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India, un mercato "fertile"

La diffusione dei mezzi meccanici è considerata, dal Governo Indiano e dalle amministrazione dei singoli Stati un elemento fondamentale per lo sviluppo dell'agricoltura. Il mercato, che già si è imposto come il maggiore a livello mondiale per le trattrici, punta ora a crescere in termini qualitativi, con un tendenziale aumento delle potenze

di Davide Gallarate
dicembre 2013 | Back

Nel gennaio del 2013, il Ministro indiano dell’Agricoltura Sharad Pawar ha dichiarato che un aumento dei livelli di meccanizzazione agricola in India è necessario per sopperire alla domanda di alimenti ed in particolare di cereali, che si prevede raggiungerà i 280 milioni di tonnellate nel 2020. In un Paese la cui agricoltura deve confrontarsi con una ancora troppo alta dipendenza dalle piogge stagionali, con un calo della disponibilità di manodopera e con la necessità di provvedere al sostentamento di una popolazione che nel 2011 ha toccato gli 1,21 miliardi di persone e che si stima crescere di oltre l’1% all’anno, la meccanizzazione delle operazioni colturali è fondamentale: un’analisi dei dati rivela come vi siano ancora aree dove un intervento di potenziamento della meccanizzazione è necessario.

Uno dei dati più significativi per comprendere la situazione dell’India sul fronte della meccanica agricola è quello relativo alla potenza disponibile per ettaro, quantificata su scala nazionale in 1,66 kW/ha, valore ancora distante dal quello delle nazioni la cui agricoltura è maggiormente meccanizzata, dagli oltre 3 kW/ha dell’Italia sino ai 6 kW/ha degli Stati Uniti, fino ai 7 kW/ha della Corea del Sud e ai 14 kW/ha del Giappone. In dettaglio, l’analisi del livello di meccanizzazione evidenzia forti disparità: accanto a Stati ad elevata presenza di macchine, come il Punjab (3,5 kW/ha) e l’Haryana (2,25 kW/ha), vi sono quelli come Orissa (0,6 kW/ha), Gujarat (0,6 kW/ha), Madhya Pradesh (0,8 kW/ha) in cui sono presenti ampi margini di miglioramento.

Un altro dato rilevante è quello del livello di utilizzo di macchine ed attrezzature in agricoltura, inteso come percentuale rispetto alla piena meccanizzazione delle operazioni colturali, pari in India ad appena il 35%. Andando poi nel dettaglio delle diverse operazioni, emergono forti discrepanze: mentre per la lavorazione del terreno il livello è pari all’85% (con picchi del 95% per la lavorazione dei terreni adibiti alla coltura del grano), esso è del 30% per semina e trapianto e del 25% per la raccolta. L’operazione dove si riscontrano le maggiori carenze è la protezione delle colture, il cui livello è unicamente pari al 3% del potenziale, valore che scende al 2% in caso di coltivazioni quali riso, canna da zucchero e cotone. La coltura del mais rappresenta un caso esemplificativo: se infatti il livello di meccanizzazione della preparazione dei terreni adibiti a tale coltivazione è del 90%, per semina e trapianto, protezione e raccolta i valori sono rispettivamente del 5%, 3% e 5%.

Il mercato indiano presenta per contro diversi punti di forza, che ne fanno una meta molto appetibile per le Aziende del comparto della meccanica agricola. In primo luogo l’India è uno dei principali mercati al mondo per le trattrici, le cui vendite nell’anno fiscale 2011 – 12 hanno superato le 600.000 unità e che, nonostante una flessione stimata del 3% nel 2012 – 2013, si prevede continuerà a crescere ad un tasso annuo del 5/8% nei prossimi cinque anni. A causa anche del forte frazionamento della proprietà terriera (la superficie media è infatti pari a 1,16 ha) il mercato è dominato dal segmento dei trattori di potenza fino a 40 - 50 HP, anche se va aumentando la richiesta di potenze più alte.

Il frazionamento della terra è anche alla base del continuo sviluppo del contoterzismo e della pratica del custom hiring, che per molti agricoltori rappresentano l’unico modo per accedere a tecnologie che richiederebbero un investimento al di fuori della loro portata. Tali modelli sono peraltro alla base di diversi programmi di sviluppo dell’agricoltura promossi dal Governo indiano, tra cui la National Mission on Agricultural Mechanization, attualmente allo studio e che si prevede fornirà un forte impulso alla meccanizzazione nel Paese. Sempre la dimensione delle proprietà terriere ha portato alla diffusione del contract farming, ossia la pratica, adottata dalle grandi Società del settore alimentare, di stipulare contratti con centinaia di piccoli agricoltori, ai sensi dei quali l’agricoltore si impegna a consegnare il proprio prodotto alla Società, ricevendo in cambio, oltre ad un compenso, tutte le macchine, attrezzature, sementi, fertilizzanti e tutto il supporto tecnico necessario.

Le dimensioni del mercato rendono difficile una valutazione, in termini prettamente numerici, del potenziale di sviluppo per le diverse macchine ed attrezzature, ma è possibile affermare che praticamente tutte le aziende hanno la possibilità di trovare uno sbocco in India. Il mercato locale è in grado di assorbire pressoché qualunque tipologia di macchine in quantitativi decisamente interessanti e le aziende che desiderano entrarvi possono usufruire di una vasta gamma di opzioni per operare in India, dal rapporto di distribuzione alla cessione di tecnologia, fino alla creazione di joint-venture con partner locali. La recente svalutazione della valuta locale, la Rupia, e il rilassamento delle norme che regolano i rapporti di cessione di tecnologia, in particolare dei limiti per il pagamento di royalties o di somme forfettarie, rendono peraltro sempre più interessante l’opzione di una collaborazione in loco. La possibilità di costruire le macchine in India, fornendo la tecnologia, il know-how e la qualità simboleggiata dal marchio, permette di risparmiare enormemente sui costi, creando le condizioni per fornire le macchine ad un prezzo che necessariamente deve essere competitivo, condizione non sempre raggiungibile se al costo della macchina devono essere aggiunte le spese di movimentazione, i dazi doganali e tutte le spese accessorie.

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