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Le agricolture del Sud-est asiatico tra sfide e nuove opportunità

Con un valore della produzione agricola di 317 miliardi di dollari, i Paesi dell’area esportano derrate alimentari per un valore complessivo di 166 miliardi, pari al 10% dell’export globale. Gli effetti dei cambiamenti climatici sul comparto agricolo

di Patrizio Patriarca
gennaio 2026 | Back

Per fornire un quadro generale sull’agricoltura nei Paesi ASEAN si è scelto di utilizzare fonti qualificate presenti nell’area, tra cui il report pubblicato nel settembre del 2025 dal Centro di ricerca ISEAS di Singapore: Outlook for Agriculture and ASEAN’s Role in Southeast Asia’s Food Security. Il rapporto sottolinea come il Sud Est Asiatico sia una delle regioni al mondo con le più estese aree di produzione agricola, dovendo servire un bacino di circa 700 milioni di consumatori e fornire reddito a quasi 100 milioni di lavoratori agricoli. Il settore contribuisce al Prodotto Nazionale Lordo (PNL) della regione per quasi il 10%, e con riguardo alle esportazioni mondiali di prodotti agricoli la quota di export dei Paesi Asean è del 9% concentrata soprattutto su alimenti, mangimi, fibre e prodotti industriali. I paesi più dinamici negli ultimi anni sono stati Indonesia, Tailandia e Malesia che hanno esportato derrate alimentari per un valore pari a – rispettivamente – 48,2 miliardi, 42,9 miliardi e 29,2 miliardi di dollari. Da segnalare anche il dato del Vietnam, le cui esportazioni hanno raggiunto i 19,5% miliardi. Complessivamente, nel 2023 l’export agricolo dell’area ha toccato la soglia dei 166 miliardi di dollari. Citiamo ancora alcuni dati quantitativi sul settore. Nel 2023 il valore della produzione dei Paesi Asean era pari a 317 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali (138 miliardi) imputabile all’Indonesia, seguita da Malesia, Filippine, Thailandia e Vietnam. Meno significativo, invece, il riferimento al peso del settore agricolo sul PNL, che vede ad esempio Myanmar e Cambogia oltre il 20%. Ma si tratta in questo caso di un parametro condizionato dalla preponderanza del comparto agricolo rispetto agli altri comparti economici.

Le problematiche che condizionano il settore primario del Sud-est asiatico sono legate sostanzialmente al basso livello degli investimenti (e quindi della produttività), che sono soprattutto di natura pubblica; all’esodo dei lavoratori agricoli verso altri settori e le grandi aree urbane; all’aggravarsi della crisi climatica e ad agli eventi estremi ad essa associati. Una ricerca su quest’ultimo aspetto ha messo al primo posto le Filippine tra i paesi a maggiore rischio di eventi climatici calamitosi. L’agricoltura, dunque, è uno dei comparti più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici: inondazioni, tifoni, innalzamento del livello del mare, siccità e ondate di calore. Su questa criticità hanno puntato l’attenzione anche i ricercatori delle Nazioni Unite che per l’area stimano un calo della produttività di riso del 10% per ogni grado di aumento della temperatura massima giornaliera. Si calcola anche che per effetto dei cambiamenti climatici nella regione – se non si interviene prontamente – siano a rischio il 10% dei terreni coltivabili in Indonesia, Malesia, Filippine e Vietnam già dal 2028.

Pertanto, le strutture dell’ASEAN Economic Community hanno dato una forte priorità a queste tematiche come dimostra l’elaborazione di due documenti: il New Vision for Food, Agriculture and Forestry Towards 2045, e il New FAF Sectoral Plan (2026-2030) che indicano alcune linee guida e le policy da adottare per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. In sintesi, le guidelines ritenute prioritarie riguardano il potenziamento della biotecnologia e dell’agronomia non soltanto per innovare gli input all'agricoltura e all'allevamento (sementi, genetica animale, controllo dei parassiti), ma anche per aumentare la tolleranza al calore, alla siccità, alla salinità, ai parassiti e alle malattie. In questa cornice, la produzione deve essere migliorata con una forte integrazione tecnologica, come macchinari agricoli, attrezzature per la coltivazione, automazione, robotica. Fondamentali al riguardo le tecnologie digitali, che permettono di collegare la gestione agricola all'analisi dei dati, di migliorare il controllo a distanza e di fornire il supporto decisionale. Insieme, questi interventi possono incrementare la produttività, ridurre il fabbisogno di manodopera, minimizzare i rischi, e devono riguardare l’intera catena di approvvigionamento, dai magazzini di stoccaggio alle soluzioni per prolungare la durata di conservazione, per ridurre gli sprechi e garantire la tracciabilità dei prodotti.

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