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Cala il mercato europeo degli pneumatici agricoli

Cala nel 2022 il mercato europeo degli pneumatici (-22%) ma l’Italia si conferma al terzo posto nella classifica delle vendite. India e Giappone sempre più protagoniste a livello mondiale

di Valentino Federici
marzo - aprile 2023 | Back

I numeri dell’Associazione europea dei produttori di pneumatici e gomma (Etrma, European Tyre and Rubber Manufacturers’ Association) sono fin troppo chiari.

Il mercato degli pneumatici agricoli del Vecchio Continente è in contrazione. Piuttosto sensibile. Dopo un 2021 non straordinario ma tutto sommato non preoccupante (calo di circa il 3% a consuntivo), nel 2022 la diminuzione è stata ben più marcata: -22% a fine anno, con un -36% registrato nell’ultimo trimestre 2022. È vero che nell’Etrma non sono associati tutti i principali costruttori (aderiscono Apollo Tyres, Bridgestone Europe, Brisa, Continental, Goodyear, Hankook, Marangoni, Michelin, Nexen Tire Europe, Nokian Tyres, Pirelli, Prometeon, Sumitomo Rubber Industries e Trelleborg Wheel Systems) ma la tendenza è evidente e sintomo di un mercato non del tutto in salute.

Nel 2022 il comparto degli pneumatici di sostituzione (replacement) è sceso sotto il milione di unità, passando da oltre 1,2 milioni a 950.000 unità, un dato negativo frutto appunto di un quarto trimestre 2022 in cui si è scesi da 249 mila del 2021 a 159 mila unità.

La tendenza anche in questi primi mesi del 2023 non sembra espansiva e pare confermare un certo rallentamento generale. Adam McCarthy, segretario generale di Etrma, in una nota ufficiale dell’Associazione prova a ‘giustificare’ la contrazione. “La guerra in Ucraina e il conseguente aumento dei prezzi dell’energia e del costo della vita hanno senz’altro avuto un impatto negativo sulle vendite di pneumatici di sostituzione nel 2022. Praticamente in tutti i Paesi europei”. In questo scenario l’Italia si conferma al terzo posto nella classifica delle vendite di pneumatici di ricambio dietro ai due mercati leader (Germania e Francia che, peraltro, hanno numeri di vendita pressoché doppi rispetto a quelli italiani). L'Italia abbandona però l’idea accarezzata nel triennio 2019-2021 di toccare le 100 mila unità annue e si ferma poco sopra le 70 mila unità vendute. In questo scenario di riferimento, orientativamente riflessivo, sorprendono i dati di bilancio di tutti i principali player di mercato. Praticamente all’unisono in sensibile miglioramento. Fatturati che registrano crescite a due cifre (il più delle volte con aumenti superiori al 20%) e utili che si muovono sulla stessa lunghezza d’onda. Probabilmente McCarthy ha ragione. Gli aumenti dei prezzi hanno fatto da volano e i gruppi ne hanno ‘approfittato’ sia per migliorare i conti che per razionalizzare spese e costi di trasporto. Forti di questi risultati i principali produttori continuano a investire in un mercato che parla sempre più lingue orientali. Se è vero che Michelin, oltre a essere il primo produttore mondiale di pneumatici in senso assoluto, in campo agricolo rimane considerato il benchmark, il marchio di riferimento, e uno dei pochi ad avere cuore e testa in Europa, e che Goodyear ha negli Stati Uniti il vero obiettivo, è altrettanto vero che i marchi indiani e giapponesi non sembrano arrestare la loro corsa. In Europa (e in Italia) in particolare. Chi tramite accordi o acquisizioni. Chi tramite crescita interna. È il caso di Bkt (vedi articolo in questo numero della rivista) che ha smentito qualsiasi intesa o investimento in altri competitor per proseguire nell’obiettivo di diventare i numeri uno al mondo dello pneumatico agricolo e industriale solo grazie alle proprie forze.

O, per converso, dei giapponesi di Yokohama che, in pochi anni dopo aver messo le mani su Alliance/Atg, stanno rendendo operativa l’acquisizione di Trelleborg Wheel System, mossa che dovrebbe portare la casa del Sol Levante, grazie all’apporto combinato dei diversi marchi, sul podio delle gomme agricole. Sempre da Tokyo si attendono i movimenti del secondo player mondiale del mercato pneumatici Bridegstone, molto concentrato sull’automotive, ma che non intende mollare il colpo sull’agricolo, anche grazie al marchio Firestone. Poi c’è l’inesauribile vena indiana che vede nell’Europa il mercato più redditizio. La pattuglia, oltre a Bkt, conta su una pletora di competitor, tutti almeno sulla carta in forte espansione. Apollo Tyres che, dopo l’acquisto di Vredestein, ha messo radici anche nei Paesi Bassi e in Ungheria. Ceat, con passato piemontese e presente e futuro indiani, che da qualche anno mette il comparto degli pneumatici agricoli fra gli obiettivi chiave. E poi Ascenso, marchio ‘giovane’ che arriva però da una famiglia molto nota nel mondo degli pneumatici agricoli, i Mahansaria. I quali dopo l’esperienza iniziale in Bkt, poi in Atg, ripartono dal Subcontinente indiano per tornare protagonisti sul mercato. E ancora. Cosa faranno i marchi cinesi? Sailun, Linglong, ma anche la singaporiana Giti. Tutte aziende che viaggiano sul miliardo di dollari di fatturato che per ora si sono affacciate solo timidamente sul mercato europeo.

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