posteriore il compito di conformare la sezione del fosso; il passo successivo sono i “monobiruota”, ovvero macchine che oltre al rotore, che opera su un lato, sono dotate di un disco di taglio e pulizia posto sul lato opposto, a scolpire meglio i bordi del fosso. Con i monoruota e i monobiruota, logicamente la terra di risulta è lanciata (oppure depositata) solo su uno dei lati del fosso.

I modelli più completi sono i “biruota” che, come suggerisce il termine, sono dotati di due rotori, che scaricano la terra su entrambi i lati e profilano al meglio le pareti del fosso. Per soddisfare esigenze specifiche, alcuni costruttori offrono inoltre conformazioni particolari della ruota di scavo, con larghezze potenziate e utensili di taglio di varia foggia.

Gli scavafossi più diffusi creano uno scavo a sezione tipicamente trapezoidale, che può differenziarsi sia per l’angolo di inclinazione delle pareti (tra circa 20° e 45°), sia ovviamente per la profondità rispetto al piano di campagna, sia infine per la possibilità di ottenere un fondo “allargato”.

Inoltre, possono essere creati degli arginelli supplementari, convogliando la terra di risulta sui bordi dello scavo, tramite robuste paratie opportunamente regolate.

Poiché si tratta di una lavorazione gravosa per il trattore, con il motore impegnato quasi esclusivamente dalla presa di potenza, le tipiche velocità di avanzamento sono molto basse, da meno di 1 sino a 1,5 km/h, in funzione della tessitura, della presenza di scheletro e del grado di compattamento del terreno. è opportuno pertanto l’impiego di trattori dotati di cambio con il superriduttore. Per facilitare l’azione della ruota dentata di scavo, talvolta viene montata davanti e in linea ad essa un’ancora di ripuntatore, che smuove preventivamente la terra, facilitandone la rimozione.

 

Gli accessori

Alcuni accessori arricchiscono la dotazione degli scavafossi: detto del ruotino di trasporto e dei dispositivi contro i sovraccarichi che corredano gli alberi cardanici in dotazione, sono disponibili anche la gestione idraulica del puntone dell’attacco a 3 punti, la regolazione idraulica delle paratie laterali e soprattutto l’interessante opzione del controllo laser della pendenza, molto utile per realizzare opere idrauliche di precisione, che necessitano di una direzione definita di scolo delle acque.


 

La sicurezza

Per loro natura, gli scavafossi rotativi scalzano una notevole quantità di terra, lanciandola con forza verso l’esterno. C’è comunque la possibilità di intercettare e bloccare (in modo più o meno completo) il flusso di materiale in prossimità della zona di formazione del fosso grazie ad alcune paratie installate allo scopo. La posizione (ovvero l’inclinazione) di queste paratie è regolabile (a volte anche idraulicamente) per consentire comunque un certo lancio del prodotto di scavo.

Pertanto, in considerazione del pericolo, non eliminabile, di violenta proiezione non solo di terra ma anche di sassi e pietre, gli scavafossi devono essere obbligatoriamente dotati di uno specifico segnale di pericolo, visibile da lontano, che avverta eventuali terze persone di rimanere a debita distanza dalla macchina.

Un ulteriore importante aspetto di sicurezza, in questo caso relativo ai modelli ad azionamento meccanico del rotore o dei rotori, è l’adozione di un albero cardanico provvisto di dispositivo di protezione contro i sovraccarichi. Gli scavafossi più semplici montano il bullone di sicurezza a tranciamento, mentre quelli più evoluti e performanti adottano una frizione a secco multidisco. Non è mai inutile ricordare, a tale proposito, che la protezione dell’albero cardanico (e più in generale dell’intera catena cinematica del moto) deve essere integra e correttamente installata, e adeguatamente completata alle sue estremità da controcuffie o schermi, montati intorno alle prese del moto lato trattore e operatrice.


 

Anche per la posa di tubi di irrigazione sotterranea

In una versione leggermente differente, i cosiddetti “scavafossi” rotativi possono essere impiegati anche per la posa di dreni o tubi di irrigazione sotterranea ma anche, al di fuori dell’ambito agricolo, di tubazioni di vario genere, comunque su fondo terroso.

In questo caso, la macchina (detta anche “fessuratore”) ha il rotore che lavora in verticale, e apre un solco molto stretto, da meno di 10 a circa 20 cm, ma particolarmente profondo, fino al oltre 1 metro. Gli utensili lavoranti sono delle zappette ricurve, che riescono ad espellere efficacemente il terreno rimosso, creando un scavo con pareti compatte e omogenee. Similmente ai modelli tradizionali, la terra di risulta può essere dispersa lateralmente alla direzione di avanzamento oppure ritenuta su uno dei bordi dello scavo, per l’eventuale rinterro successivo, necessario soprattutto in caso di posa di tubi per irrigazione sotterranea.

Molti costruttori prevedono la dotazione a richiesta di un kit posatubi, in modo da eseguire l’intera routine di lavoro in un’unica passata. In considerazione della notevole profondità normalmente conseguita nello scavo, in queste condizioni è altamente consigliabile adottare il rotore di riporti in carburo di tungsteno, per lavorare efficacemente anche nei terreni tenaci, ma soprattutto per aumentare la resistenza dell’organo lavorante in caso di impatto con sassi e pietre.


 

Per le coltivazioni specializzate

Un’attenta regimazione idrica del vigneto e del frutteto è fondamentale per evitare dannosi ristagni idrici superficiali e sotterranei, con conseguenti stati di sofferenza della coltura, a volte anche prolungati nel tempo, potenzialmente in grado di compromettere più raccolti.

In tali casi, può essere utile creare dei piccoli fossi, detti anche scoline, che raccolgono e convogliano le acque meteoriche in eccesso, in modo da preservare un’accettabile aerazione del terreno (peraltro molto spesso notevolmente compattato dai ripetuti passaggi del macchinario agricolo negli interfilari), a tutto vantaggio di un buono stato di salute della microflora e della microfauna terricole.

Per realizzare le scoline si adottano normalmente degli scavafossi di piccola dimensione, in grado di lavorare ad un profondità limitata, in genere non più di 30-35 cm, per evitare di disturbare le radici più superficiali della coltura.

Diversamente agli scavafossi tradizionali, le ruote di scavo impiegate per questa applicazione lavorano solitamente con l’asse di rotazione trasversale alla direzione di avanzamento del trattore, realizzando in questo modo un piccolo fosso che non ha sezione trapezoidale, bensì tendenzialmente semisferica.

In relazione alla profondità e alla sezione di scavo limitate, si tratta, in genere, di lavorazioni che non richiedono elevate potenze, per cui queste macchine possono essere vantaggiosamente accoppiate ai piccoli trattori da vigneto e frutteto senza particolari problemi operativi.

di Domenico Pessina

Keywords: Scavafossi

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