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Trattori, cresce l'India. Calo tecnico per gli altri Paesi

In un 2022 caratterizzato dalla crisi delle materie prime e dal conflitto militare tra Russia e Ucraina, tutti i principali mercati mondiali registrano un calo delle vendite di trattori. La flessione causata da fattori congiunturali, a fronte di una domanda che continua ad essere vivace. In controtendenza l’India che tocca nuovi record

di Giovanni M. Losavio
marzo - aprile 2023 | Back

Continua a macinare record, in India, il settore delle trattrici. Il 2022, che a livello globale si è caratterizzato per una frenata delle vendite, nel subcontinente indiano registra un nuovo picco portando le immatricolazioni a quota 912 mila macchine. Il differenziale con il 2021 è di modesta entità – in termini percentuali il comparto guadagna l’1% – tuttavia esso segna un nuovo massimo storico e consolida ulteriormente la posizione dell’India quale leader mondiale della meccanica agricola. Il dato dell’India è ancora più significativo poiché va in controtendenza rispetto all’andamento dei principali Paesi, i quali, tranne la Turchia (+4,5% in ragione di circa 67 mila macchine vendute), hanno invece registrato un moderato calo delle vendite rispetto ai picchi toccati nel 2021. La contrazione dei mercati globali dunque può essere considerata non tanto come un fenomeno di natura strutturale, causato da una crisi della domanda, quanto come una “pausa di riflessione” dopo la crescita record vista nei mesi passati. I volumi di vendita infatti, pur se in flessione, continuano in molti casi a mantenersi su livelli superiori a quelli degli anni pre-pandemia. Così è stato in Germania, dove il 2022 si è chiuso con un totale di 30.360 trattrici. Il dato, ancorché in calo dell’11,9% sul 2021, risulta comunque più elevato rispetto alla media del periodo 2016-2019 (29.647 mezzi). Anche l’Italia ha archiviato l'anno in calo, -17,1% in ragione di 20.217 unità, ma con un numero di immatricolazioni superiore alla media, mentre la Spagna (-11,4% in ragione di 11.551 trattrici) è tornata sui livelli del 2019. Francia e Regno Unito, invece, hanno sostanzialmente confermato i volumi del 2021. Se in Francia le vendite di mezzi meccanici per l’agricoltura sono rimaste invariate (-0,3% in ragione di 40.665 macchine), in UK il calo si è fermato al 3,6% con 11.580 unità immatricolate.

Restando nel “vecchio continente”, molto interessante è l’andamento del mercato dei trattori in Russia. Stando alle rilevazioni dell’associazione dei costruttori russi Rosspetsmash, citate dall’associazione statunitense AEM, nel periodo compreso tra gennaio e ottobre il comparto russo dei trattori non sembra aver risentito dell’effetto sanzioni. Le vendite di macchinari, infatti, non solo non sono calate, ma sono aumentate in misura consistente arrivando a superare le 35.500 unità, segnando +21% rispetto al 2021.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, invece, i trend di mercato riflettono quelli visti nei principali Paesi dell’Unione europea. Gli Stati Uniti scendono dalle 318 mila trattrici del 2021 alle 271 mila (-14,8%) del 2022 ma restano ampiamente al di sopra dei volumi riferiti alla media del quadriennio 2016-2019 (circa 228 mila trattrici). Il Canada infine (-7,2%) si mantiene al di sopra della soglia delle 31 mila macchine, una quota finora mai toccata negli anni precedenti il Covid.

Il peso delle variabili congiunturali. Nel corso del 2022 l’andamento del mercato mondiale non è stato caratterizzato soltanto da quella che si potrebbe definire come una “presa di beneficio” rispetto a un 2021 da record, ma è stato condizionato anche da variabili congiunturali assai sfavorevoli. La congiuntura internazionale, che aveva iniziato a deteriorarsi già nella seconda parte del 2021 a causa della recrudescenza della pandemia, dell’incremento dei costi della logistica, delle pressioni inflattive sulle materie prime, ha subito un drastico peggioramento con l’inizio del conflitto militare tra Russia e Ucraina. La guerra, come noto, ha esacerbato gli elementi di tensione già presenti sui mercati globali, creando un clima molto sfavorevole al business agro-meccanico. A pesare non sono stati soltanto i fortissimi rincari delle commodity energetiche ma anche la scarsità di chip e componenti elettronici, fondamentali per i mezzi meccanici di ultima generazione, che si è sommata a quella di altri materiali. La crisi, paradossalmente, ha interessato soprattutto il lato della produzione, poiché la domanda di tecnologie agricole, in molti casi sostenuta da piani di incentivazione pubblica (in Italia e negli USA, ad esempio), ha continuato ad essere dinamica e vivace. I costruttori hanno affrontato l’emergenza ricorrendo alle scorte e a limando i listini verso l’alto. Non sempre queste contromisure sono state sufficienti ad evitare uno slittamento degli ordini. L’associazione dei costruttori britannici, l’AEA, ad esempio ritiene che il leggero calo delle vendite osservato nel 2022 sia dovuto proprio ai ritardi nella consegna delle macchine, che in diversi casi è stata posticipata proprio ai primi mesi del 2023.

Il “sentiment” per il 2023. Fare previsioni sull’andamento del 2023 è impresa assai complessa. Il contesto geopolitico internazionale infatti è caratterizzato ancora oggi da tensioni molto forti. Al conflitto russo-ucraino, per il quale non si intravede ancora una soluzione e per il quale non sembra profilarsi neanche una tregua, si sommano i segnali poco incoraggianti che arrivano da Stati Uniti e Cina, e che potrebbero preludere a un ulteriore inasprimento delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Eppure, nonostante la perdurante presenza di fattori di instabilità politica e congiunturale, gli ultimi mesi del 2022 hanno visto, almeno in Europa, un miglioramento del sentiment di mercato. A rilevarlo è l’indagine di clima che il Comitato europeo dei costruttori di macchine agricole, il CEMA, ha condotto nel primo mese del nuovo anno tra i suoi associati. Il Business Barometer, così si chiama l’indagine CEMA, evidenzia infatti un incremento dell’indice di fiducia delle imprese, tornato in crescita dopo la brusca discesa causata la primavera scorsa dalla crisi in Europa orientale. Infatti, secondo le previsioni della maggioranza delle imprese censite dal CEMA, il prosieguo dell’anno dovrebbe registrare una crescita tanto del fatturato quanto degli ordini. La ripresa degli ordinativi è particolarmente significativa poiché nella seconda parte dello scorso anno la domanda di macchinari aveva dato alcuni segni di flessione, pur senza perdere quella vivacità che ne caratterizza l’andamento dal 2020. Insomma, stando ai risultati del report firmato dal CEMA, il settore agromeccanico continua ad essere condizionato da alcune variabili sfavorevoli – in primis le difficoltà sul versante della logistica e degli approvvigionamenti che incidono soprattutto sul segmento dei trattori e delle macchine per la raccolta – tuttavia potrebbe aver metabolizzato la face più acuta dell’emergenza dei prezzi e della crisi geopolitica.

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