
Verde urbano, tecnologie per la piantumazione degli alberi
Il verde urbano rappresenta un servizio sistemico essenziale che migliora la qualità della vita nei centri abitati e svolge un’importante azione di contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici
L’analisi demografica dimostra che la popolazione mondiale, compresa quella dell’Italia, si sta sempre più urbanizzando. L’Italia già nel 2010, quando contava poco più di 60 milioni di abitanti, aveva il 67,8% di residenti in città; nel 2026 la popolazione è scesa a circa 59 milioni, di cui il 72,4% urbanizzata. Per il 2030 si prevede che la popolazione sarà di poco inferiore ai 59 milioni, con ben il 74,5% residente in area urbana.
L’Italia sta dunque vivendo una transizione verso un sistema sempre più urbanizzato, che richiede un modello di sviluppo con sempre maggiori servizi, non solo sociali e sanitari, ma anche ecosistemici, forniti dal verde urbano in generale e dagli alberi in particolare. Si tratta di servizi particolarmente importanti per far fronte al cambiamento climatico in atto, a seguito del quale eventi definiti estremi stanno divenendo di normale frequenza. Il verde urbano, proprio in funzione di questi servizi, dovrebbe costituire parte integrante degli studi di pianificazione dell’ente pubblico, in quanto gioca un ruolo molto importante nel processo di transizione ecologica. L’obiettivo deve essere quello di creare in città un ecosistema che porti benefici, sia all’ambiente che ai cittadini.
Del resto, vi è ormai una generale consapevolezza che la presenza di aree verdi e alberi migliori la qualità della vita, grazie all’ombreggiamento, alla mitigazione della temperatura e delle isole di calore, alla più efficace percolazione delle acque, alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, dello smog e delle polveri sottili, resa possibile anche attraverso lo stoccaggio e il sequestro del carbonio. Occorre quindi dare risposte corrette alla domanda di accrescere il patrimonio arboricolo nelle città. A livello nazionale la superficie a verde per abitante è mediamente pari a 31 m2, mentre la minima necessaria non dovrebbe essere inferiore a 9 m2. Questi numeri non consentono una valutazione qualitativa in quanto non forniscono indicazioni sulla localizzazione e tipologia di verde. Il verde va progettato in funzione dei servizi che si vogliono ottenere, per cui gli standard urbanistici tradizionali non sono più sufficienti e occorre fare valutazioni con nuovi strumenti. Per questo, quando si procede con nuove piantumazioni, è necessario tener conto dei vincoli agronomici ed arboricoli relativi alle diverse specie di piante, cercando di contemperare le esigenze biologiche e vegetazionali con quelle urbanistiche. Un valido supporto in tal senso è quello fornito dai nuovi software di analisi che consentono di valutare le prestazioni dell’impianto in corso di realizzazione e sono pertanto di grande aiuto in operazioni così complesse e delicate come le piantumazioni area urbana.
Coniugare i nuovi software con le conoscenze arboricole ed agronomiche di base. Se si vogliono ottenere i risultati desiderati, occorre utilizzare in modo sinergico le conoscenze agronomiche ed arboricole di base e i dati forniti dai software di analisi e dai modelli predittivi. Tra le piattaforme più avanzate vi è senza dubbio quella denominata i-Tree, una suite di software innovativi che, sviluppata dal Servizio Forestale degli Stati Uniti (USDA Forest Service), viene impiegata a livello internazionale per analizzare il verde e prevedere e quantificare, i corrispondenti servizi ecosistemici e l’evoluzione della biodiversità. Si tratta dunque di uno strumento molto utile in quanto fornisce una grande quantità di informazioni utili nel processo di pianificazione urbana, ma che non può prescindere dai concetti base dell’agronomia (analisi del compattamento del terreno, del pH, della natura del suolo, ecc,) e dell’arboricoltura (conoscenza delle caratteristiche delle specie prescelte). I software, ad esempio, possono predire quanta CO2 assorbirà l’albero ma non sono in grado di prevedere né, tanto meno garantire, che l’albero raggiungerà la maturità. Occorre quindi creare al momento dell’impianto le condizioni biologico-vegetazionali necessarie allo sviluppo naturale della specie prescelta. Di queste ultime forniremo di seguito qualche indicazione per quanto attiene la scelta della specie e la messa a dimora. Le piattaforme informatiche di nuova generazione vengono anche impiegate per valutare la perdita dei servizi ecosistemici a seguito della riduzione di una area a verde dovuta a un cambio di destinazione, come nel caso del passaggio da bosco urbano ad area edificabile. Si viene così a creare una perdita di valore che genera un ‘debito ecologico’ a carico delle generazioni future. Quello della perdita di suolo, e quindi dei servizi che esso fornisce, è purtroppo un fenomeno che non si arresta, di cui è importante averne contezza in modo da limitarne gli effetti.
Scelta della specie. La scelta della specie o delle specie da impiantare, deve tenere conto di molti fattori, in particolare della rispondenza alle condizioni del suolo, dell’ambiente e del clima, compresi gli effetti del cambiamento climatico. In questa prospettiva alcune specie autoctone, coltivate anche nel recente passato, potrebbero non essere più rispondenti rispetto alle condizioni create dalle conseguenze del riscaldamento globale. Per limitare la diffusione di agenti patogeni occorre poi diversificare la tipologia di alberi, evitando così che l’arrivo di un nuovo patogeno, di cui non si conosce ancora il sistema di difesa, provochi la perdita di una quota consistente del patrimonio arboricolo.
Nella scelta devono essere considerate la provenienza del materiale e gli aspetti formali come l’età, le dimensioni e la forma, ed anche la resistenza ai parassiti e alle fitopatie, oltre alla capacità di resistenza e di resilienza rispetto alle alte temperature e allo stress idrico indotti dalla crisi climatica. In quest’ottica, sempre più importanza assume la valutazione della funzione ecologica, cioè il potenziale di CO2 che può essere sequestrata e stoccata, nonché la capacità di abbattimento del PM10 e del PM5. Altri fattori da non trascurare sono quelli legati alle problematiche che le piante possono creare, come l’invasività, la tossicità, gli allergeni e il potenziale di emissione dei VOC (composti organici volatili). I VOC sono molecole che evaporano facilmente nell’aria svolgendo diversi ruoli utili alle piante, quali la comunicazione e la difesa dai parassiti; nel contempo possono anche dare disturbo alle persone (irritazione alle vie respiratorie, agli occhi, etc). In ogni caso, fatto salvo i requisiti sopra esposti, per avere le giuste garanzie sul materiale vivaistico acquisito, è di fondamentale importanza che questo sia opportunamente certificato.
Fatta la scelta della specie o delle specie da impiantare sulla base dell’analisi agronomica e arboricola sopra esposta, l’integrazione dell’analisi con strumenti come i-Tree, consente di condurre una valutazione prospettica utile e corretta. Valutazione che deve riguardate anche l’aspetto economico, che comprende non solo i costi di impianto ma anche di manutenzione.
Cure all’impianto. L’attenzione al momento dell’impianto è importante in quanto in ambiente urbano è difficile che nel suolo vi siano le migliori condizioni rispetto alle esigenze della pianta. La buca deve avere la giusta dimensione, cioè 1,5 volte il diametro della zolla radicale. Dimensioni inferiori all’ottimale possono essere tollerate a patto di creare nella buca un substrato in grado di favorire lo sviluppo dell’apparato radicale. Per questo è fondamentale preparare il substrato con ammendanti organici e con l’aggiunta dei consorzi di micorrize oltre che di biostimolatori. Gli ammendanti organici agiscono a livello meccanico, ottimizzando la struttura del suolo in modo da favorire la circolazione dell’aria e dell’acqua; a livello chimico, favorendo la formazione di complessi humico-argillosi capaci di accrescere la ritenzione dei nutrienti e dell’acqua; a livello biologico migliorando le condizioni per la vita microbica del suolo. Al termine delle operazioni di impianto è necessario eseguire l’irrigazione. In terreni particolarmente argillosi è necessario favorire il drenaggio dell’acqua ponendo uno strato di ghiaia e sabbia in fondo alla buca e inserendo un tubo drenante per lo scarico dell’acqua all’esterno della buca.
Una volta che è stata messa a dimora, la pianta deve essere mantenuta in posizione verticale e difesa dal vento ricorrendo a sistemi di tutoraggio o di ancoraggio. Il sistema di tutoraggio più diffuso è quello a uno, a due o a tre pali. Per piante di piccole dimensioni si ricorre al monopalo o ai due pali raccordati all’estremità. In entrambi i casi si tratta di una soluzione molto rigida per le piantine. Il sistema a tre pali, piantati ai vertici di un triangolo equilatero e raccordati al vertice (se i pali superano i 2 metri il raccordo è fatto anche a metà altezza), consente alle piante di maggiori dimensioni di oscillare leggermente, agevolando in tal modo lo sviluppo dell’apparato radicale. Il collare di raccordo tra la pianta e i pali di tutoraggio deve permettere lo sviluppo del diametro del tronco. Maggiore è l’altezza del collare, maggiore è la resistenza al vento. Per alberi di discrete dimensioni e in zone particolarmente ventose si ricorre alle funi controvento (3-4), che vengono applicate all’albero attraverso il collare e poi fissate al terreno. L’ancoraggio è un sistema di sostegno sotterraneo che imita il processo naturale di fissazione al terreno delle piante. La soluzione più diffusa è quella delle ancore basculanti. Le ancore (3) vengono interrate intorno alla zolla, distanziate di 120°, creando tre punti di attacco del cavo (che andrà a degradarsi nell’arco di 3-4 anni), che viene fatto passare sopra la zolla. La tensione del cavo è ottenuta aumentando l’interramento delle ancore. Sotto l’aspetto visivo è la soluzione migliore ma è anche più impegnativa. Altro tipo di protezione dal compattamento del terreno, specie in zone pubbliche altamente frequentate, sono le griglie poste alla base dell’albero. Ne esistono di diverse tipologie e possono rappresentare anche una forma di arredo urbano.
Macchine e attrezzature. Lo scavo meccanico della buca può essere fatto con la trivella o con la benna dei miniescavatori. Le trivelle hanno di solito diametro di 15-30 cm ed oltre, e arrivano a 1 metro di profondità. Non sono adatte per terreni argillosi perché si crea una parete impermeabile all’interno della buca, che è di ostacolo allo sviluppo radicale. Gli escavatori possono essere impiegati per eseguire singole buche o per scavare delle trincee, come nel caso in cui l’impianto contempli un intero filare. Si tratta di macchine con cingolatura in gomma dotate di un braccio articolato orientabile che porta alla sua estremità la benna escavatrice. I miniescavatori hanno potenza compresa tra 10 e 40 Cv con una forza di scavo che va da 10 a 40 kN.
Per il prelievo delle piante dal vivaio si impiegano le zollatrici che effettuano l’espianto con relativo pane di terra (zolla). Sono macchine semoventi cingolate che eseguono l’espianto tramite vanghe di acciaio fatte penetrare nel terreno in modo da riuscire ad estirpare l’albero con relativa zolla. Le vanghe possono essere a forma conica, adatte a terreni sabbiosi con zolla a forma stretta; tronco conica, per terreni argillosi con conseguente zolla pesante; a mezzaluna, dotate di vibrazioni ad alta frequenza, con zolla a forma sferica. Vi sono modelli con diverse capacità di lavoro in grado di estirpare alberi con differente sviluppo. Altri modelli a comando completamente idraulico vengono accoppiati a trattrice o altra semovente. Vi sono poi le estirpatrici-trapiantatrici che effettuano l’estirpazione, il trasporto e la messa a dimora. I grandi trapianti, cioè il prelievo e la messa a dimora di alberi di grande dimensione richiede particolari tipologie di estirpatrici-trapiantarici.
Bioarchitettura sostenibile in città. La bioarchitettura è una pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità: attua il principio one health, che è una strategia globale integrata volta a creare un legame tra la salute dell’uomo, degli animali e delle piante, con l’obiettivo di ottimizzare il benessere comune senza lo spreco di risorse naturali. L’esempio più conosciuto è rappresentato dal bosco verticale a Milano, un complesso residenziale realizzato nel 2014, costituito da due torri di 110 e 76 metri, che ospitano complessivamente 800 piante, 4.500 arbusti e 25.000 piante erbacee. In sintesi, un complesso di locali immersi nel bosco. Questo ecosistema è equivalente a un bosco su una superficie pianeggiante di circa 5 ettari. La scelta delle piante è stata fatta da agronomi nell’arco di due anni; la manutenzione è stata affidata a giardinieri volanti; l’irrigazione grazie a sensori è centralizzata e automatizzata, ed è fatta con il recupero delle acque grigie filtrate. Si tratta di una soluzione edilizia che ha ricevuto importanti riconoscimenti e che è stata replicata in altre città, sia in Italia che all’estero.









