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Anno 2014 Numero 10-11

Mercati
ottobre - novembre 2014

Macchine agricole negli USA: buone prospettive per il Made in Italy

A fine anno il reddito netto agricolo negli USA sarà di 113,2 miliardi di dollari, il più basso dal 2010. Il calo è dovuto principalmente alla diminuzione dei prezzi dei cereali. Questo fattore, unito al calo dei sussidi federali e alla riduzione dell'incentivo per l'ammortamento accelerato per l'acquisto di macchine nuove, ha determinato un calo delle vendite delle trattrici e delle mietitrebbie. Tuttavia, nei primi otto mesi del 2014 le importazioni di macchine agricole sono aumentate del 6%, e quelle dall'Italia si sono incrementate del 23,6%

Dopo alcuni anni di forte crescita, in parte trainata dal valore dei terreni agricoli e da un rapido aumento dei prezzi per molti prodotti agricoli, si prevede che il reddito netto agricolo rivisto nel 2014 sia di $113,2 miliardi, il 13,8%  in meno rispetto al 2013. Si tratta del reddito netto più basso dal 2010, sebbene sia $25 miliardi al di sopra della media degli ultimi 10 anni.
Il calo di reddito è principalmente dovuto ad  una diminuzione dei prezzi dei cereali.
Nel 2014 è prevista una diminuzione dei ricavi agricoli superiore al 7%, guidata da un calo dei ricavi provenienti dalla raccolta del mais, pari a $12,8 miliardi, e a un calo della raccolta dei semi di soia, pari a $6 miliardi. Contrariamente, è previsto un aumento del 15% dei ricavi nel settore degli allevamenti di bestiame. Le maggiori diminuzioni del reddito netto agricolo riguardano la zona centrale degli USA dove le coltivazioni dei cereali sono maggiormente diffuse.

Nonostante la ripresa economica in atto e, contrariamente a quanto avvenuto negli ultimi anni, il forte abbassamento dei prezzi dei cereali sta causando un deterioramento della congiuntura del settore agricolo che si manifesta nell’attuale calo delle vendite di grosse trattrici e mietitrebbie negli USA.

Oltre al calo del reddito degli agricoltori, vi sono altri fattori  che hanno  influito negativamente sulle vendite di macchine agricole. In primo luogo, il calo dei sussidi federali e la momentanea riduzione dell’incentivo per l’ammortamento accelerato di nuovi acquisti di macchinari. Quest’ultimo aspetto, ossia il “Bonus Depreciation provision for capital expenditures”, è fondamentale in quanto prevede l’ammortamento dell’intero costo di una macchina nell’anno di acquisizione. Tuttavia, questo programma per incentivare le vendite di macchinari sarà probabilmente ripristinato dopo le elezioni del mese di novembre.

In secondo luogo, va segnalato, il lento aumentare del valore dei terreni agricoli che ha limitato la possibilità per gli agricoltori di avvalersi di tale garanzia, riducendo così la loro capacità di ottenere credito.

Infine, il mercato dei macchinari usati è diventato saturo dal momento che sempre più agricoltori si stanno liberando di attrezzature utilizzate durante il positivo ciclo degli anni passati.
Un elevato inventario di macchine usate sta provocando una riduzione del prezzo che va al di sotto del reale valore della macchina. Il grande inventario di attrezzature usate non solo impedisce ai rivenditori di acquistare e finanziare nuove attrezzature, ma sta anche facendo diminuire il valore della permuta che gli agricoltori tendono a utilizzare per l'acquisto di nuove attrezzature. Pertanto, i rivenditori potrebbero arrivare al punto di non accettare più attrezzature usate per le permute. Il fatto che alcune grandi imprese stanno offrendo incentivi alle vendite come garanzia dell' attrezzatura utilizzata dimostra l'urgenza di liberarsi di tali macchinari.

Durante i primi otto mesi di quest’anno, le importazioni di macchine agricole sono aumentate del 6% (in valore), rispetto allo stesso periodo del 2013. Anche le importazioni dall’Italia hanno registrato un incremento pari al 23,6%, ottenendo una quota del 10% sul totale.  Del resto, con l’eccezione di Giappone (-4%), Canada (-4%) e Messico (-1%), il fenomeno del miglioramento generale  delle vendite ha interessato tutti i principali concorrenti: Germania (+0,3%), Cina (+11%) e Francia (+38%), che hanno registrato aumenti, in valore, delle proprie esportazioni (si guardino in tabella i valori in milioni di dollari e le quote di mercato USA dei principali paesi fornitori).

 

 

Gennaio-Agosto/January – August

2013

2014

Germania/Germany

1,075

17%

1,078

16%

Canada

977

15%

942

14%

Giappone/Japan

791

12%

762

11%

Italia/Italy

533

8%

658

10%

Cina/China

462

7%

513

7%

Messico/Mexico

475

7%

468

7%

Francia/France

338

5%

468

7%

Altri Paesi/All Other

1,794

29%

1,918

28%

Totale/Total Imports

6,445

6,807


Il segmento trainante dell'export di macchine agricole italiane verso gli USA continua ad essere quello delle scatole ingranaggi e cardani per la meccanizzazione agricola; tale segmento ha fatto registrare un aumento del 3% durante i primi otto mesi di quest’anno. Tuttavia, la quota di quest’ultimo rappresenta circa il 15%.
Altri addizionali comparti di rilievo sono: falciatrici (+62%); erpici (+44%); macchine per la preparazione dei terreni e per la coltivazione (+34%); macchinari per fienagione (+34%); seminatrici e trapiantatrici (+17%); nebulizzatori (+0,3%). in controtendenza sono invece: spandiconcime (-7%); parti per trattrici (-12%); fresatrici (-20%).
È opportuno sottolineare che l’aumento delle importazioni USA di attrezzature  agricole  è da attribuirsi, almeno in parte, all’incremento nelle vendite di trattrici di potenza inferiore ai 100 cavalli; mentre durante i primi otto mesi di quest’anno il  comparto dei trattori superiori ai 100 cavalli e a quattro ruote motrici ha subito un calo rispettivamente dell’11,2% e del 37,4%.  Pertanto, si prevedono sensibili ridimensionamenti di produzione, e quindi della domanda interna di parti e componenti di provenienza estera destinate a coprire il fabbisogno nazionale.  Tale fetta di mercato, che tocca purtroppo anche l’offerta italiana, desta comprensibili preoccupazioni presso gli operatori interessati.

È importante segnalare che anche paesi come Corea, India, Brasile e Turchia, che negli anni recenti hanno basato la loro strategia per la penetrazione di questo mercato strettamente sul prezzo del prodotto, hanno riscontrato sensibili aumenti nelle vendite.

In base a questi risultati, riteniamo che l’unica strategia percorribile per i costruttori Italiani è quella di puntare sempre di più sulla commercializzazione di prodotti di alta qualità  e sul servizio post vendita.

Secondo gli esperti del settore, l’attuale flessione dei prezzi di cereali e l’effetto della continua siccità nello Stato della California produrranno un calo, in valore, della produzione agricola USA rispetto all’anno precedente. Inoltre, l’attuale calo dei prezzi energetici ha avuto un impatto negativo sugli agricoltori che, negli anni recenti, avevano puntato sulla coltivazione del mais per la produzione dell’etanolo. Riteniamo che in futuro, tale tendenza dovrebbe indurre gli agricoltori a reintegrare colture importanti per i costruttori Italiani come quelle della fienagione e dell’ortofrutta su parte dei loro terreni.

Infatti, secondo un sondaggio appena effettuato dalla rivista Farm Equpiment presso i rivenditori di macchine agricole negli USA, il comparto degli allevamenti, in particolar modo quelli bovini, è in forte crescita e ha contribuito all’aumento della domanda per le attrezzature da fienagione, nonche’ carri miscelatori-distributori. Gli effetti di questa tendenza saranno ancor più evidenti nel 2015.  A seguito della ripresa economica negli USA, una forte domanda è prevista anche per il segmento dei macchinari per la manutenzione del verde.

Tenendo in considerazione che gli agricoltori hanno appena rinnovato il proprio parco macchine, le previsioni del reddito agricolo, la diminuzione delle sovvenzioni e agevolazioni fiscali, le previsioni del valore dei terreni agricoli, il declino dei prezzi dei cereali e la situazione del mercato delle attrezzature usate, ci troviamo di fronte a un pluriennale cambiamento rispetto ai nostri recenti massimi storici per le vendite di macchinari agricoli in USA.

Per i costruttori italiani si prospetta tuttavia un’annata piuttosto promettente, soprattutto se si considera un cambio Euro/Dollaro più favorevole.

di Alessandro Mussa

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