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Macchine agricole: il mercato indiano ai massimi storici

Anche nel 2023 le vendite di trattori superano la soglia delle 900 mila unità stabilendo nuovi record. Il brand Mahindra leader di mercato, tuttavia i costruttori italiani hanno un presidio consolidato sia nel segmento dei trattori che in quello delle attrezzature

di Valentino Federici
febbraio 2024 | Back

Sono 915.474 le trattrici immatricolate in India lo scorso anno. Un valore, storico, che consolida le 900 mila macchine vendute nel 2021 e nel 2022 (cinque anni fa erano circa 700 mila) e che conferma il subcontinente al vertice della speciale classifica planetaria. Di fatto, considerato che nel mondo si immatricolano circa 2,5 milioni di trattrici, l’India assorbe il 36% dell’intero mercato in termini numerici, quasi cinque volte l’intero immatricolato dell’Europa Occidentale, oltre tre volte il venduto degli States. Certo, se si ragiona di valore e di potenze il panorama si modifica: le trattrici indiane sono sensibilmente più piccole, a tecnologia più basica e adatte a superfici medie di pochi ettari. Ma il boom rimane ed è indice di un percorso di meccanizzazione sostanzialmente irreversibile. Messo sotto osservazione da tutti i costruttori mondiali, piccoli o grandi che siano. D’altronde, una superficie lorda di oltre 200 milioni di ettari, 140 dei quali seminati e più della metà irrigati, non possono lasciare indifferenti. Un patrimonio di terra agricola in grado di ‘sopportare’ e di mettere nel mirino la strabiliante cifra di un milione di trattrici vendute nell’arco dei dodici mesi.

Trattori, i player del mercato indiano. A beneficiare di questo boom è soprattutto il costruttore indiano Mahindra, il più grande costruttore al mondo in termini di volumi, visto che dagli impianti produttivi della linea Tractor escono ogni anno più di 150 mila macchine. Mahindra, che è dunque leader di mercato indiscusso, è affiancato da una pletora di altri marchi di dimensione più ridotte, ma anche da brand noti anche al di fuori dai confini indiani, come Escorts, Farmer, Sonalika, Tafe (secondo player nazionale). A questi si aggiungono i grandi marchi mondiali, John Deere e New Holland, e diversi player italiani. Il gruppo Sdf ha fatto da battistrada ed è a Ranipet già dalla fine del secolo scorso. Bcs è sbarcata in India nel 2004 e proprio nel 2024 festeggia vent’anni di presenza nel Punjab. Argo Tractors ha siglato nel 2018 l’accordo con Itl – International Tractors Limited che ha aperto il percorso di internazionalizzazione del gruppo di Fabbrico.

Attrezzature e componenti parlano italiano. Se la trattrice rappresenta la macchina chiave del settore, prospettive ancora più interessanti per uno sviluppo del comparto agricolo indiano si aprono per il mondo delle attrezzature e della componentistica. E anche in questo caso i costruttori italiani non mancano, alcuni con esperienze più che consolidate. Maschio Gaspardo è a Pune nel Maharashtra dal 2011 e ha consolidato nel tempo una rete commerciale di diverse centinaia di rivenditori. Carraro, con trasmissioni, riduttori e assali, ha operative tre sedi indiane, tutte nell’area di Pune. Sulla stessa linea si è mossa Bonfiglioli (riduttori e trasmissioni): tre stabilimenti fra Chennai (due) e Pune (il terzo). Sempre in campo agromeccanico si registrano le presenze di Safim Brakes per gli impianti frenanti, di Mita che con i suoi attacchi a tre punti è nell’Uttar Pradesh fin dal 1999 e di Ognibene (sistemi idraulici) a Pune dal 2006. Fortemente internazionalizzata anche la componentistica di Ama group che è approdata in India con uno stabilimento a Ludhiana nel Punjab.

Oltre a queste rilevanti realtà molti altri costruttori hanno in essere accordi produttivi e contatti commerciali nel mercato indiano, diventato uno dei principali obiettivi di sviluppo. Nel subcontinente infatti sono da tempo presenti importanti brand del settore quali, 76 Industrial Graphic, ADR, Biondioli & Pavesi, Braglia, CBM, Kohler e Walvoil.

Il fabbisogno di meccanizzazione de subcontinente. Nell’insieme il processo di meccanizzazione dell’agricoltura indiana richiede attrezzature in ogni segmento: dai sistemi per l’irrigazione alla distribuzione di mezzi tecnici, dalla lavorazione terreni alla semina e raccolta, senza dimenticare l’interesse crescente per la modernizzazione degli allevamenti e, per quanto agli inizi in un’agricoltura basica, per i sistemi di precisione. Ne consegue un crescente interscambio commerciale che ha toccato l’acme nel 2022 quando le importazioni italiane di trattrici e macchine agricole dall’India hanno toccato il valore record di 113 milioni di euro e anche le esportazioni di trattrici e macchine agricole hanno migliorato il record storico, arrivando a 43 milioni di euro. Gli ultimi dati Istat, elaborati da FederUnacoma, relativi ai primi dieci mesi del 2023 mostrano un lieve rallentamento. Il valore delle esportazioni gennaio-ottobre si è fermato poco sotto i 25 milioni di euro, mentre quello delle importazioni nell’analogo periodo è stato di 80 milioni di euro. Il clima di fondo sui rapporti commerciali e la fornitura di macchine agricole specializzate rimane comunque positivo, trainato anche dalla possibile crescita del settore ortofrutticolo nel quale la meccanizzazione italiana, fortemente specializzata, può ritagliarsi spazi importanti. La chiosa è con un dato in grado di fornire una sintesi dell’intero quadro di riferimento: il mercato indiano delle attrezzature agricole, incentivato da politiche governative e dai supporti ai finanziamenti bancari, dovrebbe superare entro il 2025 i 15 miliardi di euro di valore. Nel 2020 valeva circa 11 miliardi di euro.

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