
Crisi energetiche: l'alternativa possibile delle fonti rinnovabili
Conflitti e crisi internazionali condizionano in modo particolare il settore delle energie fossili. In tale scenario emerge con maggiore evidenza il ruolo strategico delle “rinnovabili”. Il tema discusso in occasione dell’evento “Terra Motrice” organizzato lo scorso marzo dal CIB (Consorzio Italiano di Biogas) a Roma
Nell’attuale scenario internazionale, caratterizzato da forti tensioni di carattere geopolitico, il settore energetico ancora strettamente legato alle fonti fossili è quello che registra gli squilibri più pronunciati. In tale contesto, cha apparentemente pone in secondo piano il tema delle “rinnovabili”, si rafforza più che mai l’importanza strategica dell’energia green, sia sul piano ambientale, sia per la sicurezza e l’indipendenza energetica.
Questi i temi trattati in occasione della decima edizione dell’iniziativa Biogas Italy intitolata “Terra Motrice”, che si è svolta lo scorso marzo a Roma e che ha visto le celebrazioni per i vent’anni di attività del Consorzio Italiano di Biogas, impegnato sin dal 2006 nello sviluppo del biogas e biometano agricolo in Italia. Oggi il CIB, grazie al suo modello di filiera per il “biogas fatto bene” è a tutti gli effetti un riferimento accreditato in Europa e non solo per lo sviluppo della filiera della digestione anaerobica. Alle crisi internazionali, il settore primario risponde con le sue filiere produttive che offrono opportunità importanti in termini di cibo, energia e fertilità dei suoli «Viviamo un momento in cui l’energia è tornata al centro del dibattito globale, non solo come questione climatica, ma – sottolinea Francesco La Camera, direttore generale di IRENA International Renewable Agency – come questione di sicurezza, stabilità economica e sovranità strategica. Le tensioni geopolitiche recenti lo confermano con estrema chiarezza: un sistema energetico dominato dai combustibili fossili finisce per essere inevitabilmente esposto alla geopolitica. In questo scenario, le rinnovabili tra cui le bioenergie assumono un ruolo strategico». All’inizio dello scorso anno, la capacità elettrica globale di rinnovabili aveva superato i 4.448 GW un valore decisamente rilevante che non si discosta di molto dalla metà della capacità totale installata. Nel 2024 l’incremento delle FER è stato di 582 GW che segnano un tasso di crescita annuo del 15%. Da un punto di vista geografico la distribuzione di tali 582 GW vede al primo posto l’Asia con il 72% delle nuove installazioni, l’Europa 12%, il Nord America 8%, il Sud America 4%, Eurasia e Oceania 3%, mentre per tutto il resto del mondo appena il 2%. Nel quinquennio 2025-2030 le FER puntano ad un incremento medio annuo di potenza installata pari a 1.122 GW. In particolare, per quanto riguarda le bioenergie, si prevede che la potenza complessiva del 2024 (151 GW) incrementi più del doppio entro il 2030 per arrivare a circa 310 GW. Questo significa che se nel 2024 la crescita degli impianti ha determinato 5,1 GW aggiuntivi, nei cinque anni a seguire la crescita media annua dovrà quintuplicarsi su livelli di 26 GW anno. «L’Italia rappresenta un esempio particolarmente rilevante, assumendo il ruolo di leader tra i Paesi europei nello sviluppo del biometano – ha aggiunto il direttore generale di IRENA – grazie a una filiera agricola avanzata, a un forte coinvolgimento del settore privato e a politiche di sostegno mirate». È interessante notare che, secondo stime realistiche, l’Italia è sulla buona strada per poter raggiungere entro il 2030 la produzione annua di 5,7 miliardi di smc (standard metri cubi) prevista dal PNIEC. Questo significa che l’Italia potrà autoprodurre in modo assolutamente sostenibile circa il 10% del fabbisogno nazionale di metano rinnovabile (poco più di 60 miliardi di m3) evitando di estrarre il poco metano fossile di cui dispone il Paese. Questo potrebbe essere conservato nel sottosuolo come riserva strategica in caso di necessità, senza intaccare le riserve che ad oggi sono decisamente scarse. Si stima infatti che il metano fossile nazionale di giacimenti certi sia di circa 40 miliardi di m3 – di cui 22,1 miliardi in giacimenti terrestri e 17,7 miliardi nei fondali marini – a cui si possono aggiungere altri possibili giacimenti con riserve stimate in 27 miliardi di m3. Il metano fossile nazionale dunque sarebbe appena sufficiente a soddisfare il nostro fabbisogno di gas per un solo anno. In tale scenario il biometano rappresenta una risposta concreta e già disponibile per fronteggiare la crisi climatica ed energetica. «Strumenti come REPowerEU e direttive europee chiave come la RED3, appena recepita anche in Italia – ha sottolineato al meeting di Roma Biljana Kulisic della DG ENER presso la Commissione Europea – aiuteranno il sistema a definire le nuove norme di supporto fondamentali per lo sviluppo del settore del biogas e del biometano in Europa». La grande partecipazione di tutti i principali stakeholder nazionali e dei numerosi esperti esteri al Biogas Italy conferma questa manifestazione come punto di riferimento per la filiera italiana, che esprime un sistema integrato tra agricoltura, industria e politica energetica. Con 549 progetti ammessi, 323 cantieri avviati e 46 impianti già operativi, il biometano “fatto bene” – quello caratterizzato da un approccio agricolo, circolare e territoriale – è ormai una realtà consolidata pronta ad affrontare il futuro.
Le bioenergie rappresentano dunque il futuro del settore energetico ed è proprio per questo, come sottolineano gli esperti del settore, che devono essere incentivate sempre di più rispetto a fonti fossili come il carbone, il cui sfruttamento è stato invece prorogato sino al 2038 con il decreto bollette, rischiando in tal modo di contraddire gli impegni presi dall’Italia nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC).









