
Multifunzionalità ed efficienza: il ruolo dei telai portattrezzi nelle colture specializzate
I telai multifunzione consentono di concentrare più operazioni sulla stessa piattaforma, rappresentando una risposta concreta alle esigenze di efficienza e sostenibilità. Modularità, precisione e integrazione tecnologica i principali fattori che ne stanno favorendo la diffusione
Nel quadro della meccanizzazione agricola contemporanea, dove l’efficienza operativa si deve sempre più spesso coniugare con la sostenibilità e l’ottimizzazione dei costi, i portattrezzi multifunzione si affermano come macchine operatrici strategiche soprattutto per le coltivazioni specializzate, quali vigneti e frutteti. In questi contesti produttivi, caratterizzati da sesti di impianto definiti, spazi di manovra in capezzagna limitati e dalla necessità di interventi frequenti e mirati, la possibilità di concentrare più lavorazioni su un’unica piattaforma operativa rappresenta un elemento di particolare interesse. Progettati per offrire modularità e versatilità, questi sistemi consentono di affrontare diverse fasi colturali con un unico telaio, adattabile ai diversi cicli produttivi e alle specificità agronomiche dei vari ambienti colturali.
L’elemento distintivo di un portattrezzi multifunzione risiede nella sua struttura portante: un telaio robusto e standardizzato nelle misure e negli attacchi, organi di appoggio regolabili per il controllo della profondità di lavoro e un dispositivo di sollevamento che consente di configurare agevolmente le diverse opzioni operative. Su questa base è possibile montare una vasta gamma di attrezzi specifici, come seminatrici di precisione, sarchiatrici e coltivatori interfilari, lame estirpatrici e testate vibranti per il controllo meccanico delle infestanti, rincalzatori, erpici leggeri o strigliatori, rendendo tali combinazioni adatte alla preparazione del terreno, alla semina, alla gestione delle infestanti e anche alle attività di trasporto interno all’azienda.
Nei vigneti, nei frutteti e nelle coltivazioni orticole e, in genere, in quelle a filare, dove le dimensioni ridotte dei singoli appezzamenti e talvolta la delicatezza delle piante impongono elevati standard di precisione, i telai portattrezzi multifunzione assicurano performance operative elevate. Inoltre, alcune configurazioni avanzate adottano soluzioni modulari, che permettono l’uso contestuale di attrezzi accoppiati sia anteriormente che posteriormente al trattore, oppure l’impiego di bracci indipendenti in grado di lavorare su due file affiancate in un unico passaggio, incrementando in tal modo l’efficienza operativa.
L’impiego dei telai portattrezzi multifunzione, dotati di attacchi standardizzati e caratterizzati da tempi rapidi per il cambio degli attrezzi, riduce la necessità di operatrici dedicate e migliora l’efficienza produttiva; si tratta di due fattori di rilievo nelle coltivazioni specializzate, dove la tempestività di intervento è sempre importante.
Non mancano però alcuni punti di attenzione: la versatilità di questi sistemi richiede infatti competenze specifiche da parte dell’operatore per la selezione e il settaggio degli attrezzi più adatti alle condizioni pedoclimatiche e alle esigenze colturali. In presenza di colture particolarmente esigenti o in condizioni di terreno difficili, la performance di un sistema multifunzionale potrebbe poi risultare inferiore a quella di macchine altamente specializzate, progettate per una singola funzione. Inoltre, la centralizzazione di molte funzioni in un unico mezzo può comportare, in caso di guasto, un maggiore impatto operativo sull’intero ciclo di lavorazione, soprattutto se non è prevista una regolare manutenzione.
L’offerta di mercato. Più di altri interventi agronomici, l’opportunità di optare per il diserbo meccanico delle infestanti rispetto a quello tradizionale di tipo chimico si sta facendo sempre più pressante. In questo ambito le soluzioni più avanzate presenti oggi sul mercato per le colture speciali, tra integrazione ISOBUS, visione artificiale e modularità spinta, sono molteplici.
Per la gestione interceppo, la Arrizza di Fossacesia (Chieti) propone il telaio multifunzione Expo, ad azionamento idraulico con centralina indipendente. La pompa, azionata direttamente dalla presa di potenza del trattore, fornisce agli organi lavoranti un flusso di olio in pressione fino a 80 l/min per la spollonatura e la sarchiatura combinate, riducendo i passaggi, risparmiando gasolio e diminuendo il compattamento dell’interfilare.
La Olmi di Castelnuovo Calcea (Asti) ha realizzato il telaio portattrezzi Comby, proposto in 3 diverse dimensioni (S, M ed L) per adattarsi a diversi sesti d’impianto, da accoppiare a trattori di almeno 60 Cv. Anche in questo caso, l’azionamento è idraulico di tipo indipendente, con 3 pompe mosse dalla presa di potenza a 540 giri/min. Il telaio dell’attrezzatura, collegato all’attacco a 3 punti posteriore, prevede un doppio impianto idraulico, per una regolazione autonoma degli organi lavoranti. Nella versione dedicata al diserbo meccanico del sottofila, per facilitare il lavoro dell’operatore sono implementate importanti funzioni, quali il rientro automatico delle testate e la centratura automatica della fila.
La Orizzonti di Imola (Bologna) ha in catalogo il Biogreen, un telaio portattrezzi doppio indipendente, che richiede un flusso di 70 l/min per l’impianto idraulico che lo aziona. Sui suoi bracci è possibile montare diversi attrezzi indicati per il vigneto, come dischiere rincalzatrici, dischi interfilari, spollonatrici e andanatrici. La larghezza di lavorazione è compresa tra 2,2 e 3 m, valore che nella versione “Compact” si riduce a 2 m. Sempre Orizzonti offre il telaio frontale doppio Sirio 2, con cui è possibile effettuare l’andanatura dei residui di potatura ma anche, in alternativa, il diserbo chimico localizzato con cupola di protezione. Richiede almeno 30 l/min di portata d’olio, lavorando con larghezze interfilare variabili tra 2,2 e 3,6 m. A richiesta è disponibile l’azionamento elettroidraulico con joystick.
La Zanon di Campodarsego (Padova) ha invece messo a punto il CST/F Master, un portattrezzi che prevede l’impianto idraulico collocato posteriormente, mentre il modulo addetto alla lavorazione è abbinato tramite l’attacco a 3 punti anteriore di trattori di potenza fino a 100 Cv. Dedicati sia alle lavorazioni nel sottofila che nell’interfilare, gli organi lavoranti abbinabili al telaio multifunzione sono numerosi: aratri o dischi aprisolco, trinciaerba, erpici interceppo, diserbatrici meccaniche, spollonatrici, sarchiatrici, lame scalzatrici, rincalzatori sia folli che motorizzati, ecc.
Il futuro è automazione e robotizzazione. Anche nel caso dei telai portattrezzi multifunzione l’innovazione va nella direzione dei modelli semi o completamente autonomi. L’offerta in tal senso, già arrivata al livello commerciale, inizia ad essere significativa: esempi concreti sono il Ted della francese Naïo e il Bakus di Vitibot, che rappresentano bene il concetto di multifunzionalità. Si tratta, in entrambi i casi, di telai portattrezzi ad azionamento integralmente elettrico, in grado di operare in autonomia nei filari guidati tramite la georeferenziazione satellitare e la visione artificiale, per gestire attrezzi diversi con elevati livelli di precisone, senza soluzione di continuità, ovvero h 24/7. Senza dubbio, dal punto di vista economico, l’adozione di queste macchine comporta investimenti iniziali significativamente maggiori rispetto ai “tradizionali” telai portattrezzi multifunzione da accoppiare al trattore, ma nelle maggiori realtà aziendali adeguatamente strutturate le opportunità di impiego consentono una significativa riduzione degli impatti ambientali, sia per l’assenza di emissioni inquinanti dirette in atmosfera che per il contenimento del compattamento del terreno. L’autonomia di funzionamento di questi mezzi con un singolo battery pack risulta essere accettabile, attestandosi secondo i costruttori intorno alle 6 ore, variabile anche in funzione dell’intensità della lavorazione.
Senza dimenticare i modelli semoventi
Nel panorama dei portattrezzi è doveroso includere anche l’evoluzione della vendemmiatrice che, nella versione semovente, si è da tempo trasformata in un vero e proprio telaio multifunzione motorizzato. Le aziende leader di mercato si sono già ampiamente mosse in tal senso; ne è un esempio la gamma Optimum di Pellenc, i cui modelli sono in grado di svolgere le principali lavorazioni nel vigneto montando in alternativa i moduli dedicati, riconosciuti in automatico tramite la funzione “easy connect”. Il vantaggio della flessibilità delle lavorazioni si aggiunge alle peculiarità della parte semovente della macchina, come ad esempio l’angolo di sterzata di ben 95°.
Un analogo approccio è stato concretizzato nella gamma Braud 9000 di New Holland dove, oltre ovviamente alla raccolta, anche grazie alla collaborazione con la Martignani di S. Agata sul Santerno (Ravenna) la macchina può essere configurata per eseguire trattamenti fitosanitari e altre lavorazioni di routine nel vigneto.









