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L'agricoltura che verrà: i trend della Fao per il decennio 2023-2032

Nei prossimi anni la produzione agricola globale è stimata in crescita dell’1,1%. Secondo FAO e OCSE tale incremento non compenserà la crescita della domanda (+1,3% entro il 2032). Produttività, innovazione e decarbonizzazione i fattori chiave per garantire la sicurezza alimentare

di Giovanni M. Losavio
luglio-agosto-settembre 2023 | Back

Nei prossimi dieci anni la produzione agricola globale è destinata a continuare la sua crescita (+1,1% l’anno) ma ad un ritmo inferiore a quello registrato tra il 2005 e il 2015 (+2,2%), non sufficiente a soddisfare il contemporaneo incremento dei consumi di derrate alimentari (+1,3%). Questo lo scenario tracciato dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e dalla FAO con l’Agricultural Outlook 2023-32, report che analizza i trend di sviluppo del settore primario mondiale nel medio-lungo periodo. Nel prossimo futuro – si legge nel report – l’andamento del comparto agricolo sarà condizionato non soltanto dalle variabili relative alla volatilità dei prezzi agricoli e ai rincari delle materie prime e degli input, ma dalle tensioni che si stanno manifestando sullo scacchiere geopolitico e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Peraltro – avvertono la FAO e l’OCSE – le stime prospettate nel report potrebbero essere ottimistiche, poiché si basano sull’assunto che il quadro di riferimento economico e politico vada verso una progressiva stabilizzazione e che tenda a mantenere un certo equilibrio anche nel medio termine. In caso di ulteriori e improvvisi choc, dovuti – ad esempio – a un ritorno di fiamma dell’inflazione o all’acuirsi delle tensioni internazionali, il dato riferito alla produzione agricola potrebbe essere rivisto verso il basso.

A preoccupare gli analisti della FAO e dell’OCSE è soprattutto l’andamento dei prezzi degli input agricoli. Le due organizzazioni hanno infatti calcolato che un incremento del 10% nel costo dei fertilizzanti potrebbe tradursi in una crescita media del 2% nel prezzo finale delle derrate alimentari. «Il rincaro dei fattori di produzione registrato negli ultimi due anni – avverte il segretario generale dell'OCSE Mathias Cormann – ha messo in discussione la tenuta del sistema agricolo globale». Secondo le due organizzazioni internazionali, per raggiungere gli obiettivi di lungo periodo relativi alla sicurezza alimentare e alla sostenibilità, è necessario da un lato investire in innovazione e puntare su un incremento della produttività, dall’altro ridurre l’”impronta carbonica” del settore primario globale.

 

Nuovi stili di consumo

Il report firmato da FAO e OCSE fotografa anche quel cambiamento dei trend di consumo, che è già in atto da diverso tempo e che vede un sensibile, progressivo calo della domanda di cereali. Entro il 2032 – si legge nel rapporto – solo il 41% della produzione complessiva di cereali sarà destinata all’alimentazione umana, mentre il restante 59% sarà utilizzato per la realizzazione di mangimi animali (37%) e per altri impieghi industriali (22%). Invece, secondo le stime delle due organizzazioni internazionali, sembrerebbero destinati a crescere i consumi (e la produzione complessiva) tanto di zucchero quanto di carne, ma si tratterebbe di un fenomeno fortemente polarizzato. A trainare la domanda dell’uno e dell’altra sarebbero infatti i Paesi emergenti di Africa e Asia, mentre Europa occidentale e Nord America si caratterizzerebbero per una riduzione dei consumi di entrambi i prodotti.

 

Agricoltura sempre più “green”, ma non per tutti

Con l’incremento della produzione agricola complessiva è destinata a aumentare anche la produzione di gas climalteranti (+7,5% entro il 2032) sebbene ad un tasso di crescita di molto inferiore a quello previsto. Insomma, stando alle previsioni della FAO e dell’OCSE, nei prossimi dieci anni il settore primario dovrebbe iniziare a contenere la propria impronta carbonica, che ricordano le organizzazioni, è prodotta soprattutto dal settore zootecnico (86% di tutti i gas serra del comparto agricolo globale). Tuttavia, il processo di decarbonizzazione dell’agricoltura sarà a macchia di leopardo, con una importante riduzione delle emissioni di gas serra soprattutto in Nord America. Non altrettanto dovrebbe avvenire nei Paesi dell’Africa sub-sahariana e dell’America Latina, dove l’emissione dei gas climalteranti viene stimata in crescita. Si tratta di un fenomeno in chiara controtendenza, che indica ancora una volta la necessità di rinnovare e modernizzare i sistemi produttivi emergenti con importanti investimenti in tecnologia.

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