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Le prospettive commerciali dell'accordo UE-MERCOSUR

In attesa che la Corte di giustizia europea esprima il parere giuridico chiesto dal Parlamento, lo scorso 1° maggio è entrato provvisoriamente in vigore l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur che apre un mercato di 700 milioni di consumatori

di Patrizio Patriarca
maggio - giugno 2026 | Back

Nel nuovo scenario geopolitico che, come ormai ben noto, sta cambiando strutturalmente il sistema degli scambi globali, il mercato dell’America Latina (LatAm), che fin dagli anni 90 – quando si cominciava a parlare di accordo Mercosur – veniva visto come una opportunità competitiva, è ora diventato una urgenza strategica per le imprese italiane ed europee. Non a caso, i negoziati ufficiali avviati nel 1999 hanno avuto una brusca accelerazione: il 6 dicembre del 2024 è stato firmato l’accordo politico a Montevideo, nel settembre 2025 la Commissione UE ha proposto al Consiglio la firma dell’accordo di partenariato e di quello sugli Scambi commerciali, il 9 gennaio di quest’anno il Consiglio ha dato green light alla firma degli accordi, avvenuta ad Asuncion (Paraguay) otto giorni dopo. L’andamento delle votazioni in seno al Consiglio ha evidenziato in modo plastico i Paesi con posizioni più critiche verso alcune parti dell’Accordo. Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria hanno votato contro, mentre il Belgio si è astenuto. Il via libera definitivo è arrivato grazie al governo italiano che ha cambiato posizione, esprimendosi a favore dell’intesa.

Tuttavia, l’Accordo di Partenariato non è ancora entrato pienamente in vigore, giacché il Parlamento UE ne ha subordinato la ratifica al parere della Corte di giustizia europea che potrebbe richiedere anche due anni. In attesa che la Corte UE decida in merito, viene applicato in via provvisoria dallo scorso 1º maggio l’accordo commerciale, creando una zona di libero scambio che comprende 700 milioni di consumatori; ed in cui la parte latinoamericana aderente è costituita da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. L'accordo promuove gli scambi e i partenariati globali dell'Europa e nella sostanza apre le porte, in ragione delle connessioni interregionali, all’intera America Latina (LatAm). L’intesa tra Paesi sudamericani e Unione Europea si inserisce in un contesto caratterizzato da un riposizionamento degli altri attori globali.

L’attuale Amministrazione USA nel documento sulla Strategia di Sicurezza nazionale si è espressa in modo inequivocabile: «La strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti definisce il dominio dell'emisfero occidentale come obiettivo strategico dell'amministrazione Trump». Dunque, anche dell’America latina, che di tale emisfero fa parte. Per quanto riguarda la Cina, ancora non è chiaro quanto la sua crescente influenza economica nell’area sudamericana potrà essere contenuta dalle politiche USA. Da considerare anche il riallineamento politico che vede alcuni Stati della regione – Argentina, Ecuador ed El Salvador – schierati a sostegno delle politiche dell’Amministrazione USA, mentre Brasile, Messico sono in posizione più dialettica verso la stessa, così come Colombia dove si stanno svolgendo le consultazioni elettorali per il rinnovo della carica presidenziale, che al primo turno hanno visto il successo del candidato filo-trumpiano Abelardo de la Espriella, impostosi di misura sul progressista Iván Ceped. Il secondo turno delle elezioni colombiane, in programma il prossimo 21 giugno, avrà importanti ricadute anche sullo scenario geopolitico, così come le elezioni presidenziali che si terranno il prossimo ottobre in Brasile.

Le imprese che si affacciano ai mercati del Mercosur in un’ottica di espansione regionale devono tenere conto anche di questi aspetti, alla luce dei costi e dei tempi di inserimento nell’area, richiesti da un approccio che non si limiti a guardare ad un singolo Paese, almeno nel medio termine, ma abbia appunto un respiro regionale. Infatti, se la geopolitica orienta i flussi commerciali e d’investimento in un contesto di complessità e volatilità, dal canto loro le aziende devono imparare a gestire e ad operare in tale contesto.

Una considerazione finale merita il fattore tradizionalmente richiamato come un vantaggio competitivo delle imprese italiane: l’importante presenza di comunità di origine italiana, i cosiddetti italodiscendenti. Si tratta di una componente molto forte in alcuni Paesi: in Brasile è la più grande del mondo (circa 32 milioni di persone), ma la presenza di italo-discendenti è molto forte anche in Argentina (circa metà della popolazione) ed in Uruguay dove il 40% degli abitanti è di origine italiana.

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