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Anno 2020 Numero 10-11

Scenario
ottobre - novembre 2020

I nuovi trend dell'agricoltura africana

Fra le aree mercato d’interesse degli esportatori di macchinari e tecnologie per l’agricoltura l’Africa continua a rappresentare un target dove la presenza delle imprese europee è ancora limitata, ma dove le potenzialità sono notevoli. Al di là degli effetti provocati dall’emergenza sanitaria Covid e del forte indebitamento che i Paesi africani dovranno fronteggiare proprio a causa dell’attuale crisi, il rafforzamento del commercio intra-regionale e la creazione di aree economiche e monetarie omogenee rappresentano fattori di sviluppo delle economie locali. Fondamentale, per le imprese italiane interessate ai mercati africani, la selezione dei Paesi che presentano minori fattori di rischio

Nel particolare contesto della pandemia si susseguono anche rispetto ai mercati africani analisi e stime circa gli effetti sull’economia locale e sugli scambi internazionali. Mentre scriviamo l’evoluzione incontrollata a livello globale della situazione sanitaria rende a nostro avviso poco utile un commento analitico dei dati quantitativi, le previsioni dei principali centri di ricerca specializzati sono infatti soggette a frequenti aggiornamenti e revisioni. In questo contributo si preferisce quindi focalizzarsi su alcuni aspetti qualitativi della evoluzione dei mercati in particolare sub sahariani, ovviamente tenendo in considerazione in maniera importante gli effetti del Covid. 

Un primo elemento che sembra mettere d’accordo molti è che alla pandemia l’Africa ha risposto in maniera finora relativamente migliore rispetto ad altre regioni. Le ipotesi che si fanno sono sostanzialmente due. Da un lato l’età media più giovane della popolazione potrebbe aver giocato un ruolo importante nel contenimento degli effetti più gravi. Altra considerazione, che è stata condivisa da autorevoli opinion leader africani (ad esempio nel corso del recente Africa Summit organizzato dal Financial Times), è che per un continente fortemente colpito da altre gravi epidemie (da Ebola all’HIV ad esempio), la gestione anche psicologica e sociale dell’evento Covid-19 ha avuto un effetto meno dirompente rispetto ad altre aree.

Accanto a queste considerazioni di ordine più generale il 2020, con l’impatto epocale di Covid- 19, ha sul piano del commercio estero africano rimesso al centro dell’attenzione alcune politiche di cui si parla da anni. La prima è la necessità di sviluppare con decisione il commercio intra regionale africano. Infatti l’eredità coloniale che vedeva i singoli Paesi rivolgersi essenzialmente a controparti di altri continenti e quasi esclusivamente per scambiare materie prime, agricole e non, ha limitato fortemente i flussi intra regionali. A questa attitudine commerciale si è aggiunta la storica carenza di infrastrutture che rende spesso più costoso muovere persone e merci all’interno del Continente che verso altre destinazioni internazionali. La pandemia ha inoltre fatto emergere fra i protagonisti positivi degli scambi internazionali paesi con economie più piccole ma diversificate, e quindi meno soggette agli shock che colpiscono i corsi delle materie prime.

Ha quindi ripreso vigore, sul piano politico ed economico, la spinta alla diversificazione ed all’integrazione regionale. La quota del commercio africano intra regionale è passata dal 5% del 2008 al 16% del 2018, ma siamo sempre su livelli molto contenuti (che rappresentano appena l’1% del commercio globale). Se guardiamo però al settore agroalimentare i numeri sono sensibilmente più importanti. Negli ultimi 10 anni la crescita è stata esponenziale, attualmente il 27% delle esportazioni ed il 17% delle importazioni hanno carattere intra africano. A questo ha contribuito anche una certa diversificazione produttiva che consente oggi ad alcuni di questi Paesi di produrre e vendere anche al di fuori delle produzioni tradizionali: cacao, frutta, noccioline, caffe, tè e spezie.

Il Covid ha infine esasperato la tematica della food security di molti paesi africani la cui vulnerabilità è emersa nei momenti più critici attraverso la difficoltà ad importare materie prime alimentari essenziali. La conseguenza è che in alcuni di questi Paesi si sta rafforzando l’azione finalizzata a incrementare produzioni in loco finora tradizionalmente importate da altri continenti: cereali, oli vegetali, zucchero, carni e prodotti caseari dall’Europa; riso ed olio di palma dall’Asia; granoturco, pollame e carne bovina da America Latina. In sintesi stiamo assistendo ad un rafforzamento delle politiche in favore della diversificazione economica e dell’ampliamento delle collaborazioni regionali. Il recente The African Continental Free Trade Area (AfCFTA) è uno degli strumenti istituzionali che dovrebbe spingere in questa direzione. In questo quadro dinamico vediamo di approfondire le tendenze che meritano sempre maggiore attenzione da parte delle nostre imprese. Alla luce di quanto stiamo osservando anche le imprese interessate a questi mercati dovranno tenere sempre più in considerazione la regionalizzazione nel loro approccio commerciale. Va rafforzata quindi la capacità di proporsi ai propri potenziali target in Africa rivolgendosi più che ai singoli Paesi ai loro mercati regionali, anche in un’ottica di relazioni fra i Paesi. L’Africa francofona può essere un esempio. In questa grande regione, dove la Francia continua ad avere un ruolo politico ed economico egemone, si sono sviluppate dinamiche di aggregazione, spesso assimilate all’esempio dell’Unione Europea: la Comunità economica e monetaria dell’Africa Centrale, l’Unione Economica e Monetaria dell’Africa Occidentale (Uemoa). Tralasciando il significato geopolitico di questi fenomeni, qui si intende porre l’attenzione sul fatto che tali aggregazioni hanno un preciso effetto economico e di relazioni commerciali intraregionali che non possono essere sottovalutate dai nostri esportatori soprattutto perché riguardano proprio agri-food ed infrastrutture. Naturalmente ci sono anche effetti finanziari. La presenza ad esempio di una moneta unica e di una banca centrale che ora caratterizzano gli otto paesi dell’UEMOA garantisce una maggiore stabilità valutaria, in particolare nei confronti dell’euro. L’altro elemento da monitorare sono le politiche d’investimento per il settore agroalimentare. Abbiamo già fatto cenno in precedenza come il Covid, food security e politiche di diversificazione economica stanno favorendo in alcuni Paesi gli investimenti finalizzati ad incrementare le produzioni di materie prime agricole attualmente importate da altri continenti. L’altro driver degli investimenti in agricoltura è rafforzare la capacità di scambi regionali. Si può fare il caso dell’Uganda, che sta rinsaldando le relazioni commerciali con i Paesi confinanti alla luce delle potenzialità derivanti dalla complementarietà delle produzioni agricole. Una spinta agli investimenti in agricoltura è fornita anche dalle start up per l’innovazione tecnologica, particolarmente attive in Africa. Apps Africa Innovation Awards 2020, manifestazione di riferimento nel continente, prevede fra i 12 settori della competizione uno specifico Agri & Food Tech Award, premio alla migliore innovazione tecnologica per l’agricoltura: dal software ai droni, da big data alle tecnologie mobile per i farmers, ma anche per sostenere la supply chain e l’inserimento nel commercio globale.

A quest’ultimo riguardo proprio la pandemia ha rafforzato l’obiettivo delle imprese africane di acquisire posizioni all’interno delle filiere del valore globale, c.d. supply chain. E per raggiungere questo obiettivo si stanno moltiplicando gli investimenti finalizzati a tracciare i prodotti, a certificarne origine e sostenibilità, a tenere in considerazione i risvolti reputazionali legati al cibo. È difficile fare un elenco di queste iniziative, ancora di nicchia in molti Paesi, ma che spaziano ad esempio dal tè del Malawi al tonno sudafricano. In questo quadro di riferimento che offre spunti commerciali alle imprese è necessario però sottolineare un punto di attenzione non secondario. L’Africa sub sahariana uscirà da questa fase comunque con un forte aumento del debito pubblico (arrivato al 480% delle entrate), con stime sulla necessità di finanziamenti nel 2021 pari ad oltre 125 miliardi di dollari, ed una forte esposizione verso i Paesi creditori. In sostanza si aggrava il profilo finanziario e di rischio di questi mercati, ciò si traduce nella necessità per le nostre aziende di gestire con grande attenzione la selezione delle controparti, il rischio paese, le modalità di pagamento e finanziamento delle transazioni. Al netto di questa ultima necessaria considerazione, il ruolo dell’economia africana nel commercio internazionale vive una fase di grande fermento e innovazione, con il contributo importante fornito da giovani generazioni di imprenditori, e nuove opportunità per le aziende che vogliono cimentarsi in questa sfida.

di Ermenegildo Sgroj

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