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Confindustria, un capitolo nuovo

Si è tenuta a Roma l'assemblea annuale della Confederazione, che ha ufficializzato la nomina del nuovo presidente Vincenzo Boccia. L'efficienza del sistema Paese, i rapporti con il mondo bancario, la riforma costituzionale e i valori distintivi dell'industria italiana i punti centrali della relazione di Boccia, che avrà anche il compito di dare attuazione alla riforma Pesenti

a cura della Redazione
maggio - giugno 2016 | Back

Si è svolta il 26 maggio a Roma, nella grande sala centrale dell’Auditorio “Parco della Musica”, l’assemblea generale di Confindustria. Dinnanzi alla folta platea degli imprenditori, e alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e di due membri del Governo, il Ministro dei Bani Culturali Dario Franceschini e il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, ha fatto il suo esordio il neo presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Salernitano, classe 1964, Boccia viene dal mondo grafico-industriale, essendo amministratore delegato dell’azienda di famiglia Arti grafiche Boccia, e dopo la designazione come candidato presidente, ricevuta nel marzo scorso, ha ottenuto dall’assemblea di maggio l’elezione formale. Nella sua relazione Vincenzo Boccia ha espresso un giudizio sulla situazione economica del Paese, che appare in lieve miglioramento ma che permane ancora largamente al di sotto dei livelli auspicati, che competono ad un sistema produttivo importante come quello italiano. «La nostra economia è senza dubbio ripartita – ha detto Boccia – ma non è in “ripresa”. È una risalita modesta, deludente, che non ci riporterà in tempi brevi ai livelli pre-recessione. Le conseguenze della doppia caduta della domanda e delle attività produttive sono ancora molto profonde». Negli ultimi anni il divario tra l’Italia e gli altri Paesi europei si è accentuato se è vero che dal 2000 ad oggi la produttività dell’economia italiana è aumentata di appena un punto percentuale, contro il 17% medio dei principali partner comunitari. Se si guarda in particolare al settore manifatturiero, la crescita della produttività estera aumenta in modo ancora più consistente: se in Italia il settore ha registrato dal 2000 ad oggi un incremento del 17%, in Germania ha segnato una crescita del 33%, in Spagna del 34%, nel Regno Unito del 43% e in Francia del 50%. La produttività, tuttavia, è frutto dei comportamenti razionali e virtuosi dell’intero Paese ed è quindi una sfida che riguarda il sistema Paese nella sua totalità, chiamando in causa questioni importanti come quella relativa al costo del lavoro e al sistema del credito. «Alle banche vogliamo strappare una promessa – ha detto a questo proposito Boccia – quella di tornare dentro le imprese, a parlare con noi imprenditori». «Nei nostri capannoni, non nei vostri uffici – ha detto Boccia – dovete vedere quello che produciamo, come lo produciamo e con quali persone. Venite a conoscere gli asset intangibili: per esempio, i rapporti con i clienti e i fornitori, il management, i brevetti, i marchi, la nostra reputazione, le relazioni con il territorio, le reti commerciali, i contratti di secondo livello che rilanciano la produttività». La grande sfida per le imprese italiane – questo è stato sottolineato più volte non soltanto nella relazione del presidente ma negli interventi dei Ministri Franceschini e Calenda – è quella della internazionalità. I beni culturali, così come i prodotti e le iniziative imprenditoriali italiani hanno una grande qualità intrinseca e determinano un’immagine del Paese comunque d’alto profilo, sulla quale è possibile costruire relazioni culturali ed economiche importanti e durevoli. Fondamentale, nella prospettiva indicata da Boccia, l’attuazione della riforma costituzionale che dovrebbe rendere il Paese più efficiente e le istituzioni più reattive dinnanzi alle sfide contemporanee. Del resto, la stessa Confindustria ha intrapreso la via del rinnovamento istituzionale con l’attuazione della riforma Pesenti (sulla base della quale la confederazione ha creato i nuovi assetti statutari) che cita l’internazionalizzazione delle imprese come precisa missione della Confederazione, e orienta l’intero sistema di servizi alle imprese verso il sostegno alle esportazioni, alla cooperazione industriale internazionale, all’attrazione in Italia degli investimenti esteri.  La riforma Pesenti nasce dall’esigenza, riscontrata in ambito confederale, di rafforzare l’identità e il senso di appartenenza, ristabilendo nel sistema una maggiore compattezza e unità d’intenti. Insieme a questo è emersa l’esigenza di predisporre una migliore “governance”, in funzione della quale la riforma prevede una semplificazione degli organi (Consiglio di Presidenza e Consiglio Generale) e dei meccanismi decisionali. La riforma interviene su alcune criticità che esistono nell’articolazione del sistema confindustriale, con particolare riferimento alla sovrapposizione tra le competenze e le attività delle associazioni di categoria e delle associazioni regionali e territoriali, e punta a rafforzare i rapporti tra filiere produttive e distretti territoriali, incentivando le forme di aggregazione tra imprese. Ma soprattutto, la riforma tiene conto della dimensione ormai globale dei mercati e del ruolo che l’Unione Europea ha assunto nella programmazione e nel sostegno delle attività imprenditoriali, e intende appunto proiettare i comparti industriali italiani verso i mercati esteri, avendo cura di potenziare e sviluppare strutture e servizi ad hoc come le Rappresentanze Internazionali e i Tavoli Tecnici dedicati all’export, agli investimenti italiani all’estero e agli investimenti esteri in Italia.

L’architettura dello statuto e i meccanismi di funzionamento dell’intera struttura avranno un principio ispiratore costituito dal nuovo “Codice etico e dei valori associativi”, che avrà valenza statutaria e che vincola la permanenza delle aziende all’interno del sistema al rispetto di prassi e regole comportamentali ben definite, sulle quali è chiamato a vigilare un Consiglio di Indirizzo Etico e dei Valori Associativi, appositamente costituito. La nuova “carta” rappresenta dunque un impegno considerevole per la Confindustria, un impegno che spetterà alla presidenza Boccia mettere in atto, trasformando le statuizioni di principio in iniziative e progetti concreti.

FederUnacoma, al via il nuovo statuto

La Federazione italiana dei costruttori di macchine agricole FederUnacoma ha un nuovo statuto. L’assemblea delle industrie associate, riunitasi a Bologna il 6 maggio scorso, ha infatti approvato la sua nuova carta costitutiva, che recepisce le disposizioni della riforma Pesenti attuata da Confindustria, alla quale tutte le organizzazioni del sistema sono chiamate ad adeguarsi.

Semplificazione degli organi statutari, maggiore alternanza alle cariche sociali, impegno esplicito per lo sviluppo sui mercati esteri e rispetto del nuovo Codice etico confindustriale sono gli elementi qualificanti della riforma, e quindi dei nuovi assetti statutari anche di FederUnacoma. Il nuovo statuto, che è stato elaborato nel rispetto dei tempi fissati da Confindustria e con le modalità appropriate, è stato messo a punto dalla Commissione appositamente costituita (coincidente con il precedente Consiglio Direttivo FederUnacoma). Il testo finale – esaminato e valutato nella sua interezza da Confindustria e dal Comitato per l’implementazione della riforma – è stato dunque sottoposto in assemblea all’approvazione delle aziende associate. All’interno del nuovo statuto la Commissione ha inserito anche le “norme transitorie” necessarie per sintonizzare le scadenze istituzionali della Federazione con quelle stabilite dalla Confindustria, nell’ottica di garantire lo sfalsamento temporale delle cariche associative (Presidente della Federazione, Presidenti delle singole associazioni che la compongono, altri Organi statutari). La norma transitoria deliberata dalla Commissione statuto sposta al giugno 2017 la nuova elezione del Presidente della Federazione e dei Presidenti di settore (che in condizioni ordinarie avrebbero terminato il proprio mandato nel giugno di quest’anno) e specifica in particolare che da quella data il Presidente uscente non sarà più rieleggibile. Gli altri Presidenti potranno invece ricandidarsi, per un solo mandato di due anni. A partire dal giungo 2017 andrà a regime il sistema di elezione anche degli altri Organi federativi (Consiglio Generale, Revisori Contabili, Probiviri, Organi delle associazioni di settore) che prevede il rinnovo delle cariche nel giugno 2018, con il differimento temporale necessario, dunque, a garantire lo sfalsamento degli organi elettivi. Ogni organo elettivo si prevede debba avere una durata biennale, rinnovabile in base alla carica. I Presidenti sono rieleggibili per soli due mandati, potendo quindi durare in carica non più di quattro anni complessivi, mentre i componenti del Consiglio Generale e delle associazioni di settore potranno essere rieletti tre volte dopo la prima nomina, durando in carica fino ad un massimo di otto anni. Si tratta, insomma, di un processo che coinvolgerà un maggior numero di aziende associate nelle funzioni di rappresentanza.

 

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