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Meccanizzazione e formazione in agricoltura: un grande progetto per l'Africa

Si è svolta al Ministero degli Esteri a Roma la convention bilaterale Italia-Africa per lanciare l'iniziativa "Segmento agricoltura", che vede impegnati FederUnacoma e CIHEAM di Bari come principali interlocutori dei Governi dell'area subsahariana. L'Italia prefigura per i Paesi Africani un modello di agricoltura "qualitativa", un prototipo d'impresa famigliare, munita però delle tecnologie meccaniche basilari

a cura della Redazione
Febbraio 2014 | Back

La cooperazione fra l’Italia e i Paesi africani nel settore della meccanizzazione agricola ha finalmente un grande progetto. L’iniziativa “Italia-Africa/Segmento agricoltura” – che ha preso il via giovedì 20 febbraio scorso presso il Ministero degli Affari Esteri, a Palazzo della Farnesina a Roma, con una grande convention – vede impegnate tutte le più autorevoli istituzioni che operano nel campo della cooperazione, e promette di consolidare un sistema di accordi e partnership di grande valore strategico ed economico. Al centro dell’incontro – al quale hanno preso parte i Ministri dell'Agricoltura dei principali Paesi dell'Africa subsahariana, il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, i più autorevoli rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri, i vertici di organizzazioni internazionali come FAO e IFAD, nonché i rappresentanti di enti pubblici e organizzazioni non governative come Slow Food – un documento progettuale dal titolo “Supporting initiatives in the agro-food sector in SSA (Sub Sahara Africa) countries”, promosso dai ministeri degli Affari Esteri, delle Politiche Agricole e della Salute, e da CIHEAM di Bari e FederUnacoma, la Federazione dei costruttori italiani di macchine agricole. Nel documento viene articolato un ampio ventaglio di attività finanziabili con i fondi della cooperazione, centrate sulla formazione professionale, sulla sperimentazione e sul trasferimento delle innovazioni tecnologiche nei Paesi dell’Africa, un continente che presenta straordinarie potenzialità di sviluppo agricolo ma che necessita di modelli produttivi equilibrati, ecocompatibili, appropriati alle esigenze delle comunità rurali. «In questi anni è emerso in modo sempre più chiaro come l’agricoltura sia il vero driver dello sviluppo economico dell’Africa – ha ricordato nel suo intervento Massimo Goldoni, presidente di FederUnacoma – in particolare per la fascia subsahariana che vede un’incidenza molto alta dell’agricoltura, superiore al 50%, sull’economia globale e sull’occupazione». «Se consideriamo i dati recentemente diffusi dall’International Finance Corporation della Banca Mondiale, entro i prossimi quindici anni l’agricoltura africana svilupperà nuove attività per un valore di 1 trilione di dollari – ha aggiunto Goldoni – e questo rende evidente quanto sia cruciale questa area del mondo dal punto di vista dell’economia, del business, e degli assetti geo-politici». A fronte di un crescente volume di investimenti nel continente da parte non più soltanto di quei Paesi che sono tradizionali investitori in Africa, come gli Stati Uniti e i Paesi europei, ma anche di quelli emergenti come la Cina, l’India, il Brasile, la politica economica degli Stati africani deve conciliare la crescita quantitativa della produzione con le esigenze di salubrità delle produzioni, di eco-compatibilità delle lavorazioni, di rispetto della biodiversità e delle comunità rurali e di razionale impiego delle risorse naturali, e sotto questo profilo il modello “qualitativo” di tipo europeo, e in particolare il modello italiano di impresa agricola famigliare, può risultare particolarmente interessante. Su questa prospettiva si registra la sintonia dei governi africani: nei loro interventi alla convention di Roma i Ministri dell’Agricoltura dei Paesi africani coinvolti, dall'Angola alla Repubblica Democratica del Congo, dal Camerun all’Etiopia, dall’Uganda al Senegal (in tutto quasi 40 i Paesi partecipanti), hanno espresso l’interesse per la cooperazione con l’Italia, proprio per una filosofia d’intervento che guarda anche al valore della biodiversità e delle tradizioni locali. La sfida per lo sviluppo dell’agricoltura africana è dunque lanciata, e l’impegno da affrontare è notevole: il “gap” in termini di meccanizzazione fra questo continente e le altre aree del mondo è ancora molto ampio, se è vero che – secondo i rilevamenti FAO – l’Africa possiede appena il 2% del parco macchine presente a livello mondiale.

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