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Bioeconomia

DeliSoil, un progetto per l'impiego di biofertilizzanti sostenibili

L’iniziativa europea prevede di valorizzare i sottoprodotti dell’industria di trasformazione alimentare e le biomasse agricole residuali, contrastando il depauperamento dei suoli attraverso un approccio tipico dell’economia circolare

di Matteo Monni
luglio-agosto-settembre 2026 | Back

Il progetto DeliSoil, sviluppato con fondi EU nell'ambito del Programma Horizon Europe, mira alla messa a punto di procedure efficaci per la produzione e l’impiego agricolo di biofertilizzanti sicuri e sostenibili ottenuti dal recupero di biomasse residuali. In tale ottica questo progetto affronta due sfide urgenti: la valorizzazione dei sottoprodotti della trasformazione industriale degli alimenti e il contrasto al deterioramento del suolo in termini di sostanza organica e di biodiversità. Attraverso un approccio tipico della bioeconomia circolare, DeliSoil contribuisce a migliorare la salute e la produttività del suolo, sostenendo la missione dell’UE “A Soil Deal for Europe”, la strategia “Farm to Fork” e altre misure per lo sviluppo sostenibile.

È indubbio che suoli sani svolgono un ruolo fondamentale, producendo continuamente cibo e biomassa e immagazzinando efficacemente il carbonio. Attualmente, oltre il 60% dei suoli dell’UE è considerato degradato, con un’allarmante perdita annuale di carbonio organico, sicché i terreni coltivabili – essenziali per la produzione agricola – devono fare i conti con gravi problemi di depauperamento. Per affrontare tale questione, diventa essenziale l’adozione di ammendanti sicuri, sostenibili e socialmente accettati. Una soluzione promettente consiste nel riutilizzare i flussi secondari della trasformazione alimentare, che sono ricchi di materia organica e sostanze nutritive, ma che spesso generano problemi ambientali se vengono sprecati o gestiti erroneamente. Trasformare i residui in ammendanti permette di valorizzarli, contribuendo alla sostenibilità e alla sicurezza complessiva della filiera alimentare. Tuttavia, per sfruttarne appieno il potenziale è essenziale condurre analisi dettagliate di fattibilità tecnica ed economica, ma anche promuovere una comprensione olistica degli effetti ambientali. Il progetto quadriennale (2023-2027), coordinato dall’ente di ricerca finlandese LUKE, coinvolge 14 partner provenienti da 10 Paesi (Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Polonia, Spagna, Svizzera) in rappresentanza del mondo accademico (per l’Italia ENEA e CINSA), dell’industria e delle istituzioni pubbliche. Per raggiungere l’obiettivo del progetto è essenziale non solo individuare i fattori abilitanti di natura tecnologica, finanziaria, legislativa e sociale, ma anche gli ostacoli che possono impedirne il conseguimento. A tal fine vengono previsti diversi strumenti operativi, che consistono ad esempio nella realizzazione di “Living Labs” regionali e di “Lighthouses” per consentire a ricercatori, agricoltori, industrie e cittadini di co-creare innovazioni a favore di suoli sani, e nella predisposizione di sistemi che consentano di monitorare l’avanzamento del progetto. I cinque Living Lab regionali di DeliSoil sono collocati in altrettanti Paesi (tra cui l’Italia) con attori provenienti dall’intera filiera alimentare, che stanno utilizzando tecnologie innovative per convertire i residui delle industrie di trasformazione e di produzione alimentare in ammendanti ‘tarati’ sulle specifiche necessità delle colture. Un’attività fondamentale dei Living Lab è quella relativa ai test sperimentali delle differenti tecnologie utilizzate e delle macchine impiegate sul campo per la distribuzione degli ammendanti. Tale attività si basa su una chiara suddivisione delle responsabilità gestionali tra partner di ricerca e aziende, che valutano gli ammendanti in laboratori all’avanguardia, e gli agricoltori che testano le soluzioni in campo. In particolare, gli ammendanti prodotti vengono sottoposti a test di stabilità, biosicurezza e parametri molecolari, valutandone gli impatti sulla salute del suolo, sulle prestazioni agronomiche ed i rischi ambientali. Inoltre, per alcuni prodotti selezionati si prevede di misurare l’impronta ambientale. Insieme alle parti interessate, sono state create comunità e reti di stakeholder per facilitare la condivisione delle conoscenze relative ai principali risultati trasferibili di DeliSoil. Il Living Lab italiano è coordinato da CINSA e si svolge presso l’Azienda Agricola Stuard a Parma dove viene valutato l’effetto della distribuzione del biochar pellettizzato su diverse colture. I Living Labs condividono le loro soluzioni per l’utilizzo dei flussi secondari provenienti dagli operatori di molteplici settori (ortofrutticolo, carne, insetti e dei prodotti alimentari misti). Al fine di ottimizzare le ricadute delle attività svolte, DeliSoil lavora in stretta collaborazione con altri progetti UE e con l’Osservatorio europeo del suolo (EUSO) per garantire il raggiungimento coordinato degli obiettivi della Soil Mission europea. Altro aspetto di grande importanza per la corretta diffusione delle buone pratiche in ambito agricolo risiede nell’organizzazione di visite studio. Lo scorso giugno i partner del Progetto “DeliSoil” hanno coinvolto gli stakeholder in una visita tecnica presso l’impianto Agro Energy Hohenlohe un esempio pioneristico del settore della produzione di Biogas-biometano in Germania. Tale impianto, attivo da oltre 20 anni, si trova a Kupferzell nella regione del Baden Wurttemberg a nord di Stoccarda. Si tratta – spiega Nicola Colonna (ricercatore ENEA) – di un sistema tecnologico di grandi dimensioni che oltre a produrre biogas, energia elettrica e calore, ha messo in opera soluzioni che ne fanno oggi un vero e proprio fiore all’occhiello della bioeconomia circolare tedesca. Prima di tutto – cosa semplice, ma non scontata – il calore in eccesso prodotto dal motore viene in parte ceduto al vicino villaggio tramite una rete di teleriscaldamento di circa un chilometro. Un'altra parte del calore viene invece utilizzata per essiccare il digestato in una grande serra per poi pellettizzarlo, con o senza l’aggiunta di micro e macroelementi minerali che lo trasformano in concime organo-minerale. La novità sta nel grande investimento fatto per recuperare dalle frazioni liquide del digestato nutrienti importanti come fosforo e azoto per produrre fertilizzanti ad hoc. L’impianto è di proprietà di Thomas Karle, che nel 2001 ha iniziato a gestire la produzione di biogas con una tecnologia piuttosto semplice composta da un digestore di 600 m³ e un'unità di cogenerazione da 55 kWel, che all'epoca era al di sotto della media (190 kWel) e che oggi supera 1 MW di potenza in un processo di crescita continuo. Altre interessanti attività del Progetto Delisoil saranno svolte in uno specifico workshop in programma per la prossima di edizione del Salone EIMA Energy coordinato da ITABIA che si terrà a Bologna nella cornice della Fiera EIMA International.

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