
La ricerca di nuovi mercati in un contesto geopolitico conflittuale
Tensioni commerciali e conflitti militari stanno complicando le attività di internazionalizzazione delle aziende italiane. Il tema ha una particolare urgenza per un settore aperto all’esportazione come quello agromeccanico
Passati dodici mesi si sono caratterizzati per un’accelerazione dei processi di deglobalizzazione e per la “guerra dei dazi” che ha assunto sempre più evidenti obiettivi di confronto geo-politico fra le diverse aree del mondo. In questo contesto le istituzioni pubbliche a supporto del sistema-Italia hanno promosso iniziative e strumenti per favorire la diversificazione dei mercati da parte delle nostre aziende. Il 2026 poi si è aperto – nella regione mediorientale – con una ulteriore escalation che sta determinando un ampliamento delle aree di crisi e del confronto anche bellico, uno scenario che necessariamente porta le imprese a doversi rapportare sempre di più con contesti di mercato complessi e ad alta volatilità. Temi, questi, che sono stati affrontati nella Conferenza MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) - Banca d’Italia dello scorso 2 aprile dal titolo “Un mondo turbolento: crisi politiche, contrasti commerciali e shock economico-finanziari. Quali strategie per lo sviluppo delle esportazioni e la sicurezza economica dell’Italia?” con una sessione dedicata a “Diversificazione dei mercati, sicurezza degli approvvigionamenti e resilienza dell’export”. Nel corso dell’incontro sono state approfondite le strategie export alla luce della complessa situazione geopolitica, e degli effetti della instabilità del mercato energetico globale sull’economia, indicando l’agricoltura come il secondo settore maggiormente colpito dalle tensioni geopolitiche. Può essere quindi utile, in relazione alla necessità delle imprese di migliorare la loro capacità di presidiare i mercati esteri e di individuarne di nuovi, condividere alcune analisi relative a due variabili che incidono, non da ora certamente, sulle attività estere delle aziende: il sistema delle sanzioni internazionali e l’andamento delle valute che dominano il commercio internazionale, con particolare riferimento al dollaro. Fattori, questi, di grande rilevanza se si considera che circa il 50% del commercio globale è fatturato in dollari USA (USD), a fronte di un peso degli Stati Uniti sulle esportazioni globali dell’11%, e che il sistema delle sanzioni – come approfondisce un Report di Chatham House di luglio 2025 – è ormai diventato un formidabile strumento della politica estera ed economica degli Stati. Secondo lo studio, a fine 2023 erano operative 596 misure sanzionatorie a livello globale, di natura militare, commerciale e finanziaria. Un ricorso così diffuso al regime sanzionatorio pone la questione circa l'efficacia, l'applicazione e le conseguenze indesiderate delle sanzioni, nonché il loro impatto sulle norme internazionali, sulle condizioni delle popolazioni dei Paesi sanzionati, ma anche sue quelle dei consumatori e delle imprese dei Paesi sanzionanti.









