
L'evoluzione delle molle nelle macchine agricole
Sono componenti fondamentali per la corretta operatività delle macchine agricole: assorbono urti, permettono agli attrezzi di adattarsi al terreno, proteggono le parti meccaniche e migliorano il comfort degli operatori
Pur essendo componenti relativamente semplici, nel macchinario agricolo le molle svolgono un ruolo fondamentale, assorbendo urti, sollecitazioni statiche e dinamiche, vibrazioni. Grazie alla loro elasticità, le molle permettono agli attrezzi di adattarsi al profilo superficiale del terreno (spesso fortemente irregolare), mantenendo un contatto efficace senza danneggiamento degli organi di lavoro, anche per velocità di avanzamento elevate; contribuiscono a proteggere le parti meccaniche delle macchine, riducendo l’usura e il rischio di rotture; migliorano il comfort del conducente sui mezzi semoventi, riducendo le vibrazioni trasmesse. Quella che segue è una panoramica, senza dubbio incompleta, delle caratteristiche progettuali e tecnico-prestazionali delle moderne molle adottate comunemente per l’attuale macchinario agricolo.
Design ottimizzato. La progettazione delle molle non si basa più oggi sulla sola esperienza pratica validata da prove sul campo, ma si avvale di moderne e consolidate tecniche computerizzate, quali il CAD, la modellazione ad elementi finiti (FEM) e la successiva analisi dinamica. In tal modo, è possibile studiare il comportamento della molla già in fase di progettazione, prevedendo con un ottimo grado di dettaglio come reagirà alle sollecitazioni. Grazie alle simulazioni virtuali, è possibile individuare con precisione i punti critici dove si concentrano le tensioni, e intervenire di conseguenza modificandone la forma o lo spessore. Questo ha permesso di realizzare molle sempre più “su misura” per ogni specifica esigenza, tenendo conto del tipo di lavorazione, delle caratteristiche del terreno e della coltura e delle forze in gioco. Anche le conformazioni delle molle si sono evolute: unitamente alle classiche molle elicoidali, oggi sono disponibili denti flessibili con geometrie adatte a determinati tipi di flessione, oppure molle a balestra ottimizzate per distribuire al meglio i carichi, in modo da assorbire gli urti, adattarsi agli ostacoli come pietre o grosse zolle, mantenendo una lavorazione uniforme del terreno.
Materiali evoluti. Per la fabbricazione delle molle, si è ormai passati in modo generalizzato da acciai con contenuto di carbonio medio alto, ovvero siglati da C50 a C80 (quindi con un tenore di carbonio variabile tra 0,5 e 0,8%), agli acciai cosiddetti “alto-resistenziali”, che contengono elementi aggiuntivi come silicio, cromo, vanadio, manganese. è quindi possibile ottenere molle più leggere, ma al contempo molto più robuste, quindi in grado di sopportare sollecitazioni elevate senza rompersi. Gli acciai legati spesso adottati per la costruzione delle molle sono al silicio-manganese (55Si7, 60SiCr7). Il silicio aumenta l’elasticità e la resistenza alla fatica, mentre il manganese migliora la tenacità. Un’altra tipologia idonea è rappresentata dall’acciaio al cromo-vanadio (ad esempio 50CrV4), utile per molle che devono garantire affidabilità nel lungo periodo. In questo caso, il cromo aumenta la resistenza all’usura e alla corrosione, mentre il vanadio contribuisce a migliorare la struttura interna del materiale, rendendolo più resistente alla rottura anche dopo molti cicli di lavoro. Sono disponibili anche molle in cromo-silicio (51CrV4 o simili), se sono richieste prestazioni molto elevate per ciò che concerne la resistenza alla fatica e la stabilità a sollecitazioni estreme. Un’ulteriore opzione è offerta dai trattamenti termici, per assicurare una maggiore elasticità e una migliore capacità di ritorno alla forma originale dopo il classico ciclo di trazione o compressione, evitando deformazioni permanenti che potrebbero compromettere la qualità del lavoro. Un ambito alternativo agli acciai, ancora in fase di sviluppo ma molto promettente, è quello dei materiali compositi, come la fibra di vetro o la fibra di carbonio, che si caratterizzano per un’elevata resistenza alla corrosione e un peso ridotto. Costituiscono quindi un’interessante opzione soprattutto per applicazioni in ambienti particolarmente aggressivi, o dove la leggerezza è un fattore chiave.
Molle sensorizzate e “intelligenti”. L’integrazione del macchinario agricolo con sensori e sistemi elettronici connessi ha comportato una significativa evoluzione del ruolo delle molle, che da semplici elementi meccanici sono diventati oggi componenti attivi e “intelligenti”, in grado di “dialogare” con gli altri componenti della macchina, adattandosi dinamicamente alle condizioni di lavoro. Nelle macchine agricole più recenti, le molle possono essere abbinate a sensori di carico e di vibrazione, che rilevano in tempo reale le forze applicate e le sollecitazioni subite, in modo da monitorare il comportamento dell’attrezzo, inviando le conseguenti informazioni alla centralina che elabora immediatamente le azioni necessarie.
Le informazioni provenienti dalle molle sensorizzate possono essere integrate con coordinate di georeferenziazione, mappe del suolo o altri dati agronomici, per una gestione estremamente mirata delle lavorazioni, estendendo l’applicazione del principio del rateo variabile. Senza dubbio, uno degli ambiti che più si avvale di questa gestione integrata delle molle è la regolazione automatica della pressione degli organi di lavoro sul terreno, tipicamente nelle lavorazioni superficiali e nella semina. In base alle informazioni ricevute, il sistema può modificare il comportamento delle molle, per mantenere costante la profondità di lavoro o l’intensità dell’azione. Parallelamente, si stanno sviluppando anche soluzioni meccaniche innovative per ridurre le vibrazioni, grazie a molle con geometrie ottimizzate e abbinate a materiali elastici, come ad esempio elementi in elastomero (neoprene, nitrile, poliuretano, ecc). Il risultato è una significativa diminuzione delle vibrazioni trasmesse, con una riduzione delle sollecitazioni sui componenti meccanici, limitando l’usura e prolungando la vita utile, e un aumento del comfort per l’operatore sui mezzi semoventi.
Sistemi a carico variabile. Specialmente su erpici, coltivatori e seminatrici, ovvero attrezzature che interagiscono con lo strato superficiale del terreno, le molle presenti modificano in automatico la loro rigidità in base alle condizioni operative, aumentando la forza esercitata su suoli compatti, e soprattutto diminuendola su quelli soffici, per evitare di compromettere la loro struttura fisica. In patica, il tutto di traduce in una pressione ottimale sul terreno, per un’azione più omogenea degli organi lavoranti, senza la necessità di continui interventi da parte dell’operatore.
Sostenibilità. L’adozione di molle evolute contribuisce in modo concreto a migliorare la sostenibilità delle lavorazioni meccanizzate. Uno dei benefici principali è la riduzione del consumo di combustibile: molle costruite con materiali avanzati e geometrie sofisticate fanno scorrere meglio gli organi di lavoro nel terreno, richiedono minor sforzo al trattore, e quindi comportano un significativo risparmio di gasolio, soprattutto se rapportato ad ampie superfici lavorate. Un altro aspetto fondamentale riguarda il minore compattamento del suolo, perché la pressione esercitata dagli elementi dell’attrezzo viene distribuita in modo più uniforme. Peraltro, le innovazioni nei materiali e nella conformazione delle molle consentono una loro durata più lunga, grazie alla maggior resistenza alla fatica, all’usura e alla corrosione. Oltre all’evidente risparmio economico, si deve tenere conto anche della riduzione degli impatti inerenti la produzione dei materiali di partenza e lo smaltimento dei pezzi a fine vita.
Alcune applicazioni tipiche. Nelle seminatrici di precisione, ogni elemento di semina è dotato di molle meccaniche (o dispositivi equivalenti idraulici o pneumatici) che regolano la pressione dell’unità sul terreno. Alcuni modelli avanzati si avvalgono di sistemi che rendono variabile la cosiddetta “downforce” (cioè il carico verticale sulle ruote di profondità), che quindi viene modificata automaticamente in base alla compattezza del suolo, per assicurare una profondità di semina costante. In alcune versioni moderne degli erpici a denti flessibili o negli erpici strigliatori, le molle sono utilizzate per controllare la pressione dei denti sul terreno; la loro tensione può essere regolata centralmente (anche dal posto di guida) o adattata automaticamente, permettendo di lavorare in modo più aggressivo o più delicato a seconda delle condizioni del suolo o dello stadio della coltura. Analogamente, sui coltivatori a denti elastici, le molle consentono ai denti di flettersi quando incontrano ostacoli: nei sistemi più evoluti la rigidità può variare per mantenere una profondità di lavoro costante. Alcuni modelli integrano utilmente sistemi che combinano molle e regolazioni idrauliche per adattare il comportamento dell’attrezzo durante l’avanzamento. Anche gli estirpatori si avvalgono di molle a precarico regolabili manualmente o in automatico per reagire alle variazioni di consistenza del terreno, modificando la forza esercitata sugli organi lavoranti. Un ulteriore importante impiego delle molle sul macchinario agricolo riguarda l’integrità degli organi lavoranti, per prevenire danneggiamenti e rotture. Un esempio ben conosciuto è quello dei dispositivi “no-stop” degli aratri: se il vomere incontra ostacoli come pietre, radici o altri corpi duri presenti nel suolo, il sistema di protezione fa in modo che l’intero corpo dell’aratro si sollevi immediatamente in modo automatico, superando l’ostacolo grazie all’avanzamento dell’attrezzo. Oltre al bullone a tranciamento – una soluzione semplice, efficace, ma irreversibile (nel senso che è necessario sostituire il bullone rotto con uno di identiche caratteristiche) – e all’evoluta, ma costosa, soluzione che si avvale di cilindri idraulici con annessi ammortizzatori ad azoto, la versione meccanica in cui sono impiegate delle robuste molle a spirale o a balestra rappresenta un buon compromesso, tanto più che si tratta di un funzionamento pienamente reversibile, che quindi non richiede alcun intervento di manutenzione o di riparazione dopo che, comprimendosi, le molle sono entrate in funzione.
Molle speciali
Oltre a quelle più classiche che lavorano in trazione, compressione o torsione, ci sono anche altri numerosi tipi di molla (cosiddette “speciali”) che si differenziano per conformazione, modalità di funzionamento e ambito di impiego. Senza la pretesa di esaurire l’argomento (indubbiamente molto vasto), si possono citare: le molle a nastro a sezione piatta e conformate in avvolgimenti concentrici; le molle a tazza che lavorano in compressione, e hanno una tipica forma a disco, apparendo come una rondella sagomata a tronco di cono; le molle a balestra che lavorano anch’esse in compressione, e sono il risultato dell’assemblaggio di numerose lamine metalliche; le molle a voluta tipicamente impiegate sulle cesoie e attrezzi da lavoro simili (sono realizzate mediante un nastro metallico i cui avvolgimenti, anziché essere piani come nelle molle a nastro, sono disposti appunto a voluta, conferendo al dispositivo una forma conica o biconica); le molle a forza costante, molto compatte, costituite da un nastro arrotolato su un tamburo, che dopo aver raggiunto il carico massimo in tensione impongono una forza costante. Un ulteriore tipo particolare di molla è la molla nautica, utilizzata tipicamente per gli ormeggi delle imbarcazioni; la cui struttura caratteristica permette alla molla di lavorare contemporaneamente in trazione e compressione.
I trattamenti superficiali delle molle
Per garantire una maggior resistenza, una più lunga durata e un gradevole aspetto estetico, i materiali adottati per la costruzione delle molle sono sottoposti a diversi trattamenti, finalizzati ad aumentare la robustezza del prodotto finito, a proteggerlo dalla corrosione e più in generale a minimizzare i possibili danni provocati da un ambiente difficile dal punto di vista ambientale, quale è tipicamente quello agricolo. I principali trattamenti riguardano comunque la protezione dalla corrosione. Nel dettaglio: la brunitura che previene l’ossidazione del metallo, e nell’occasione conferisce anche una colorazione scura alla superficie del pezzo trattato; la zincatura garantisce anch’essa la protezione (quantomeno parziale) da agenti corrosivi, mediante l’applicazione di un sottile strato di zinco su tutta la superficie del filo, prima della fabbricazione della molla; il cosiddetto “Geomet”, definizione commerciale di un procedimento finalizzato al rivestimento non galvanico del metallo a base di zinco e alluminio, con efficacia anticorrosiva (è indicato per elementi che possono entrare in contatto con sostanze chimiche aggressive, quali ad esempio gli acidi); la fosfatazione, oltre ad una più alta resistenza alla corrosione, rappresenta un valido substrato per la successiva verniciatura; la barilatura, una rifinitura dei materiali metallici stampati o fusi, realizzata con elementi abrasivi, spesso per rimuovere le bave, e/o per opacizzare, disincrostare, rimuovere la ruggine (avviene per rotolamento all’interno di un tamburo, detto buratto); la pallinatura (o shot peening) è una rifinitura per indurimento di pezzi metallici fusi o stampati, effettuata mediante impatti violenti con sferette molto piccole, mantenute in vorticoso movimento con giranti centrifughe o flussi di aria compressa. Nel caso della verniciatura a polvere il metallo viene rivestito con un film di vernice, che viene fatta aderire alla superficie in modo elettrostatico, migliorando l’aspetto estetico del prodotto finito e limitando la sensibilità agli agenti aggressivi, e quindi la corrosione. La verniciatura per cataforesi, infine, è un trattamento anticorrosione di elementi metallici, mediante deposito di resine epossidiche o acriliche.









