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Meccanica agricola, uno scenario complesso

Calano il mercato statunitense e quello canadese. In Europa stabili Germania e Francia, picco negativo in Turchia

di Giovanni M. Losavio
maggio - giugno 2026 | Back

I dati oggi disponibili relativi all’andamento del mercato mondiale delle macchine agricole nei primi quattro mesi dell’anno descrivono uno scenario disomogeneo, caratterizzato da forti differenze tra i principali mercati nazionali. Nell’arco di tempo considerato le vendite globali di trattrici hanno superato le 512 mila unità (nello stesso periodo del 2025 erano state 433 mila), facendo registrare una crescita del 18%. La quota più significativa di tale incremento, tuttavia, è imputabile alle performance del mercato indiano che, con 375 mila mezzi venduti – vale a dire 92 mila in più rispetto al 2025 – si avvia a raggiungere un nuovo massimo storico. In positivo, sia pure su volumi molto inferiori a quelli dell’India, è anche l’andamento del mercato giapponese dove le immatricolazioni di trattrici nuove hanno superato la soglia delle 8.500 unità, con un progresso del 33% rispetto ai primi quattro mesi del 2025. Lo scenario cambia radicalmente quando si volge lo sguardo a Occidente, nel continente americano. Qui, a nord come a sud, prevale il segno meno. In calo risultano tanto il mercato statunitense, che in quattro mesi perde il 9% (dalle 59.400 unità del 2025 alle 53.800 mila del 2026) quanto quello canadese, che lascia sul terreno l’8% (da 6.660 a 6.110). In America Latina il Brasile perde il 15% (da 14.400 a 12.300 macchine vendute), mentre l’Argentina registra una contrazione più consistente, -31%, riferita comunque ad un minor numero di mezzi immatricolati (1.360 contro 940). Il mercato europeo, invece, viaggia a doppia velocità. Crescono Italia (+4,5% da 5.030 a 5.260), Regno Unito (+25% da 3.650 a 4.550) e Spagna (+6,7% da 2.820 a 3.010); cala la Polonia (-15% da 3.130 a 2.670), mentre Francia (+1% da 7.260 a 7.340) e Germania (-0,6% da 9.300 a 9.240) confermano i volumi dello scorso anno. Non così la Turchia, che cala vistosamente, perdendo il 51% e passando dalle 15.000 unità immatricolate nei primi quattro mesi del 2025 alle 7.250 del 2026.

Geopolitica ed energia. Le variabili in gioco. Se si eccettua l’India – il Paese esprime una forte domanda di prima meccanizzazione in un contesto caratterizzato da programmi governativi ad hoc e da una robusta crescita economica (+6,3% nel 2026 secondo l’OSCE) – l’andamento dei principali mercati nazionali risente di quelle condizioni di incertezza che stanno influenzando il quadro macroeconomico. A condizionare l’economia globale è ancora una volta la variabile geopolitica, con il conflitto in Medo Oriente che ha stravolto le previsioni tendenziali di inizio anno. Nei primi due mesi del 2026 – osserva al riguardo la Commissione Europea – nonostante le complessità del quadro geopolitico globale e le incertezze relative alle politiche tariffarie statunitensi, l’economia mondiale stava acquisendo slancio grazie al rallentamento dell’inflazione e ai forti investimenti nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Lo scenario è cambiato radicalmente lo scorso 28 febbraio: l’attacco congiunto israelo-statunitense all’Iran ha causato una delle più gravi interruzioni nell'approvvigionamento energetico mondiale, determinando un forte rialzo del costo delle commodity energetiche. Tra il 27 febbraio e il 29 aprile, come segnala la Commissione Europea, i prezzi del gas sono aumentati mediamente del 50% e quelli del petrolio greggio del 65%. Il protrarsi del conflitto ha indebolito le prospettive di crescita dell’economia mondiale, corrette al ribasso dalle principali organizzazioni internazionali. Le stime OCSE relative all’andamento del PIL globale sono passate dal +2,9% dello scorso marzo al +2,6% di giugno, mentre quelle del Fondo Monetario Internazionale sono calate dal +3,3% di gennaio al +3,1% di aprile. In Europa il rallentamento della crescita dovrebbe essere ancora più significativo, passando dall’1,4% stimato nell’ottobre del 2025 all’1,1% dello scorso mese di maggio.

Agricoltura: crescono output e costi di produzione. Il 2025 ha registrato un incremento produttivo per tutte le principali commodity agricole. Con un output complessivo di 3.010 milioni di tonnellate (+6,1%), il settore cerealicolo ha raggiunto livelli record, specie per quanto riguarda riso (556 milioni di tonnellate, +1,2%) e frumento (819 milioni di tonnellate, +2,5%). In crescita è risultata anche la produzione di semi oleosi, che l’United States Department of Agriculture quantifica in 698 milioni di tonnellate (+1,7%), e quella di carne, salita a 383 milioni di tonnellate (+1,4%) secondo le rilevazioni FAO. Il trend incrementale dovrebbe confermarsi anche nell’anno in corso, fatta eccezione per il settore cerealicolo che – stando alle stime dell’Agenzia agricola dell’ONU – dovrebbe calare del 2%, per un totale di 2.982 tonnellate, confermando volumi superiori a quelli del triennio 2022-2024. L’incremento dell’output, tuttavia, non è stato sufficiente a colmare il gap rispetto alla crescente domanda di derrate alimentari, determinando nel 2025 un aumento di prezzo per le principali commodity del settore primario, a partire dal settore degli oli vegetali (+17,1%) e da quello zootecnico (+4,3% per la carne, +13,1% per i prodotti lattiero-caseari). Di segno opposto l’andamento del prezzo dei cereali che, secondo le indicazioni dell’indice FAO, nei passati dodici mesi è calato del 5% e riducendo così la remuneratività del comparto. Nei prossimi mesi il costo delle derrate alimentari potrebbe vedere ulteriori correzioni al rialzo, nel caso in cui la crisi in Medio Oriente non dovesse trovare una composizione pacifica definitiva e lo Stretto di Hormuz continuasse ad essere chiuso al transito marittimo. Insomma, l’attuale scenario per il quale viene stimato un tasso d’inflazione globale al 4,4% (FMI), con aumenti particolarmente rilevanti per materie prime energetiche (+24%) e fertilizzanti (+31%), potrebbe registrare ulteriori correzioni al rialzo, con un incremento delle spinte inflative anche nel settore primario.

Meccanica agricola, un quadro incerto. In contesto di riferimento così frammentato e volatile risulta difficile individuare un trend di breve e medio periodo per il mercato globale delle macchine agricole. Si possono tuttavia indicare alcuni fattori che in questi primi mesi del 2026 hanno caratterizzato l’andamento delle vendite nei Paesi di riferimento. Negli USA, come sottolinea l’associazione statunitense dei costruttori (AEM), le aziende del settore primario hanno privilegiato gli acquisti di macchine di bassa potenza, stante la maggiore remuneratività del settore zootecnico rispetto a quello cerealicolo. La tendenza, sia pure in modo meno accentuato, ha caratterizzato anche il mercato canadese e, sull’altra sponda dell’Atlantico, quello britannico dove le vendite di trattrici sono tornate in positivo. Anche la Francia ha visto incrementare, sia pure leggermente, gli acquisti di tecnologie per l’agricoltura. Secondo l’Axema (l’associazione francese dei costruttori), più che di una vera ripresa del settore, la crescita delle immatricolazioni vista in questo inizio anno potrebbe essere un rimbalzo dopo i cali degli anni passati. Insomma, anche in Francia le prospettive restano incerte. Come, peraltro, nel resto del continente europeo, dove – sottolinea il comitato dei costruttori europei CEMA – si nota una maggiore tenuta dei macchinari per le lavorazioni zootecniche rispetto a quelli utilizzati per la coltivazione dei cereali.

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