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Trattrici, mercato europeo in calo ad inizio anno

Dopo un 2021 in forte attivo, il primo trimestre del nuovo anno registra una leggera contrazione per il mercato europeo delle trattrici che perde il 5,3%. Nondimeno la domanda di macchinari per l’agricoltura continua a mantenersi su livelli elevati. Guerra in Ucraina, rincari delle materie prime, problemi della logistica le principali incognite per i prossimi mesi

di Giovanni M. Losavio
maggio - giugno 2022 | Back

Rallenta nel primo trimestre del 2022 il mercato europeo delle trattrici. È quanto indicano i dati diffusi dal comitato europeo dei costruttori di macchine agricola, il CEMA, che quantifica in 40 mila unità i mezzi venduti in tutta Europa tra gennaio e marzo (-5,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno).

I mercati nazionali. La contrazione, considerata fisiologica dopo un consuntivo 2021 molto positivo (180 mila macchine immatricolate, +16,6% sul 2020), ha interessato tutti i principali Paesi del vecchio continente, tranne la Francia che, con 6.970 immatricolazioni (+1,8%), conferma i numeri del primo trimestre 2021. Segno meno, invece, per la Repubblica Federale Tedesca. Ai vertici in Europa per numero di mezzi venduti (poco più di 8 mila), la Germania lascia sul terreno il 6%. Si tratta, più o meno, della stessa contrazione percentuale registrata da Spagna (2.460 unità immatricolate) e Regno Unito (3.440), che calano – rispettivamente – del 7% e del 6,8%. Battuta d’arresto anche per il mercato italiano, dove le immatricolazioni di trattrici si sono fermate a quota 5.370 (-9,9%). Nonostante questa flessione, in parte dovuta al raffronto con un primo trimestre 2021 eccezionalmente positivo (+57,6% sul 2020), il dato di inizio anno segnala comunque un livello di vendite superiore a quello riscontrato negli anni pre-Covid. A trainare il settore agro-meccanico italiano, ancora caratterizzato da una domanda sostenuta, sono soprattutto gli strumenti di agevolazione messi in campo dal governo per promuovere la transizione verso l’agricoltura 4.0. Tra i Paesi emergenti del “vecchio continente”, nei primi tre mesi del 2022 la Polonia segna -2,1% confermando di fatto la buona prestazione del 2021. Un anno, questo, che per il settore agro-meccanico polacco aveva segnato un vero exploit, con un consuntivo finale di oltre 20 mila macchine immatricolate (+43% sul 2020). In controtendenza rispetto al dato europeo è l’andamento dei mercati ceco e ungherese che registrano rispettivamente 1.490 (+56,2%) e 1.060 (+34,2%) unità vendute.

Russia, vendite ferme ad aprile. Di particolare interesse, poi, il dato relativo alla Russia, per la quale sono disponibili le rilevazioni fino al mese di aprile. La Russia, come noto, è un “osservato speciale” a causa del duro regime di sanzioni imposto al Paese all’indomani dell’invasione dell’Ucraina e delle ripercussioni che tale regime potrà avere sul settore agromeccanico. Secondo il report di mercato diffuso lo scorso mese di maggio dall’associazione dei costruttori russi di macchine per l’agricoltura, tra gennaio e aprile il comparto registra una contrazione delle immatricolazioni, ma si tratterebbe di un calo limitato e non di un crollo. Il bilancio di questa prima parte dell’anno segna
-4,3% in ragione di 11.160 unità vendute (erano state 11.665 nello stesso periodo del 2021), sostanzialmente in linea con dato l’andamento del mercato europeo. Il dato riferito al solo mese di aprile sembra invece prefigurare un cambiamento di scenario giacché la contrazione delle vendite tenda a farsi più consistente (-12,1% rispetto ad aprile 2021). Ad essere penalizzate sono in particolare le trattrici nelle gamme di potenza inferiori ai 40 cavalli (-42%) e in quelle superiori ai 100 (-33,3%).

La crisi militare. L’andamento del mercato continentale nei prossimi mesi appare subordinato anche all’evoluzione del conflitto in Europa Orientale. Non tanto come volumi di vendite – Russia e Ucraina generano appena il 5% del fatturato dei costruttori europei – quanto per le conseguenze che la guerra sta producendo sul settore delle materie prime. Come noto, la crisi tra i due Paesi ha aggravato quelle tensioni sui prezzi delle commodity energetiche e industriali che si erano già manifestate nel 2021 come conseguenza dell’incremento della domanda, della recrudescenza della pandemia in alcuni Paesi, di situazioni problematiche per la logistica, di movimenti speculativi. Per il mercato europeo delle trattrici, che a inizio anno si trovava ancora su livelli elevati nonostante il calo delle immatricolazioni, questa situazione ha comportato un repentino peggioramento del sentiment delle aziende, come peraltro rilevato dall’Osservatorio del CEMA. In due soli mesi – tra marzo e aprile – l’indicatore BCI, che misura la fiducia dei costruttori europei, ha perso ben trenta punti (da 53 a 20). Il calo è proseguito anche a maggio sia pure con proporzioni minori (da 20 a 16 punti base). A destare preoccupazione sono soprattutto i rincari delle commodity e i problemi nell’approvvigionamento delle materie prime che, spiega il CEMA, in diversi casi hanno indotto alcune case costruttrici europee a fermare temporaneamente gli impianti produttivi. La domanda di tecnologie per l’agricoltura continua invece a mantenersi vivace, come confermano le previsioni delle aziende agromeccaniche sul fatturato per i prossimi sei mesi. Un’ampia maggioranza delle aziende monitorate dal CEMA, il 76%, stima infatti una crescita o una sostanziale tenuta del business, mentre solo il 24% di esse prevede una riduzione del proprio giro d’affari.

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