
Riparte l'Agricoltura 4.0, nel 2025 investimenti per 2,5 miliardi di euro
Torna a crescere nel 2025 il mercato nazionale delle tecnologie digitali. Ad investire sono soprattutto quelle aziende agricole che già utilizzano sistemi 4.0. Il ruolo strategico della formazione per favorire la diffusione dei sistemi di nuova concezione
In un contesto globale segnato da instabilità geopolitica, crisi climatica e tensioni economiche, il settore agroalimentare italiano torna ad investire in innovazione digitale. Dopo la flessione registrata nel 2024 (-8%), nel 2025 il mercato italiano dell’agricoltura 4.0 raggiunge un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro, con un aumento del 9% rispetto all’anno precedente, e torna così sui livelli del 2023. I dati estrapolati dalla ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia – presentata a febbraio durante il convegno “Smart Agrifood, segnali di ripresa, tra vecchie sfide e nuove opportunità” – evidenziano come la crescita sia stata trainata dalle soluzioni software. I Farm Management Information System, infatti, registrano un incremento del 17%, e i Decision Support System crescono del 26%.
Tornano in territorio positivo e in linea con i dati di mercato europei, anche gli investimenti in macchinari connessi (+2%) e in telemetria e controllo (+3). Per quanto riguarda l’analisi sull’utilizzo delle nuove tecnologie nelle aziende italiane, l’Osservatorio ha evidenziato come nel 2025 il 42% di queste abbia utilizzato almeno una soluzione smart, mentre la superficie agricola coltivata ha raggiunto il 10% del totale, in lieve aumento rispetto al 2024. Il fatto che il mercato dell’agricoltura 4.0 cresca mentre i livelli di diffusione complessiva siano ancora stabili segnala, secondo la ricerca, che i nuovi acquisti arrivino soprattutto da imprese già digitalizzate. Il mercato dell’Agricoltura 4.0 conferma segnali positivi, con una ripresa degli investimenti e un tasso di abbandono quasi nullo tra le aziende che hanno già adottato soluzioni 4.0 a dimostrazione del valore concreto generato dalla digitalizzazione. Allo stesso tempo – ha commentato Andrea Bacchetti, direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood – la superficie agricola informatizzata e il livello di adozione complessivo delle tecnologie digitali restano sostanzialmente stabili: a investire sono soprattutto le imprese che hanno superato la fase di sperimentazione iniziale e che integrano in modo sistematico questi sistemi avanzati nei loro processi produttivi.
Dall’indagine si evince altresì una maggiore consapevolezza circa l’utilizzo integrato delle innovazioni 4.0, percepite non più solo come strumenti di campo, ma soprattutto come leve di supporto alla gestione dell’azienda agricola. L’analisi di trenta casi pilota in 20 Paesi europei ha evidenziato che l’impiego di soluzioni digitali ha permesso alle imprese interessate di ottenere un ROI (Return on investment) positivo, oltre a tutti i benefici derivati da un uso più efficiente degli input di produzione (con conseguente riduzione dei costi) come – ad esempio – il miglioramento delle rese, della produttività e della qualità del lavoro. Il tasso di abbandono delle nuove tecnologie da parte degli operatori è praticamente nullo poiché chi le adotta ha benefici superiori alle aspettative e tende a proseguire negli investimenti.
Tuttavia diversi sono fattori che ancora frenano la digitalizzazione del settore primario in Italia. Al primo posto figura una scarsa conoscenza delle opportunità offerte dal 4.0, ma pesano anche la carenza di incentivi pubblici – solo il 21% delle imprese investe senza agevolazioni – e alcune criticità strutturali, come la poca interoperabilità tra i sistemi e la mancanza di figure professionali specifiche. Ed è proprio in questo contesto che emerge il ruolo sempre più strategico che la formazione è chiamata a svolgere per favorire la diffusione delle innovazioni tecnologiche nel settore primario, migliorando così le performance dell’intero comparto.









