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Donne in agricoltura, divario di genere ancora da colmare

Focus Istat sulle donne occupate in agricoltura nel settore primario italiano (dati VII censimento). Sono il 30% della forza lavoro complessiva con un 31% a capo delle aziende, per un divario di genere inferiore rispetto ad altri settori ma ancora alto. Poca propensione all’uso di tecnologie di nuova generazione

di Patrizia Menicucci
ottobre - novembre 2022 | Back

L'ultima indagine sulla situazione dell’agricoltura in Italia, condotta dall’istituto nazionale di statistica e riferita al 2020, ha rilevato che le aziende agricole censite (1,33 mln) contano 2,8 mln di addetti con una presenza femminile pari al 30%.

Sono infatti 823 mila le donne impegnate nelle aziende del nostro primario, con un numero inferiore rispetto a quello dell’ultimo censimento del 2010, quando si attestavano al 36,8%, ma con un impegno in termini di giornate lavoro cresciuto del 30% (+13,9% per quello maschile), soprattutto tra la manodopera familiare.

In aumento il numero di donne impegnate nella gestione aziendale, per una crescita che negli ultimi venti anni è passata dal 25,8% al 31,5%, con una media più alta rispetto a quella dell’Unione Europea stimata al 28,6%. In un confronto con gli altri settori italiani, secondo Unioncamere, nel 2021 nelle aziende meno di un amministratore su 4 è donna: in agricoltura quasi 1 su 3.

Per quanto riguarda la collocazione geografica di questo dato, le aziende a guida femminile sono concentrate soprattutto nel centro sud con medie fra il 35 e il 41% in Calabria, Basilicata, Molise, Campania e Abruzzo; fra il 30/35% in Sicilia, Puglia, Lazio, Toscana, Liguria e il 20/30% nelle altre regioni. Il dato più alto si registra in Molise (40%) e il più basso a Bolzano e Trento (15%).

Le aziende condotte da donne sono mediamente più piccole con una SAU di 7,7 ha rispetto ai 12 ha di quelle condotte da uomini, con differenze maggiori nel Nord Italia dove le aziende hanno dimensioni maggiori. L’indagine sottolinea che nel 2000 metà delle aziende rosa aveva meno di un ettaro mentre nel 2020 sono una su 5; sul fronte maschile nello stesso periodo si è passati da una su 3 a una su 5.

La conduzione femminile è maggiormente presente in aziende che praticano solo coltivazioni piuttosto che coltivazioni più allevamento, e in quelle che svolgono altre attività remunerative come agriturismi e gestione fattorie didattiche, dove le percentuali si attestano rispettivamente al 35 e 40,8%.

Sotto l’aspetto anagrafico, la responsabilità di gestione femminile in agricoltura è più diffusa nelle classi di età più avanzate (+65 anni) quando, secondo gli analisti, “l’impegno pre­visto dal ruolo manageriale diventa maggiormente conciliabile con quello svolto all'interno del nucleo familiare”. Un dato condiviso anche in ambito UE. In Italia le percentuali più basse si registrano nelle classi di età fra i 35 e i 39 anni e sotto i 25. Interessante notare come, con numeri maggiori, il fenomeno percentuale si confermi anche nelle aziende a conduzione maschile.

Sul fronte istruzione, fra i vari titoli di studio le donne a capo dell’azienda, hanno percentuali maggiori alle voci diplomi e lauree generiche mentre gli uomini in quelle a indirizzo agrario in ogni ordine. Percentuali maggiori per le donne anche alle voci relative al possesso della sola licenza elementare o di nessun titolo di studio.

L’indagine rileva anche come le aziende agricole condotte da donne abbiano una minore propensione all’innovazione e all’informatizzazione rispetto a quelle condotte dagli uomini: rispettivamente il 20% contro l’80, e il 23% contro il 77%. Solo una su cinque delle aziende italiane che innovano o che sono informatizzate è a guida femminile.

In conclusione i commentatori sottolineano come il censimento abbia confermato che il comparto agricolo italiano presenti un divario di genere inferiore rispetto ad altri settori, ma che ci sia ancora molto da fare per superare una disparità che risulta comunque ancora alta.

Fiducia in prospettive migliori grazie a provvedimenti come quelli italiani che hanno previsto semplificazioni negli interventi agevolativi a favore dell’imprenditoria femminile; e agli indirizzi europei che vedono nella nuova Pac l’invito agli Stati membri “a porre particolare impegno alla partecipazione e alla promozione del ruolo delle donne in agricoltura”.

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