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Club of Bologna, focus su ricambi e componenti

In occasione del 30° Meeting del Club di Bologna, che si è svolto nella cornice di EIMA International, il vicedirettore generale di FederUnacoma, Fabio Ricci, ha illustrato le caratteristiche del settore dei ricambi che in Italia – quarto mercato europeo – che può vantare un giro d’affari di 670 milioni di euro

di Giovanni M. Losavio
novembre 2021 | Back

Con un valore di 670 milioni di euro, il mercato italiano dei ricambi è il quarto più importante a livello continentale dopo quello francese – primo con 1,15 miliardi – quello tedesco, al secondo posto con 1,10 miliardi, e quello britannico, terzo con 840 milioni di euro. A scattare la fotografia di uno dei segmenti più dinamici della meccanica agricola è stato il vicedirettore di FederUnacoma, Fabio Ricci, in occasione del 30° meeting del Club di Bologna (l’organizzazione internazionale che riunisce i massimi esperti di meccanizzazione agricola) tenutosi in due giorni (venerdì 22 e sabato 23 ottobre) nella cornice di EIMA International. Dimensioni e linee di tendenza del comparto – ha evidenziato Ricci – sono determinate da molteplici fattori, il più importante dei quali è quello relativo alle dinamiche congiunturali delle macchine operatrici che, rispetto ai mezzi semoventi, generano la quota più rilevante della domanda. Ma ci sono anche altri driver che influenzano l’andamento della richiesta di ricambi – ha spiegato Ricci – quali il numero di ettari di terreno coltivati e il numero di trattori e macchine agricole vendute sul mercato negli ultimi trentacinque anni: quanto più numerosi sono gli uni e gli altri tanta più elevata sarà la propensione degli operatori ad acquistare parti di ricambio. Persino il tipo di colture prevalente in un dato sistema agricolo può avere effetti significativi per tale propensione. Rispetto alle coltivazioni specializzate – ha infatti sottolineato il vicedirettore di FederUnacoma – i seminativi contribuiscono maggiormente ad alimentare la richiesta del comparto. Interessanti sono anche i dati relativi alla segmentazione della domanda di ricambi, tra originali e non. In questa prospettiva, il continente europeo appare diviso a metà tra nord e sud. Infatti, mentre gli operatori del nord Europa tendono a privilegiare parti e componenti originali – in termini di quote sul totale si va dal 60% di Germania e Francia al 55% di Regno Unito e Benelux – nei Paesi dell’area mediterranea, Italia e Spagna tendono ad equivalersi. Anche in questo caso, la struttura della domanda è influenzata da diversi fattori quali, tra gli altri, il reddito medio degli agricoltori, la potenza e l’età media del parco macchine. «Quanto più sono elevati reddito e potenza media, tanto maggiore sarà la propensione ad acquistare ricambi “di marca”. L’obsolescenza dei mezzi agricoli tende invece a spostare la domanda sul mercato delle parti non originali. In particolare – ha aggiunto Ricci – abbiamo osservato che nei primi due o tre anni vita della macchina gli agricoltori preferiscono utilizzare componenti brandizzati per poi passare, a partire dal 4° o 5° anno, a quelli “non ufficiali”. Nel caso della Spagna e dell’Italia l’elevata domanda di ricambi non originali sembra dunque prefigurare uno scenario agricolo nel quale prevalgono redditi relativamente più bassi rispetto a quelli del Nord Europa, mezzi meccanici più obsoleti e una potenza complessiva inferiore al parco macchine nordeuropeo. Sull’andamento dei due segmenti di mercato, è stato ricordato durante l’incontro del Club of Bologna, pesano infine fattori legati non soltanto alla struttura e alle caratteristiche dei diversi sistemi agricoli, ma anche all’assetto produttivo dei diversi territori. Una presenza capillare di distributori facenti capo agli OEM e un elevato numero di costruttori di componenti (non originali) possono infatti determinare una maggiore o minore propensione degli operatori verso il mercato dei ricambi brandizzati.

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