
Microgreen, una filiera in espansione
L’allevamento di giovani plantule di diverse famiglie botaniche, raccolte generalmente tra i 7 e i 21 giorni dopo la semina, sta diventando un modello produttivo sempre più diffuso e promettente, che richiede sistemi e tecniche colturali su misura
In ambito orticolo, i microgreen rappresentano una delle tecnologie produttive affermatesi più di recente: si tratta di allevare giovani plantule di diverse famiglie botaniche, tra cui le Brassicaceae (ravanello, rucola e cavolo rosso), le Fabaceae (pisello e trifoglio), ecc., raccolte generalmente tra i 7 e i 21 giorni dopo la semina, ovvero quando i cotiledoni sono completamente sviluppati e le prime foglie vere sono in sviluppo. A questo stadio di crescita, il prodotto evidenzia caratteristiche organolettiche particolarmente apprezzate dal mercato e livelli elevati di vitamine, minerali e composti bioattivi.
La crescente attenzione dei consumatori verso alimenti freschi, funzionali e prodotti secondo criteri di sostenibilità ha favorito una rapida espansione del settore, con lo sviluppo di aziende specializzate che operano prevalentemente in serra o comunque in ambiente confinato. In questo contesto, la componente tecnologica assume un ruolo centrale. La ridotta durata del ciclo colturale, l'elevata intensità produttiva e la necessità di garantire standard qualitativi costanti rendono infatti indispensabile l'impiego di impianti automatizzati e di soluzioni meccaniche capaci di ottimizzare ogni fase del processo, dalla preparazione del substrato fino al confezionamento finale.
La preparazione dei substrati e le linee di semina. La coltivazione dei microgreen richiede substrati di crescita a spiccata uniformità fisica e ad elevata capacità di ritenzione dell'acqua, senza però compromettere una corretta ossigenazione dell'apparato radicale. Per questo motivo vengono adottati miscugli comprendenti torba, cellulosa, fibra di cocco, canapa, juta e, più in generale, tappetini biodegradabili comunque derivati da matrici vegetali. La crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale sta inoltre favorendo la progressiva sostituzione della torba con substrati ottenuti da sottoprodotti agricoli e materiali rinnovabili. Nelle aziende più strutturate la preparazione del substrato è affidata a impianti automatizzati che comprendono tramogge di accumulo, sistemi di dosaggio, miscelatori e unità di umidificazione. L'obiettivo è ottenere un materiale omogeneo per dimensione, con caratteristiche costanti e un’umidità adeguata alla germinazione. Il substrato viene poi trasferito alle linee di riempimento dei vassoi, dove dosatori volumetrici e dispositivi di livellamento garantiscono spessori uniformi e condizioni identiche per tutte le colture, in funzione delle necessità specifiche.
In considerazione delle elevate densità adottate (anche oltre 10.000 semi/m²), la semina richiede una grande precisione: tale operazione viene eseguita con seminatrici pneumatiche o meccaniche che evitano accumuli localizzati, che potrebbero compromettere la qualità della produzione. In numerosi impianti, le fasi di riempimento dei vassoi, la deposizione dei semi e la loro copertura sono integrate in un'unica linea automatica con capacità produttiva di diverse centinaia di vassoi/ora, riducendo drasticamente il fabbisogno di manodopera e migliorando al contempo la standardizzazione del processo.
Ambiente controllato, illuminazione e gestione delle colture. Dopo la semina i vassoi vengono trasferiti nelle aree di germinazione e successivamente in quelle di crescita, rappresentate da scaffalature metalliche multilivello, in modo da sfruttare adeguatamente lo spazio in altezza, aumentando significativamente la produttività per unità di superficie.
L'illuminazione è affidata a impianti con elementi LED ad alta efficienza energetica, progettati specificamente per fornire combinazioni spettrali ottimali per le esigenze delle diverse specie. Rispetto alle tradizionali sorgenti luminose, i LED permettono di ridurre i consumi, contenere la produzione di calore e modulare con estrema precisione intensità e durata dell'illuminazione. La possibilità di intervenire sullo spettro luminoso consente inoltre di ottimizzare la crescita delle piante e la sintesi di numerosi composti di interesse nutrizionale.
La corretta gestione dell'irrigazione e dei nutrienti è essenziale per evitare marcescenze e perdite di prodotto; si adottano impianti di irrigazione e fertirrigazione automatizzati, cui sovrintendono centraline di controllo che si avvalgono di una rete di sensori di temperatura, umidità relativa, concentrazione di anidride carbonica, pH e conducibilità elettrica.
Tale digitalizzazione consente un elevato livello di automazione, dove ogni parametro può essere costantemente monitorato e, se del caso, corretto in tempo reale.
Movimentazione automatizzata e logistica interna. La tipica numerosità dei vassoi presenti negli impianti rende particolarmente importante la logistica interna: la movimentazione del materiale rappresenta infatti una delle principali voci tra i costi operativi, e può incidere significativamente sull'efficienza complessiva della produzione. Per questo motivo vengono sempre più frequentemente implementati sistemi automatici di trasporto dotati di nastri trasportatori, elevatori verticali, carrelli motorizzati e veicoli a guida autonoma. L'automazione della movimentazione non produce vantaggi soltanto in termini di produttività: la riduzione delle manipolazioni manuali contribuisce infatti a limitare il rischio di contaminazioni microbiologiche e di danneggiamenti del prodotto, aspetti particolarmente importanti in una filiera caratterizzata da standard igienico-sanitari molto alti e da una shelf-life relativamente breve. L'integrazione tra sistemi di trasporto, software gestionali e sensoristica permette inoltre di monitorare in tempo reale la posizione dei vassoi e lo stato delle colture, migliorando la tracciabilità e l'organizzazione delle attività produttive.
Raccolta meccanizzata e confezionamento. La raccolta rappresenta una delle fasi più delicate dell'intero ciclo produttivo. I microgreen devono infatti essere sfalciati con grande precisione, al fine soprattutto di ridurre al minimo la contaminazione del materiale vegetale con residui di substrato. L’operazione può avvenire manualmente, tramite lame che recidono il prodotto alla base, oppure mediante un processo automatizzato, che si avvale di barre falcianti a moto lineare alternato, caratterizzate da elevate capacità orarie. I vassoi vengono quindi collocati su nastri trasportatori che li fanno avanzare verso la lama oscillante che taglia il prodotto ad un’altezza costante.
La fase di taglio può essere integrata da sistemi che convogliano il prodotto verso le linee di pesatura, confezionamento ed etichettatura, riducendo in tal modo i tempi di esposizione all'ambiente, a tutto vantaggio della freschezza. L’automazione prevede un preciso dosaggio del prodotto, in funzione dei vari formati commerciali, da avviare verso la GDO e la ristorazione. In numerosi casi il confezionamento avviene in atmosfera modificata, una tecnologia che contribuisce a rallentare i processi di degrado fisiologico, prolungando la conservabilità del prodotto. Sistemi di visione artificiale e dispositivi di controllo-qualità permettono inoltre di verificare l'uniformità del raccolto e di individuare eventuali difetti prima dell'immissione sul mercato.
Una filiera sempre più automatizzata. L’automazione non può prescindere dallo sviluppo di soluzioni robotiche, dai sistemi di visione artificiale e dall’applicazione dell'intelligenza artificiale. In tale scenario, le macchine e gli impianti non rappresenteranno più solamente strumenti di supporto all’attività agricola, ma diventeranno il principale fattore innovativo, combinando sostenibilità, elevata produttività e qualità del prodotto finale.
Perché i microgreen stanno conquistando il mercato
Una combinazione di fattori agronomici, nutrizionali ed economici è la chiave del successo. Il ciclo colturale molto breve consente di ottenere numerose produzioni nell'arco dell'anno, con conseguenti elevati livelli di produttività, anche per spazi ridotti. D’altra parte, il contenuto significativo di vitamine, pigmenti antiossidanti e composti bioattivi ha contribuito ad accrescere l'interesse dei consumatori e del settore della ristorazione.
La crescita del comparto è strettamente collegata allo sviluppo dell'agricoltura in ambiente confinato. Indoor farming e vertical farming permettono infatti di programmare produzioni continue tutto l'anno, ottimizzando l'impiego di acqua e altri input produttivi. La concreta possibilità di coltivare in prossimità dei centri urbani riduce inoltre le distanze di trasporto e favorisce la disponibilità di prodotto fresco. In questo contesto, automazione e meccanizzazione rappresentano elementi chiave per garantire efficienza, uniformità qualitativa e sostenibilità delle produzioni.









