
Commercio internazionale: rischi finanziari e ruolo del dollaro
La moneta statunitense è ancora la valuta di riferimento per le transazioni internazionali, nonostante il deterioramento del quadro geopolitico. Il “crash” del settore AI, la crisi debitoria globale e la “weaponisation” sono fattori di rischio per la tenuta del dollaro
Considerando il ruolo del dollaro nel commercio globale, la valuta USA è un punto di attenzione importante per chi opera con i mercati extra UE. Le previsioni di fine marzo dell’autorevole Economist Intelligence Unit non prevedono che questo ruolo possa essere allo stato intaccato dalle crisi geopolitiche. Innanzitutto perché la forza del dollaro è indissolubilmente legata al suo peso rilevante nel sistema dei pagamenti internazionali, oltre che all’ampiezza del mercato degli US Treasury Bonds. La fatturazione in dollari ha un effetto di trascinamento sia sui pagamenti in USD delle transazioni che sui finanziamenti, come nel caso di operatori italiani che possono valutare il vantaggio di una richiesta di finanziamento in USD (per anticipo import/export o su contratto) a fronte di transazioni in questa valuta. Tra l’altro, in linea generale, data la “profondità” dell’USD sul mercato internazionale, anche gli strumenti di copertura del rischio risultano spesso più competitivi rispetto ad altre valute.
Esistono poi situazioni specifiche di cui tenere conto, come la partecipazione di un’impresa ad una supply chain transnazionale oppure una operatività legata a commodity (es. cereali o derivati del petrolio). Nel primo caso, se la supply chain è in ambito extra UE, l’utilizzo del dollaro sull’intera filiera è prevalente ed è un fattore di mitigazione del rischio valutario. Se la catena del valore è localizzata nell’Area Mediterranea (Balcani, Nord Africa, senza escludere la Turchia), l’azienda italiana potrebbe ragionevolmente negoziare con i partners l’utilizzo dell’Euro. Nel caso poi delle commodity, molte di queste sono tradizionalmente quotate in USD, e pertanto i contratti sottostanti molto spesso sono anche loro espressi in questa valuta. In tale scenario non si prevede che le alternative dello Yuan e dell’Euro possano intaccare significativamente il ruolo del dollaro, anche se la Cina ha spinto lo yuan nelle transazioni internazionali attraverso un sostanziale dual currency regime, che ha portato in yuan circa la metà dei pagamenti ricevuti, raggiungendo quasi la massa degli incassi in USD. In termini di transazioni via SWIFT la Cina ha ora una quota dell’8,5%, superiore a quella dell’Euro che, tuttavia, viene ancora considerato non in grado di assumere una leadership globale soprattutto per le caratteristiche di governance della valuta.
In sede di analisi vengono citati alcuni elementi di rischio per la valuta americana. Un crash del settore AI, una crisi debitoria globale ma anche la stessa “weaponisation” del dollaro, intesa come strumento di pressione geopolitica attraverso misure sanzionatorie, potrebbero ridurre l’utilizzo della valuta statunitense. In conclusione l’analisi della EIU non considera il deprezzamento della valuta nel periodo 2025-26 come il segnale di un processo di de-dollarizzazione. D’altro canto, le previsioni degli analisti indicano un recupero nella prima parte del 2026, con una fase successiva di graduale downward trend. Non si ritiene inoltre che l’Amministrazione USA adotterà specifici provvedimenti per un deprezzamento della valuta, come dimostra anche il Genius ACT approvato nel 2025, che regola il tema delle stable coins (valuta digitale ancorata al dollaro).









