
Soluzioni innovative per il diserbo meccanico
La proliferazione delle infestanti riduce le rese, mentre la progressiva resistenza agli erbicidi di sintesi complica le strategie di lotta. Le macchine di nuova generazione dotate di sensori e sistemi ottici, rendono il diserbo meccanico una soluzione ad elevata sostenibilità ed efficienza
La lotta alla flora infestante costituisce uno dei pilastri dell’agricoltura, poiché le malerbe rappresentano il principale fattore biotico di riduzione delle rese, incidendo in modo diretto sulla produttività delle colture. Per questa ragione, i sistemi agricoli hanno progressivamente fatto ricorso agli erbicidi di sintesi, riconoscendone il ruolo determinante nel garantire livelli produttivi adeguati e nel sostenere il fabbisogno alimentare. Nel tempo, l’impiego degli erbicidi è divenuto la strategia principale per il controllo delle malerbe, fino a rappresentare in alcuni casi l’unica soluzione adottata pur favorendo l’insorgenza di fenomeni di resistenza in diverse specie infestanti. Fenomeni, questi, dovuti alla pressione selettiva, conseguente all’uso ripetuto degli stessi principi attivi. Nel medio-lungo periodo, ciò può compromettere l’efficacia degli interventi, rendendo necessari dosaggi più elevati o strategie alternative, con implicazioni agronomiche, economiche e ambientali di crescente complessità. Per questo, proprio le criticità legate all’insorgenza di resistenze e alla crescente pressione normativa e ambientale sull’uso degli erbicidi chimici stanno riportando l’attenzione verso strategie di gestione integrate.
Il diserbo meccanico. Rappresenta una soluzione tecnica di rinnovato interesse, capace di affiancare (e in alcuni casi sostituire) il controllo chimico. Il diserbo meccanico, infatti, consiste in una lavorazione molto superficiale del terreno (max 4-5 cm di profondità), allo scopo di distruggere o danneggiare la flora infestante, riducendo in tal modo la competizione nelle prime fasi di sviluppo della coltura principale, senza ricorrere a principi attivi di sintesi. Oltre all’azione sulle malerbe, da questo approccio possono derivare ulteriori benefici agronomici come la riduzione dell'evaporazione dell'acqua, poiché si interrompe la capillarità del suolo; l’arieggiamento del terreno, dovuto alla frammentazione della crosta superficiale; una migliore penetrazione del calore solare negli strati superficiali; la possibilità di effettuare trasemine o di incorporare fertilizzanti contestualmente alla lavorazione.
Le macchine operatrici destinate al diserbo meccanico si possono sostanzialmente classificare in erpici strigliatori e sarchiatrici. I primi effettuano un’azione di estirpazione e di ricopertura delle malerbe per mezzo di denti elastici fissi o montati su elementi rotanti, possono avere larghezze di lavoro fino a 12 m e operano a velocità comprese tra 1 e 15 km/h. Il loro effetto sulle malerbe è massimo fino allo stadio di seconda foglia, mentre è praticamente nullo su malerbe ben radicate. Le sarchiatrici, a seconda degli organi lavoranti, effettuano azioni di estirpazione, taglio, e ricopertura delle malerbe per mezzo di dischi rompicrosta, piccoli vomeri a zampa d’oca, elementi rotanti a dischi stellati o a dita gommate. La larghezza di lavoro è compresa tra 3 e 6 m, mentre la velocità di avanzamento varia tra 3 e 10 km/h.
Di norma, gli erpici strigliatori sono impiegati su colture seminate a righe, in particolare cereali autunno-vernini, mentre le sarchiatrici sono destinate alle colture seminate a file (mais, soia, bietola, orticole ecc.).
L’erpice strigliatore a denti elastici. È una macchina operatrice semi-portata o trainata che richiede esclusivamente forza di trazione da parte del trattore accoppiato, senza il supporto del moto derivato dalla presa di potenza meccanica. Il diserbo si esplica come eradicamento e seppellimento delle malerbe, che però è importante siano ancora allo stadio cotiledonare. Il successo dell’azione diserbante dell’erpice strigliatore sui cereali autunno-vernini si basa sulla combinazione di due fattori: da un lato, l’intervento deve avvenire quando le piantine della coltura da preservare hanno un apparato radicale più sviluppato e robusto rispetto a quello delle malerbe; dall’altro, si fa affidamento alla capacità di accestimento tipica dei cereali, che consente di compensare eventuali perdite nel caso in cui, oltre alle infestanti, venissero malauguratamente estirpate anche piante della coltura da reddito. Gli organi lavoranti dell’erpice strigliatore sono costituiti da denti elastici in acciaio, caratterizzati da un'elevata luce da terra e da un’interfila di 20-30 mm circa. Nei principali modelli, ogni dente è fissato ad una molla di tensionamento, la cui tensione determina il grado di intensità dell’operazione di strigliatura. Un sistema di bilanciamento idraulico agisce su ciascun telaietto dell’erpice per mantenere costante l'incidenza sul suolo dei denti elastici. Completano la macchina un terzo punto asolato per il miglior adattamento alle irregolarità del terreno, un sistema di controllo della profondità di lavoro (di solito fino a 3 cm) costituito da ruote di appoggio anteriori e posteriori e una serie di denti elastici "rompitraccia" installati dietro alle ruote posteriori.
La regolazione ottimale di un erpice strigliatore è in funzione delle condizioni del terreno e dello stadio di crescita della coltura. L’intensità della strigliatura viene regolata manualmente, per mezzo di attuatori idraulici o di leve meccaniche che variano l’inclinazione dei denti rispetto al terreno, tenendo conto di profondità e velocità di lavoro. L’esperienza dell’operatore è fondamentale per selezionare la più opportuna inclinazione dei denti elastici e il carico delle relative molle di tensionamento in funzione dell’intensità di infestazione, dello stadio fenologico della coltura e dell’umidità del suolo. Altrettanto importante è la scelta della velocità di avanzamento della macchina, perché andature elevate comportano una maggiore efficienza di estirpazione, ma anche maggiori rischi di danneggiamento della coltura principale.
Le regolazioni apportate alla macchina rimangono normalmente costanti per l’intera lavorazione, a prescindere dal grado di infestazione presente in campo. Per superare questa limitazione, sono allo studio soluzioni finalizzate a modulare il carico delle molle in funzione della diffusione di malerbe, rilevata mediante sensori di prossimità, applicando tecniche di agricoltura di precisione.
La sarchiatrice di precisione. Molto interessante ed innovativo è il sistema di guida automatica con telecamera Row-Guard prodotto dall’austriaca Einböck che, abbinato a un telaio traslante, consente di seguire con precisione millimetrica le file delle piante durante la sarchiatura. La telecamera ad alta risoluzione, posizionata anteriormente agli organi lavoranti, acquisisce e analizza in tempo reale l’immagine delle file colturali secondo due distinte modalità operative: un riconoscimento bidimensionale di tipo cromatico, che discrimina la coltura dal suolo e dalle infestanti sulla base delle differenze di colore, e un riconoscimento tridimensionale, che individua la fila rilevando la differenza di altezza tra coltura e malerbe. Il segnale elaborato da un’unità elettronica di controllo viene quindi trasmesso al telaio traslante, in grado di compensare ampi scostamenti laterali (fino a circa 500 mm), garantendo il costante centraggio della sarchiatrice rispetto alla fila. Il dispositivo può riconoscere simultaneamente fino a cinque file, adattandosi a differenti colture e a diverse larghezze interfila. Per migliorare la precisione di guida quando le telecamere non rilevano correttamente le file, gli elementi sarchianti sono dotati di appositi tastatori meccanici. L’interfaccia operativa è affidata a un terminale ISOBUS touch-screen in cabina, che consente di visualizzare in tempo reale l’immagine della telecamera, permettendo di regolarne la sensibilità e altri parametri di riconoscimento, e di memorizzare le impostazioni per le differenti colture.
I vantaggi consistono nell’incremento di precisione della sarchiatura interfilare, riducendo allo stesso tempo la fatica dell’operatore e migliorando la produttività oraria, senza compromettere la qualità del lavoro. Gli svantaggi sono relativi alla corretta regolazione della telecamera, che dipende sostanzialmente dalle condizioni di campo (luminosità, uniformità di semina, stadio fenologico della coltura). La modalità 3D e gli accessori opzionali (illuminazione supplementare a LED o seconda telecamera) contribuiscono tuttavia ad ampliare il campo di applicazione e a minimizzare le criticità operative.









