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Giardinaggio

Il verde in città: tecnologie e modelli di gestire

Una recente indagine ha incoronato Angers, Nantes e Limoges come le tre città della Francia più ricche di verde pubblico, grazie e criteri di gestione ottimali ma anche alle risorse finanziarie cospicue investite a questo fine. In Italia, sulla scorta dei positivi risultati ottenuti all'estero e anche per la contrazione delle risorse finanziarie legate alla crisi economica, si sta diffondendo in diverse municipalità la manutenzione differenziata, cioè l'adozione di un livello manutentivo eseguito in funzione della tipologia di area a verde, dell'intensità di fruizione e della localizzazione. Ampia la gamma di tecnologie impiegate, dai rasaerba ai soffiatori

di Pietro Piccarolo
Dicembre 2014 | Back

L’aumento della popolazione urbana a livello mondiale e l’incontrollata espansione delle città, hanno portato alla cementificazione delle aree rurali ad esse circostanti e alla perdita di aree agricole, naturali e seminaturali. Gli effetti negativi che ne sono derivati  hanno fatto crescere, negli ultimi anni, l’attenzione per il verde in ambiente urbano da parte dei cittadini e delle municipalità. Anche nel nostro Paese si è presa consapevolezza che le aree a verde consentono spazi ricreativi, ludici ed educativi che, non solo svolgono una funzione sociale, ma migliorano anche l’aspetto urbano. Nel contempo, questi spazi offrono numerosi benefici ecologici, dal miglioramento del clima alla riduzione dell’inquinamento ambientale.

L’attenzione per il verde urbano nei paesi del nord-Europa ha una lunga tradizione. Anche in Francia, non da oggi, l’interesse è molto alto. Recentemente in questo Paese è stata condotta un’interessante indagine considerando, oltre agli investimenti messi in atto dalle singole municipalità per la creazione e manutenzione del patrimonio vegetale, anche le iniziative per promuovere la conoscenza dei parchi e dei giardini, per favorire la biodiversità e per la raccolta e il trattamento dei residui del verde. Le prime tre città “più verdi” della Francia sono risultate: Angers, Nantes e Limoges. La prima classificata si è distinta per il forte investimento rivolto alla creazione e manutenzione delle aree a verde, pari al 5% dell’intero budget comunale (quattro volte superiore alla media nazionale); aree che rappresentano il 20% dell’intero territorio comunale. Angers primeggia anche per altri indicatori, quali i 51 m2 di verde per abitante. Nantes possiede ben 100 ettari di parchi e giardini pari al 16% della superficie della città e investe nel verde ben 98 euro per abitante all’anno. Poco meno della terza classificata (100 euro per abitante), per la quale la superficie a verde raggiunge il 10% dell’intera municipalità.

In Italia, l’Istituto Nazionale di Statistica, ha reso noto che, nel 2013, il verde pubblico rappresentava il 2,7% del territorio dei comuni capoluogo di provincia. Si tratta di oltre 577 milioni di m2  destinati al verde. Inoltre, quasi il 16% della superficie di questi comuni è inclusa tra le “aree naturali protette”. Complessivamente quindi le aree a verde coprono oltre 3,7 miliardi di m2, pari al 18,2% del territorio dei capoluoghi. Per rimanere ai grandi comuni, un elevato “profilo verde” caratterizza, al sud, le metropoli di Roma e Napoli, mentre, al nord, spiccano Torino (Tab. 1) e Milano.

La manutenzione

Nel nostro Paese, sulla scorta dei positivi risultati ottenuti all’estero e anche per la contrazione delle risorse finanziarie legate alla crisi economica, si sta diffondendo in diverse municipalità la manutenzione differenziata, cioè l’adozione di un livello manutentivo eseguito in funzione della tipologia di area a verde, dell’intensità di fruizione e della localizzazione. In una stessa città si possono così distinguere tre livelli di manutenzione: intensiva, normale e seminaturale. La prima viene riservata alle aree a verde di alto valore ornamentale, comprese quelle delle rotatorie di accesso alle città. In queste aree gli abbellimenti floreali sono effettuati secondo precisi piani annuali, il taglio dei tappeti erbosi ha un’elevata frequenza (12-15 rasature nel periodo vegetativo ed anche più) e pure la pulizia ha cadenze elevate (anche giornaliere). La manutenzione a intensità normale viene praticata sulle aree a prevalente funzione ludica e ricreativa e sul verde di quartiere. Il taglio dei tappeti erbosi non supera le 10 rasature nel periodo vegetativo e la pulizia è fatta in periodi programmati. La manutenzione seminaturale è caratterizzata dalla bassa intensità degli interventi, viene praticata nelle aree periferiche ed estensive a bassa fruizione, nei parchi fluviali e, in genere, dove si vuole preservare le componenti biotiche. Gli sfalci dei prati non superano i tre interventi nell’arco del periodo vegetativo, gli interventi sugli alberi sono fatti solo quando sono indispensabili e la pulizia è programmata.

I costi manutentivi annui sono evidentemente molto diversi in funzione del livello di intensità adottato. Si va dagli oltre 10 euro/m2 per il verde ornamentale di alto pregio, a cifre dell’ordine di 5 euro/m2  per i giardini storici e di 1-2 euro/m2 per le aree a verde ludico e ricreativo, per scendere a valori di 0,5 euro/m2 ed anche meno nella manutenzione seminaturale.

In ogni caso, qualunque sia la forma, la manutenzione è sempre più orientata verso la sostenibilità non solo economica ma anche ambientale. Questo significa che i trattamenti  di difesa dai parassiti mirano a ridurre l’impiego di prodotti chimici attraverso il ricorso alla lotta integrata; negli interventi irrigui si cerca di evitare gli sprechi e l’uso di acqua potabile; nel taglio dei prati e dei bordi stradali si mira a preservare la biodiversità; per i residui delle rasature dei prati e delle potature si tende al loro riciclo  attraverso il compostaggio o l’utilizzo del cippato come fonte energetica.

Le macchine e il tipo di gestione manutentiva

Le macchine per la manutenzione del verde delle municipalità sono quelle classiche. Prevalgono le varie tipologie di rasaerba, differenziate per apparato di taglio, ma prevalentemente a lame orizzontali, e per  sistema di trasporto, cioè con conducente a terra, con conducente a bordo e portate da trattrici. Le attrezzature per la manutenzione degli arbusti e degli alberi, vanno dai tagliasiepe alle motoseghe, comprese le piattaforme elevatrici e le cippatrici portate o semoventi. La manutenzione delle aree declivi e delle sponde fluviali comporta l’utilizzo dei decespugliatori manuali e di quelli a flagelli montati su bracci articolati portati da trattrice, mentre per la pulizia e la raccolta foglie prevale l’impiego dei soffiatori.

In Italia, a differenza di altri paesi, si va sempre più abbandonando la gestione diretta della manutenzione da parte dell’Ente Pubblico a favore della cessione della stessa, in toto o in parte, a imprese esterne che però devono garantire determinati standard di qualità. Viene però mantenuta una valida gestione tecnica di indirizzo, coordinamento e controllo. L’esternalizzazione del servizio può essere fatta con la cessione, dietro una gara di appalto, a imprese specializzate oppure con  l’affidamento ad agricoltori o cooperative che abbiano finalità sociali. In alcuni casi si ricorre al global service, cioè a una forma contrattuale basata sulle prestazioni e sul  risultato finale, a fronte di una grande autonomia di azione.

Discorso a parte va fatto per il controllo programmato dello stato di  salute e della stabilità degli alberi che costituiscono il patrimonio arboreo di una città. Questo servizio viene effettuato attraverso una precisa metodologia basata sull’attenta osservazione della pianta e sull’impiego di speciali strumenti, poco invasivi, in grado di fornire le informazioni necessarie per valutare il grado di stabilità dell’albero. L’esternalizzazione del servizio manutentivo mira a ridurre l’investimento in macchine e attrezzature e le spese manutentive e di gestione del parco macchine in dotazione della municipalità. Il comune di Torino, ad esempio, adotta una forma di gestione mista, cioè: diretta (in piccola quota), per appalto a imprese specializzate e in affidamento a cooperative con finalità sociali. Per questo il parco macchine è relativamente contenuto (Tab. 2)

Manutenzione e gas serra

L’utilizzo di macchine per la manutenzione di un parco comporta delle emissioni di gas serra nell’atmosfera; tuttavia il bilancio tra sequestro ed emissioni è decisamente positivo.  Lo ha chiaramente dimostrato l’ingegner Howard Wood, esperto in ecologia applicata, attraverso uno studio condotto in Inghilterra presso il Ramsey War Memorial Park nello Hampshire. Si tratta di un parco di 2 ha di superficie, di cui 1,5 a tappeto erboso e con la presenza di 69 alberi di varia taglia, oltre che di siepi, arbusti e fiori di diverso tipo. I dati rilevati ed elaborati da Wood, secondo la precisa metodologia adottata per valutare il carbon food-print, dimostrano che, per uno stock di 778 tonnellate di CO2 ed un sequestro annuale di 8,2 tonnellate di CO2, si registrano emissioni di 1,5 tonnellate di CO2 all’anno. Il bilancio è dunque decisamente positivo. Queste emissioni sono dovute per il 51% del totale (774 kg CO2/anno) agli interventi di manutenzione, di cui 575 kg di CO2 (74% del totale) attribuibile all’impiego dei rasaerba e 66 kg di CO2 (8,5% del totale) attribuibili ai soffiatori. Il restante 49% del totale (747 kg CO2/anno) è imputabile ai mezzi di trasporto, di cui il 40% circa ascrivibile al prelievo e trasporto dei residui del verde.

Per quanto attiene il sequestro annuo, si fa presente che, mentre un pascolo naturale può sequestrare da 1 a 3 tonnellate di CO2/ha, un tappeto erboso di qualità, con una buona manutenzione, può sequestrare sino a 12 tonnellate di CO2/ha. Nel parco inglese, il sequestro annuo da parte del tappeto erboso ha quasi raggiunto le 4 tonnellate/ha, mentre quello dovuto agli alberi è stato di circa 38 kg/albero all’anno. Lo studio dimostra l’importante ruolo del verde urbano nel bilancio del carbonio in un parco ad alta fruibilità; bilancio che potrebbe essere ancora più positivo scegliendo le graminacee del tappeto erboso con più alto tasso di sequestro della CO2 e, soprattutto, impiegando, quando possibile, mezzi per la manutenzione con propulsione elettrica anziché a benzina o a gasolio.

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