
Agenzia ICE, cent'anni nel segno dell'export
L’Istituto per il commercio con l’estero traguarda il secolo. Presentata lo scorso luglio a Roma una pubblicazione celebrativa. Il volume è un condensato dell’attività svolta in questi cento anni dell’Agenzia per l’affermazione del made in Italy sui mercati di tutto il mondo
Nel 2025 il valore in euro delle esportazioni italiane di merci ha toccato i 643,2 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto al 2024. Un trend sostenuto dall’aumento delle vendite di beni di consumo non durevoli, beni intermedi e beni strumentali, a cui fa da contraltare il calo delle esportazioni di energia e beni di consumo durevoli. Anche il valore delle merci importate – 592,5 – miliardi di euro, è risultato in crescita (+3,2%), principalmente per effetto del forte aumento degli acquisti di beni di consumo non durevoli. Queste dinamiche hanno determinato un miglioramento del saldo commerciale dell’Italia, risultato positivo per 50,7 miliardi di euro (era di 48,3 miliardi nel 2024).
Questi sono solo alcuni dei dati contenuti nel 40° Rapporto ICE (2025-2026) e nella 28° edizione dell’Annuario statistico denominato “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”, frutto della collaborazione fra
l’Agenzia ICE per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e l’istituto nazionale di statistica Istat, presentati lo scorso luglio in occasione della giornata celebrativa per i cento anni dell’Agenzia.
Nato nel 1926 come Istituto Nazionale per l’Esportazione, l’ente si è evoluto nel corso dei decenni, passando dallo svolgere mere attività di promozione commerciale all’essere un service per le imprese attive fuori dai confini nazionali e un partner di riferimento per associazioni di categoria e istituzioni. Con risultati rilevanti: nel 1926 le esportazioni di beni e servizi valevano circa il 12% del prodotto interno lordo italiano. Nel 2025 il rapporto ha toccato il valore record del 32,2% del Pil.
Al made in Italy una quota pari al 3% del commercio globale. La crescita registrata dal valore delle esportazioni italiane è dovuta in gran parte all’aumento dei valori medi unitari (+2,6%), mentre i volumi esportati sono cresciuti solo dello 0,6%. Per le importazioni, invece, la crescita in valore si deve soprattutto all’aumento dei volumi acquistati (+2,1%), con i valori medi unitari aumentati dell’1,1%. La quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di merci (misurata in dollari) è lievemente aumentata, passando al 2,77% dal 2,75% del 2024. L’incremento è risultato più accentuato in alcune aree geografiche, in particolare Medio Oriente (da 2,69% a 2,82%), America settentrionale (da 1,99% a 2,11%) e Unione Europea (da 4,88% a 4,99%), mentre si registrano diminuzioni nei Paesi europei non UE (da 5,23% a 4,85%), Africa settentrionale (da 5,85% a 5,73%) e negli altri Paesi africani (da 1,22% a 1,12%).
Nel 2025 la Germania si è confermato il principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane, con una quota dell’11,2% dell’export nazionale. Stati Uniti e Francia si collocano al secondo e al terzo posto tra i Paesi partner, con quote pari, rispettivamente, al 10,8% e al 10,1%; seguono Spagna (5,9%), Svizzera (5,5%) e Regno Unito (4,2%). Tra i principali Paesi, quelli che hanno registrato i migliori progressi sul 2024 – vale a dire pari o superiori allo 0,2% – sono risultati essere Svizzera, Stati Uniti, Spagna, Irlanda, Emirati Arabi Uniti e Francia; mentre Turchia, Cina e Regno Unito hanno visto un arretramento del made in Italy.
Il peso regionale. L’Annuario consente anche di fotografare il diverso contributo alla crescita dell’export delle regioni italiane. Gli incrementi più marcati riguardano Toscana (+21,3%), Friuli-Venezia Giulia (+17,8%), Calabria (+10,8%) e Liguria (+10,2%); all’opposto, i cali maggiori si segnalano per Basilicata (-17,8%), Sardegna (-11,4%) e Sicilia (-10,8%). L’aumento delle esportazioni è molto sostenuto per l’Italia centrale (+13,2%), più contenuto per l’Italia meridionale (+3,2%), l’Italia nord-occidentale (+2,3%) e l’Italia nord-orientale (+2,0%), mentre si registra una netta contrazione per l’Italia insulare (-11,0%). La provenienza territoriale delle vendite sui mercati esteri si conferma fortemente concentrata nelle regioni del Centronord, da cui proviene l’88,3% dell’export nazionale, mentre il Mezzogiorno contribuisce per il 10%. Nel 2025 la locomotiva si conferma la Lombardia con una quota sulle esportazioni nazionali del 26%; seguono Emilia-Romagna (13,1%), Veneto (12,4%), Toscana (11,9%) e Piemonte (9,6%). Nel 2025, gli operatori economici che hanno realizzato vendite di beni all’estero sono stati 126.491. Di questi quasi 37 mila appartengono al settore dei macchinari e apparecchi, comparto che si conferma strategico per l’economia nazionale.
Parterre de roi per il centenario dell’Agenzia. Oltre al presidente dell’ICE Matteo Zoppas ed a quello dell’Istat Francesco Maria Chelli, presenti anche il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani; il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso; il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e quello del Turismo Gianmarco Mazzi che hanno assistito alla presentazione del volume celebrativo dell’Agenzia ICE, un vero condensato della storia dell’Istituto e delle tappe fondamentali della crescita del sistema Italia sui mercati internazionali.









