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Anno 2017 Numero 7-9

Giardinaggio
Luglio - Agosto - Settembre 2017

Grandi aree verdi: funzione, gestione e manutenzione

L'aumento costante della popolazione residente nelle metropoli e nei centri urbani pone in primo piano il tema della manutenzione dei parchi e delle aree pubbliche adibite alle attività sportive e ricreative. L'insieme combinato di tecniche agronomiche, metodiche di salvaguardia ambientale e tecnologie meccaniche ed elettroniche consente di gestire in modo ottimale gli spazi verdi urbani. In arrivo flotte di robot capaci di intervenire in modo puntuale essendo governati da postazione remota

Sul tema dello sviluppo sostenibile, un ruolo importante è giocato dalle aree verdi. Anche per queste, infatti, vale lo stesso approccio di valutazione della sostenibiltà e cioè una valutazione affrontata con una visione integrata delle tre dimensioni che la caratterizzano: il rispetto dell’ambiente, l’equità sociale e l’efficienza economica.

In questo articolo l’attenzione è indirizzata alle grandi aree a verde. In particolare il focus è volto alle città, dove sempre più si concentra la presenza umana (nel 2050 ben il 75% della popolazione mondiale vivrà in città) e, quindi, dove si registra una più forte pressione sull’ambiente e sulla qualità della vita. In Italia la dotazione media di verde urbano pubblico è di circa 32 m2/abitante. Vi sono però città dove non si raggiungono i 9 m2/abitante; per contro, nelle regioni del nord, più del 40% dei capoluoghi ha una dotazione media di verde pubblico per abitante superiore alla media nazionale.

Nella  valutazione del verde bisogna andare oltre al dato medio per abitante. Occorre cioè individuare, oltre l’aspetto estetico e ornamentale, quelle che sono le funzioni del  verde e i servizi che esso produce anche nell’ottica della lotta al cambiamento climatico. Da questo approccio deriva anche la gestione da attuare e la conseguente forma di manutenzione.

La funzione del verde

Il legame tra sviluppo sostenibile e aree verdi è proprio dato dalle funzioni del verde e dai servizi che esso produce: ambientali, socio-culturali ed economici.

Specie nelle aree fortemente antropizzate e urbanizzate come quelle delle grandi città, le funzioni del  verde vanno considerate con un approccio ecosistemico, al fine di non pregiudicare il rapporto tra le persone e la natura; rapporto che è sempre più sentito e richiesto dalla popolazione. Da una recente indagine condotta in Francia sulle città metropolitane (UNEP-IPSOS), risulta infatti che il 90% dei francesi ha bisogno di un rapporto quotidiano con la vegetazione e che il 70% cerca di stabilirsi in, o presso, zone con aree a verde.

Questo perché le persone, e in particolare quelle che vivono in città, hanno preso consapevolezza della multifunzionalità del verde e dei servizi che esso può fornire. Servizi ambientali  che vanno dalla mitigazione del clima, miglioramento della qualità dell’aria, e regimazione delle acque, al mantenimento della biodiversità  non solo vegetale ma anche animale. Servizi socio-culturali, quali quelli della salute fisica e mentale, della socializzazione, della ricreazione e dello sport. Servizi economici, nei quali rientrano i costi evitati per la sanità e per il disinquinamento, oltre al beneficio economico derivante dagli effetti favorevoli sul mercato immobiliare, sul turismo e sul risparmio energetico. Questi servizi sono sostanzialmente da accreditare ai parchi urbani e periurbani.

Generalmente nei parchi urbani la superficie prevalente è quella occupata dal prato; non mancano però le specie arbustive e arboree acclimatate per l’area di insediamento. Sono spesso caratterizzati per la suddivisione in zone con diverse funzioni, quali quelle per il riposo, il gioco, le attività sportive, le attività ricreative a tutto vantaggio della salute pubblica. Non va infatti dimenticato che, specie tra i giovani, è sempre più diffusa la pratica collettiva di attività sportive nei parchi pubblici all’aria aperta. Per questo vengono allestite aree per il fitness, dove praticare attività per il rafforzamento della muscolatura, attività di stretching e così via. Per attrezzare un’area dedicata al fitness all’aperto occorre un investimento che, per una superficie di 100-120 m2, è dell’ordine di 25.000-35.000 euro. Tale superficie generalmente comprende un’area attrezzata per lo stretching e una per il cardio training. Queste attrezzature che non comportano consumi energetici artificiali, sono solitamente fissate su un substrato flessibile o anche su tappeto erboso. Richiedono però controlli continui e una manutenzione che ne garantisca la sicurezza per gli utilizzatori.

In genere sono anche presenti le aree gioco per i bambini, per le quali si assiste a una continua evoluzione dell’arredo e delle attrezzature, in modo da stimolare l’interesse dei ragazzi a cimentarsi in diversi giochi e attività con differenti livelli di difficoltà. Anche in questo caso i controlli di sicurezza devono essere attenti e continui. Il verde dei parchi periurbani ha una minore frequentazione e può assumere anche un ruolo di integrazione con il sistema agricolo e forestale circostante, nonché di congiunzione tra città e campagna.

La gestione

La gestione del verde pubblico deve conciliare due esigenze: garantire una qualità della vegetazione e dei servizi che soddisfi i cittadini; contenere i costi che ne derivano. Per questo viene sempre più adottata quella che viene definita come gestione differenziata, cioè una gestione che programma un livello di manutenzione legato a una diversa frequenza degli interventi, attuati anche con differenti tipologie di macchine, oltre che  ai servizi offerti dalle aree a verde e alla fruizione che ne viene fatta. I servizi che vengono gestiti dall’Ente pubblico in genere comprendono, non solo la manutenzione del verde, ma anche la produzione di piante e fiori, l’allestimento di aiuole, rotatorie e altri siti di rilevo, le decorazioni floreali nei parchi, nei giardini e nei luoghi di particolare pregio, oltre che l’arredo di aree specifiche.

Per quanto attiene la gestione della manutenzione, pur con le differenze dovute alla fruizione del verde, valgono alcuni principi generali, quali: il non impiego, o comunque la riduzione dei fitofarmaci; il risparmio idrico, in quanto col cambiamento climatico l’acqua è divenuta un bene molto prezioso che non può essere sprecato; la riduzione, specie nelle zone del centro, dell’inquinamento atmosferico e acustico da parte dei mezzi impiegati. La manutenzione può essere affidata totalmente all’Ente pubblico, oppure in parte all’Ente (solitamente le aree di maggior pregio) e in parte assegnata a terzi attraverso gare di appalto. Nelle aree più periferiche la manutenzione del prato può anche essere di tipo pastorale.

Naturalmente i costi debbono essere tenuti sotto controllo, attraverso un’attenta contabilità analitica al fine di conoscere i costi di esercizio delle attività che vengono svolte dall’Ente e di quelle assegnate a terzi. Per ottenere ciò è necessario acquisire tutti gli elementi per ciascun settore di attività. Così, ad esempio, per la manutenzione occorrerà conoscere, insieme alla superficie a verde, anche i tempi di lavoro della manodopera e quelli delle macchine impiegate nei diversi lavori.

La manutenzione

In termini generali si può affermare che per rispettare i già richiamati  principi generali della gestione, nella manutenzione si privilegiano le macchine e gli attrezzi ad azionamento elettrico. Le moderne batterie infatti consentono a macchine quali motoseghe, decespugliatori, tagliasiepi, soffiatori, ecc., di fornire le stesse prestazioni di quelle azionate con motore endotermico. Per i motori endotermici, se si vuole ridurre l’inquinamento atmosferico, anziché impiegare combustibile tradizionale si può ricorrere a quelli alchilati. Si tratta di un combustibile molto meno inquinante che però ha costi elevati.

Di seguito ci limiteremo a  considerare gli interventi di maggiore importanza.

Per il taglio del prato dei parchi pubblici, in ragione delle grandi superfici interessate, vengono solitamente impiegati rasaerba con conducente a bordo, con motore anteriore (trattorini) o, più frequentemente, con motore posteriore (rider). L’apparato di taglio è solitamente quello rotativo su asse verticale. Frequente è la raccolta diretta dell’erba nel cesto. Le larghezza di lavoro sono comprese tra gli 80 cm e i 180 cm e anche più, con potenze al motore che superano anche i 30 kW.

Sotto l’aspetto ambientale, va detto che i nuovi rasaerba sono molto meno inquinanti rispetto a quelli del passato. Secondo alcuni studi ed analisi condotti in Francia (Horticulture et Paysage), i moderni rasaerba con motore endotermico hanno un minor impatto ambientale che, rispetto a quelli del passato, può essere così ripartito: 9% nella fase di produzione; 1% nella fase di distribuzione; 85% nella fase di utilizzazione; 5 % nella fase di fine vita.

Lo sforzo maggiore dei costruttori è stato quindi quello di diminuire l’impatto durante l’utilizzazione, attraverso la riduzione sia delle emissioni inquinanti sia del livello sonoro delle macchine. Altra via seguita dai costruttori, anche se ancora poco impattante sul mercato, è quella della produzione di rasaerba con conducente a bordo ibridi o anche totalmente azionati da motore elettrico.

è anche diffuso l’impiego di rasaerba montati posteriormente al trattore. In questo caso l’erba non viene raccolta direttamente e la larghezza di lavoro può raggiungere anche i 3 metri. Specie nei parchi periferici anziché la rasatura dell’erba si esegue la falciatura del prato e gli interventi sono limitati a 2 o 3 sfalci all’anno. Altra soluzione è rappresentata dal ricorso al pascolo con un gregge di pecore, o meno frequentemente, con una mandria di bovini.

Un intervento molto diffuso è quello della pulizia dei tappeti erbosi e delle strade pertinenti il parco. Tale intervento in primo luogo è rivolto alla raccolta delle foglie, particolarmente concentrato a partire dall’inizio dell’autunno. I soffiatori sono le macchine principe per questa operazione che consiste, grazie a una forte corrente d’aria, nel far confluire le foglie in cumuli o in andane per facilitarne la raccolta successiva. Per le medie e grandi superfici il soffiatore può essere portato da una rasaerba o da una trattrice. Viene azionato tramite una presa di potenza meccanica o idraulica. Per queste macchine le potenza in gioco vanno dai 5-10 kW per i modelli montati sui rasaerba con conducente a terra (operano con portata dell’aria di 50-80 m3/min) per arrivare ai 12-18 kW per i modelli applicati a macchine semoventi (operano con portate superiori anche ai 250 m3/min).

La raccolta viene eseguita con gli aspiratori che operano normalmente sull’andana formata con i soffiatori. Le macchine impiegate su grandi superfici, per le quali i volumi sono elevati, effettuano l’aspirazione delle foglie convogliandole poi entro un contenitore chiuso montato su rimorchio. L’operatore generalmente manovra il tubo di aspirazione mentre il gruppo motore-turbina è montato sul rimorchio. Alcuni modelli effettuano direttamente la raccolta tramite bocche di aspirazione che hanno larghezze di lavoro di 1,5-3 metri. Le portate di aspirazione possono superare i 300 m3/min. Altra soluzione, rivolta soprattutto alla pulizia di strade e piazzuole, è rappresentata dall’impiego di macchine spazzolatrici-raccoglitrici. L’organo di lavoro è costituito da spazzole rotanti che raccolgono foglie e altri detriti e, sfruttando la velocità di rotazione, effettuano il convogliamento in un contenitore chiuso con scarico meccanico o idraulico, Le spazzolatrici-raccoglitrici vengono costruite sia in versione semovente, sia in versione trainata.

Per quanto riguarda i trattamenti antiparassitari è necessario limitarli al minimo e rispettare le soglie di impiego stabilite dalle normative nazionali, regionali e del comune interessato. Infatti la legislazione nazionale e regionale limita l’impiego dei fitofarmaci a quelli di bassa classe tossicologica; mentre in alcuni comuni vige il divieto dell’uso dei fitofarmaci senza una specifica autorizzazione.  Quando il trattamento fitosanitario è rivolto agli alberi adulti si impiegano macchine irroratrici a polverizzazione pneumatica, per le quali il rischio di deriva è molto elevato. Importante, quindi, è operare in condizioni di bassa ventosità.

Per il verde verticale e in particolare per  gli alberi adulti, gli interventi di manutenzione ordinari riguardano essenzialmente la valutazione della stabilità e la potatura; interventi che devono essere effettuati a intervalli bene definiti. Diversi sono i metodi di valutazione della stabilità. Il più diffuso e praticato da tempo è il Visual Tree Assessment (VTA). Si effettua con una prima analisi visiva e, se necessario, con successive analisi strumentali. Queste vengono effettuale con apposita strumentazione quale il tomografo sonico, basato sulla registrazione della propagazione delle onde soniche attraverso i legno, e il resistografo che misura e registra la resistenza meccanica del legno. La tendenza attuale nella potatura degli alberi adulti è quella di non effettuare tagli drastici con l’asportazione di grosse branche, ma di attuare una potatura “dolce” che mantenga l’armonia della chioma. Operando in un parco l’intervento è più agevole rispetto alla potatura delle alberate. Il cantiere è normalmente costituita da:  una piattaforma aerea speciale, potatore con motosega, autocarro munito di cassone con autista addetto allo sgombero e cippatrice.

Parchi 2.0

Nel breve e medio periodo, nei parchi e nei giardini pubblici si andrà verso una manutenzione “digitalizzata”. Questo si otterrà con l’installazione di diversi sensori e  con l’impiego di droni che consentiranno di acquisire, in tempo reale, informazioni sullo stato della vegetazione, e cioè stato di crescita, stress idrico, attacchi parassitari, eccetera. Ciò consentirà di effettuare interventi tempestivi e mirati con l’impiego di macchine robotizzate e di droni a basso impatto ambientale, messi in azione da computer, tablet o smartphone.  è in questa prospettiva che, tra i costruttori di macchine per il verde, vi è chi pensa e opera, ad esempio, per realizzare una flotta di robots automower, geolocalizzabile con GPS e GSM, distribuita nel parco e connessa con una applicazione informatica centralizzata. Ciò al fine di comandare, simultaneamente in remoto, i robots della flotta e di seguirne il lavoro su una Google Map. Inoltre ogni robot potrà essere dotato di sensori per la misura della qualità dell’aria, del rumore e della radiazione (UV). Sarà possibile anche conoscere, sempre teletricamente, il livello di frequentazione delle diverse zone del parco e, quindi, programmare e attuare per tempo interventi tesi ad aumentare le condizioni di sicurezza in quelle zone dove maggiore è la densità di popolazione.

di Pietro Piccarolo

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