
Balcani occidentali, verso l'integrazione europea
In una fase congiunturale complessa come quella attuale, i sei Paesi dell’area hanno dimostrato una buona capacità di tenuta, crescendo del 3% nel 2025. Serbia e Albania locomotive della regione. L’Unione Europea volano per lo sviluppo delle economie balcaniche
Il posizionamento dei Balcani occidentali nel nuovo contesto degli scambi globali coinvolge in modo diretto l’Italia per prossimità geografica e legami storici. L’area, che comprende Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia – i cosiddetti WB-6 – riveste infatti un’importanza fondamentale per l’Italia in termini non solo economici ma anche per l’evidente interesse a favorire il rafforzamento della stabilità politica ed economica di una regione così vicina alla nostra. È proprio in questo quadro che lo scorso aprile si è svolta a Roma la Conferenza “New visions for the Western Balkans 2025” organizzata dal MAECI insieme all’Istituto Affari Internazionali. In tale circostanza è stato nuovamente sottolineato l’impegno della politica estera a sostenere le nazioni della regione balcanica occidentale e la loro integrazione nell’Unione Europea. A proposito dei legami dell’Italia con il gruppo dei WB-6, è possibile ricordare l’assistenza economica e militare che fin dal 1991 il governo italiano ha fornito dopo il crollo della Jugoslavia; un impegno che, secondo alcuni osservatori, non ha trovato analogo riscontro nelle relazioni economiche e commerciali, con la sola eccezione dell’Albania. Ed in effetti alcuni nostri competitors – come la Germania – hanno avuto una maggiore capacità di inserimento sia sul piano economico che politico. Ma anche al di fuori della UE si è assistito al dinamismo di altri player globali. La Cina, in particolare in Serbia, è stata in grado di inserirsi in maniera importante nel settore delle infrastrutture.
Guardando alle più recenti vicende del commercio internazionale, come è stato osservato dal Vienna Institute for International Economic Studies, i Balcani occidentali hanno dimostrato una buona capacità di tenuta rispetto alle difficoltà dell’attuale congiuntura (conflittualità sui dazi, reset della logistica, tensioni geopolitiche). La limitata partecipazione di questi Paesi alle supply chain globali, le politiche orientate all’attrazione degli investimenti diretti esteri (IDE), che possono ora avvantaggiarsi del processo di integrazione nella UE e del fenomeno del nearshoring, hanno costituito la base per una maggiore resilienza delle loro economie. A tale resilienza contribuiscono anche le dinamiche relative al mercato del lavoro, che registra una crescita della domanda e un conseguente incremento dei redditi, connessi al declino demografico in molte realtà della regione balcanica.
La conferma di questo trend positivo viene anche dall’ultimo Balkan Regular Economic Report della Banca Mondiale, risalente allo scorso mese di ottobre. Secondo il report della World Bank, intitolato “Towards better jobs in the Western Balkans”, nel 2025 i sei Paesi dell’area balcanica dovrebbero registrare una crescita del 3%, rallentando leggermente rispetto al 3,6% dei precedenti dodici mesi. Per la Serbia – l’economia più grande della regione – la crescita nel 2025 dovrebbe fermarsi al 2,8%, raggiungere il 3% nel 2026 ed il 4% nel 2027. L’Albania, altro importante mercato dei Balcani occidentali, dovrebbe chiudere il 2025 con un incremento del 3,7% e nel biennio successivo mantenere un passo del 3.5%. L’Albania è il Paese con il più alto tasso di occupazione e si distingue per un'inflazione più moderata (2,5%), poiché le pressioni sui prezzi interni sono state compensate da un Lek (valuta locale) più forte. Dopo il calo registrato nel 2024 (-3,1%), il 2025 dovrebbe segnare una ripresa del commercio estero nella regione balcanica (+0,9%) grazie ad un rilancio graduale dell’export e all'anticipazione degli ordini in risposta all’inasprimento delle barriere tariffarie. In un contesto caratterizzato da un aumento delle importazioni di beni e di un sostegno all'attività industriale, il reddito pro-capite medio è previsto crescere nel tempo sino ad allinearsi alla media europea. Peraltro, anche una modesta crescita dell’Euro-area potrebbe favorire quella dei Balcani Occidentali attraverso un aumento degli investimenti e delle esportazioni. In tale prospettiva, il Growth Plan for Western Balkans dell’Unione Europea indica la rotta strategica per rimuovere barriere strutturali e, attraverso progressive riforme, attivare una crescita a lungo termine dei Paesi balcanici.









